Privacy Policy Morto Emanuele Macaluso, politico e uomo d'altri tempi - ReportSicilia.com

Morto Emanuele Macaluso, politico e uomo d’altri tempi

Cordoglio nel mondo politico siciliano. È’ morto stanotte, a 96 anni, Emanuele Macaluso, uomo e politico sempre fuori dalle righe. Fino all’ultimo momento, ha osservato con sguardo curioso il mondo e quello che accadeva.  Dal suo letto d’ospedale, dove era ricoverato, chiedeva della crisi di governo e dispensava soluzioni e critiche. Fino all’ultimo, la politica é stata la sua afflizione e la sua ragione di vita. Quest’ultimo Natale aveva preoccupato amici e parenti. Aveva avuto un problema al cuore, che sembrava risolto, ma la sera prima di lasciare la clinica era rovinosamente caduto. Quasi centenario e  nonostante la sua verve, lo indispettiva che tutto stesse per finire. Aveva amato moltissimo la vita, che aveva affrontato con lo stesso gusto con cui si addenta una mela, e la sorte era stata con lui foriera d’impegni e d’incarichi prestigiosi che aveva svolto con consapevole autorevolezza e con reale protagonismo, sempre fuori dal coro. Personaggio talvolta scomodo all’interno del suo partito, quello comunista, era stato il grillo parlante, il megafono della moralità e della concretezza, senza eccessi e sbavature. Viveva oramai a Roma, pur fiero della sua sicilianità, mai assopita. Ogni mattina si svegliava alle sei, leggeva il pacco di quotidiani comprati all’edicola della piazza di Testaccio e, dopo la passeggiata sul Lungotevere, dettava all’ex giornalista dell’Unità Sergio Sergi il commento scritto a mano sul tavolo della cucina, che l’amico giornalista postava materialmente sulla sua pagina Facebook Em.Ma in corsivo. Una rubrica di successo. A Macaluso, però, non importavano i riscontri né adoperava supporti informatici. Non aveva nemmeno un computer. Se non scriveva i suoi pensieri si sentiva morire. Amava ricevere i suoi amici nel salotto del piccolo appartamento ingombro di libri. Ricordava spesso ciò che gli aveva detto una volta Togliatti, che un uomo politico che non scrive è un politico dimezzato.  Il suo primo pezzo fu pubblicato nel 1942 sull’Unità, allora clandestina. Era una denuncia sulle condizioni di lavoro degli zolfatari nisseni. Macaluso aveva 18 anni. Fin da giovanissimo, aveva ricoperto grandi responsabilità pubbliche. Capo della Cgil siciliana a 23 anni, poi a 28 anni leader  dei deputati regionali del Pci, con cui ideò la controversa operazione Milazzo; parlamentare per sette legislature; direttore dell’Unità e amico personale di Napolitano, Berlinguer, Guttuso, Sciascia, Di Vittorio. A sedici anni scampò per miracolo alla tubercolosi. Negli anni Quaranta, finì in carcere per adulterio. Nel 1960, fu latitante per otto mesi in un casolare del Modenese, dopo una denuncia della Dc, che pensava così di metterlo fuorigioco, in quanto, per la legge di allora, i figli avuti da Lina, donna già sposata, non potevano essere i suoi. Grandi amori, ma anche dolori terribili. Una sua compagna, nel 1966, si uccise buttandosi da una finestra dopo che lui l’aveva lasciata. Fu Alessandro Natta a dargli la notizia mentre era a Firenze a preparare un congresso. Mesi d’inferno. Era espressione di una generazione fatta “col filo e col ferro”, forgiata nelle lotte sociali sul campo. Nisseno doc, non c’è paese in cui non abbia fatto un comizio. In prima fila nell’impegno antimafia, ma sempre da posizioni garantiste. Il primato della politica come stella polare, ma venato da posizioni eretiche. Macaluso è stato, allo stesso tempo, disciplinato e libertario, fuori e dentro la grande chiesa comunista. Era sferzante, aspro, difficile da maneggiare, ricordava più le vicende pubbliche che quelle private. E’ stato un rompiscatole intelligente e libero, perché gli si potevano fare tutte le domande. Pur sentendosi estraneo a questo tempo, ha continuato a indagarne le contraddizioni. La crisi della sinistra, a cui aveva dedicato la vita, lo crucciava. I suoi corsivi mattutini, anche nella stagione sbrigativa del tweet, sono stati lampi di intelligenza. Non ha mai smesso di viaggiare, finché ha potuto. Lo chiamavi ed era da qualche parte in Italia: presentazioni di libri, commemorazioni, convegni. Poi il Covid lo aveva immalinconito, reso prigioniero. Non se ne faceva una ragione. Soffriva per i vecchi compagni che se ne andavano,  chi gli é stato vicino negli ultimi tempi, riferisce che si sia sentito anche molto solo. Se si voleva chiacchierare con lui sul suo divano rosso, bisognava mettere in conto continue interruzioni per le telefonate che riceveva. Poi riprendeva il filo delle sue analisi, esattamente dal punto laddove lo aveva lasciato, e ogni suo ragionare aveva sempre il taglio del racconto. Un grande uomo di cui si sentirà la mancanza in questo terzo millennio.

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