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Amor vincit Omnia

L’editoriale del giovedì

di Rosi Giangreco

Settimana all’insegna dell’amore. Salvini va processo per amore di patria (voleva difendere i confini dell’Italia – chissà se i migranti a bordo del barcone avessero in mente di lanciare bombe a mano e tric-trac); Bonafede incalza sulla prescrizione per amore di giustizia; per amore degli ascolti, Fiorello fa da spalla (e che spalla!) ad Amadeus; per amore di eccentricità, Morgan ne canta di tutti i colori al povero Bugo; per amore della già traballante economia nazionale, comincia la corsa al regalo dell’innamorato/a e si scopre che, sempre per amore, quest’anno i bigliettini dentro l’incarto dell’intramontabile bacio Perugina conterranno le celebri frasi nientepopodimeno che di Stash e Littizzetto.

Cupido si nasconde tutto l’anno e solo il quattordici Febbraio scocca frecce all’impazzata, ricordando al mondo intero che esiste un giorno per celebrare l’Amore.

L’Amor che move il sole l’altre stelle, chiosava Dante nel XXXIII canto del Paradiso, quell’amore di cui oggi il nostro pianeta sembra essere digiuno, senza armonia, fratellanza, solidarietà verso l’altro, solo egoismo, narcisismo, sfrenato individualismo è ciò che governa quest’atomo opaco del male. Dal surriscaldamento globale a quello dei cervelli, sembra che non ci sia più spazio per il sano sentimento, quello che una volta induceva alla ‘fuitina’, che faceva sognare castelli in un dammuso, capace di affidarsi a un futuro che in quanto tale sarebbe stato certamente migliore. Cosa resta oggi del sogno dei nostri nonni e dei nostri genitori? Le macerie della famiglia, coppie scoppiate che coabitano ma si sono perse nei meandri della quotidianità, che si sono date troppo per scontate, e si sono inaridite come le piantine lasciate sui balconi senz’acqua nella calura estiva. E i loro figli? Nati  prevalentemente nell’anaffettività, somatizzano sguardi, frasi strozzate, silenzi, allevati a pane e indifferenza, cercano fuori la certezza di un amore, si perdono tra braccia sbagliate, si danno troppo presto nella convinzione di conquistare ed essere conquistati e talvolta portano a casa i segni indelebili di una delusione, e non solo,  che li convince che al mondo non ci sia posto per loro né per i loro sentimenti. Ma allora il proverbiale Amor vincit omnia di Virgilio non vale più? L’ineluttabile potenza dell’amore che supera tutto e non si arrende agli ostacoli è l’unica forza ancora in grado di cambiare  le cose. L’amore per la vita porta al rispetto dell’ambiente, delle regole, l’amore per il prossimo abbatte le barriere delle discriminazioni, alimenta la tolleranza, l’amore tra uomo e donna semina stima e rispetto, nutre l’affetto e rifugge la violenza, l’amore per i figli li fortifica e da fragili fuscelli al vento che si affacciano al calore della vita per la prima volta, diventano alberi con radici profonde e rami frondosi che imparano ad apprezzarla, a custodirla, ad amarla perché vita è amore e, come canta Gabbani ‘viceversa’. San Valentino, al di là di ogni ragionevole consumismo, è l’occasione per ricordarsi che un abbraccio, un bacio, un sorriso, un ti amo, ti voglio bene, come sei bello/a, sono gesti e parole che riempiono il cuore di chi li riceve e hanno un valore inestimabile perché vengono dal profondo di chi le pronuncia e non vanno banalizzate da quanti le usano come esca per fare abboccare vittime innocenti. L’amore è purezza, gentilezza, bellezza, generosità, passione. Cedere all’amore non è debolezza, è fiducia nell’altro, è il tentativo di dare un senso a un’esistenza spesso dal peso insostenibile, è equilibrio sull’anarchia, è tutto contro il niente. Non sporcarlo è un dovere.

R.G.

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