Fase2, promessa pioggia di soldi ma finora solo grandine di disperazione
Quanti decreti, tanti decreti, troppi decreti e quanti soldi promessi alle diverse categorie di lavoratori dal nostro governo. I decreti di Marzo, quelli di Aprile, però ancora oggi nessuno ha percepito né i 600 euro promessi a sostegno dello stop forzato, per il diffondersi della pandemia, né la cassa integrazione in deroga prevista per i dipendenti. Il timido tentativo di un fase 2 ‘meno un quarto’ sembra allontanare sempre più il giorno in cui i piccoli imprenditori di potranno rialzare le saracinesche delle loro attività. Eppure si parla di ripartenza e di convivenza con un virus che continua a mietere diverse centinaia di vittime al giorno nelle regioni del Nord Italia e che è ben lungi dall’essere sconfitto. La verità, in realtà, è semplice non ci sono soldi e dunque bisogna rimettere in moto la macchina della produzione. Bastava dire questo lunedì sera alle 20.20, ai milioni di italiano incollati alla tv, in attesa della nuova novella, piuttosto che esporre un programmino dai mille interrogativi. In Sicilia, dove per fortuna il contagio è stato molto contenuto, essendo gravemente compromessa la stagione estiva, molti ristoratori non apriranno bottega questa estate perché adeguarsi ai parametri dettati dalla normativa per garantire il distanziamento sociale significa rimetterci di tasca e chi ha pochi tavoli è destinato a chiudere, semmai decidesse di aprire. Stessa cosa per gli stabilimenti balneari: quanto dovrà essere venduto un posto al sole se bisogna più che dimezzare le postazioni? Per non parlare poi dei commercianti di negozi al dettaglio e soprattutto di estetisti e parrucchieri. Aprire il primo giugno e adeguare i locali per le nuove necessità vuol dire attingere a fondi propri, ammesso che il fondo non sia stato rischiato in questi due mesi, e condannare il personale assunto a un licenziamento quasi certo. Dove sono gli aiuti e i soldi promessi a pioggia? I 25.000 euro del prestito super agevolato di cui si parla, se facciamo bene i conti, servono solo a garantire che lo stato incassi le tasse previste per l’anno in corso. dov’è il vantaggio? Quanto dovrebbe costare una piega ai capelli o una ceretta? I titolari di questi esercizi pagano le tasse garantendo un notevole volume d’affari che consente assunzioni di personale specializzato nel settore; loro hanno rispettato il lockdown a differenza dei lavoratori in nero che hanno continuato a operare a domicilio, rischiando la propria vita e quella dei clienti scellerati che li hanno chiamati. Alla luce dei fatti, forse hanno fatto bene questi abusivi? Il virus mortale per noi siciliani sarà la crisi economica che getterà nella disperazione intere famiglie che hanno impegnato e impiegato la propria vita per avviare un’attività, considerate le lungaggini burocratiche che si perdono tra interminabili richieste di autorizzazioni. Le banche non attenderanno affatto per incassare i ratei insoluti, neanche l’agenzia delle entrate farà sconti. C’è bisogno di soldi veri e non di promesse o cifre simboliche, non sarà il reddito di emergenza a risolvere i problemi. E’ necessario aiutare queste piccole imprese a ripartire subito e senza filosofia perché ciò che desiderano tutti gli italiani adesso è di tonare a lavorare, con tutte le accortezze del caso ma lavoro è tutto ciò che chiedono.

