Opinionisti

Per chi ha la memoria corta

Sono nato nel 1962. Diciassette anni prima era finita la guerra. A casa mia non si parlava di questo né del regime perché un mio zio paterno era morto deportato a Mauthausen, qualche mese prima che il conflitto terminasse. Me ne parlava, invece, mia nonna materna, elogiando Mussolini per quello che aveva fatto in Italia e per l’Italia all’estero. Si stava bene, mi diceva, c’era ordine e rispetto. Certo che quel decreto sulle leggi razziali poteva evitarselo il romagnolo, avrebbe cambiato il giudizio degli storici su di lui e su quel lungo periodo, chiosava. Sulla repubblica che è stata non mi soffermo. Trascorsa l’epoca del pentapartito, mi sembra che sia andato tutto a rotoli, con il potere giudiziario che ha destituito coattamente quello legislativo e quello esecutivo, indicando cosa e chi deve fare e cosa e chi no. Berlusconismo, prodismo, renzismo, grillismo, leghismo. Chiacchiere senza distintivo. Altra cosa il nazismo. Prepotenza, sopraffazione, dispotismo. Certo che non sono cambiati, ieri come oggi. Se penso che hanno perso ogni guerra e nonostante tutto sono sempre una potenza che stabilisce cosa debbano fare gli altri stati e come debbano spendere i loro soldi, resto allibito. La seconda grande guerra ha lasciato ad alcuni l’onere di non far dimenticare al mondo la loro nefasta esperienza. Non i disastri che può causare una guerra, gli effetti devastanti di un conflitto bellico, la soppressione dei sentimenti e della pietas. Niente di tutto questo. Ogni anno le istituzioni sono obbligate a ricordare l’eccidio degli ebrei, non più per scelta ma per legge. Precisamente con la legge n. 211 del 20 luglio 2000, il parlamento ha istituito il giorno della memoria, in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti. All’articolo 1, la Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, Giorno della Memoria, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. All’articolo 2, invece, in occasione del Giorno della Memoria, di cui all’articolo 1, sono organizzate cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere. Dal 2005 è anche una ricorrenza internazionale, celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata per commemorare le vittime dell’Olocausto. È stato così designato dalla risoluzione 60/7 dell’assemblea generale delle Nazioni Unite del 1 novembre 2005, durante la 42 riunione plenaria. La risoluzione fu preceduta da una sessione speciale tenuta il 24 gennaio 2005, durante la quale l’assemblea generale delle Nazioni Unite celebrò il sessantesimo anniversario della liberazione dei campi di concentramento nazisti e la fine dell’Olocausto. Si è stabilito di celebrare il Giorno della Memoria ogni 27 gennaio perché in quel giorno del 1945 le truppe dell’armata rossa impegnate nell’offensiva Vistola-Orden in direzione della Germania, liberarono il campo di concentramento di Auschwitz. Massimo rispetto per l’accanimento contro gli ebrei e per quello che hanno subito. La violenza di ogni genere è deprecabile e fermamente da condannare, anche quella verbale. Certamente la vita umana è sacra, va rispettata e salvaguardata e nessuno ha titolo per annientare quella altrui, ma sono passati 75 anni e sarebbe stato più conforme con i tempi che viviamo celebrare le vittime e i caduti di tutte le guerre, non soltanto gli ebrei, perché, per quanto si sforzino ogni anno di ricordarcelo, bisogna anche dire, per amore di verità, che il genocidio degli ebrei, grave ed incomparabile per quanto sia stato, anche se è l’unico ad essere commemorato, non è stato il solo della storia ed il popolo giudaico non è stato quello più perseguitato, come certi fonti d’informazione persistono a dichiarare. Oltre l’olocausto nel 1941/45, e poi l’eccidio delle foibe ad opera dei comunisti di Tito, forse non tutti sanno o tanti non ricordano, che prima ci fu il massacro dei sudanesi tra il 1882 e il 1903, dei congolesi nel 1900, degli herero e dei nama nel 1904/06, degli avoriani tra il 1900 e il 1911, degli armeni nel 1915 e degli ucraini nel 1932/33. Successivamente al secondo conflitto mondiale, quello degli algerini ad opera dei francesi, tra il 1951/54, quello dei cambogiani nel 1975/79, dei ruandesi nel 1994 e dei bosniaci nel 1992/95. Dove era l’ONU? Nessuno ricorda, invece, il genocidio del popolo rosso nelle Americhe, sterminato totalmente. I nativi americani contavano all’origine circa ottanta milioni e vennero ridotti del novanta per cento. Intere nazioni furono soppresse fino all’ultimo e la loro cultura cancellata integralmente in quattrocento anni, dal 1500 ai primi del 1900, fino a quando gli indiani, ridotti a poche centinaia, vennero confinati in riserve lontane dai loro territori d’origine. Altro che persecuzione! Sicuramente, Hitler e i suoi nazisti, dietro la giustificazione della razza ariana da preservare da contaminazioni, perseguitarono e sterminarono questo popolo che ricopriva nella società ruoli di primo piano. Ma la motivazione più profonda, la molla scatenante, come hanno scritto illustri studiosi, stava nello sgomento e nel timore che potesse realizzarsi il disegno di dominio universale ebraico attraverso la massoneria espansa nel mondo, concorrenziale e in antitesi con quello del despota tedesco e della sua gang. Infatti, anche i massoni furono perseguitati, anche se nessuno lo ricorda. E per riconoscersi e potersi aiutare, non potendosi più riunire, portavano sulla giacca un piccolo nontiscordardime. Mi rendo conto di dire e affermare concetti scomodi, per qualcuno forse sgradevoli, ma è una verità, quello che molti pensano e di cui qualcuno ha scritto. Che quel dittatore e molti dei suoi accoliti fossero pervasi da lucida pazzia e che perseguissero disegni criminosi è indiscutibile e insindacabile, ma ci sono documenti per convincersi delle reali motivazioni. D’altro canto, i Protocolli dei Savi di Sion non erano destinati ad un gruppo ristretto di iniziati, i cui documenti erano estremamente riservati e non divulgabili? Nonostante si sostenga artatamente la falsità documentale, molti ritengono, invece, assolutamente autentici e veritieri questi documenti conservati e ritrovati anche dai nazisti. La prima edizione quasi clandestina di questi Protocolli fu conosciuta in lingua russa nei primi anni del 1900 grazie al prof. Sergio Nylus. Quest’opera è tutt’ora conservata con molte appendici nella biblioteca del British Museum a Londra, registrata il 10 Agosto 1906 al n.ro 3926/D/17. Per verificare se tali documenti fossero veritieri, fu avviata anche un’inchiesta dagli stessi giudei e verificata l’autenticità, poi ritrattata. Di fatto, stando a quello che si legge in alcuni documenti e così come riferito da emeriti ricercatori della materia, “Gli ebrei desiderano un mondo popolato da non ebrei ma dominato da ebrei”. Così il prof. Piero Mantero, eminente studioso di ebraismo, giudaismo e massoneria, in La Faccia Nascosta della Storia, “Noi siamo stati i padri di tutte le rivoluzioni, anche di quelle che si rivoltarono contro di noi”; “Furono gli stessi ebrei dell’alta società a guidare lo sterminio del popolo ebreo durante la seconda guerra mondiale”; “La stampa del mondo intero nelle nostre mani…Dobbiamo dominare o influenzare il giornalismo mondiale per allucinare i popoli ed ingannarli”; “Non ci si deve accorgere che dietro la tenda della democrazia si nasconde Israele”; “Colui che domina assolutamente l’oro sarà colui che domina assolutamente il mondo. E chi potrà essere questo dominatore se non l’ebreo?”; “Le crisi economiche sono state combinate da noi…Gli stati erano costretti a chiedere prestiti con pesante pagamento di interessi, legandosi mani e piedi al capitale…Con il disordine finanziario causato da certe procedure ammesse dall’incoscienza degli stati…,le loro riserve si sono esaurite e i prestiti che sono seguiti hanno mangiato il resto, portando tutti gli stati sull’orlo del fallimento, costringendoli ad andare con la mano tesa dai nostri banchieri…poi la corruzione dei ministeri o l’insipienza finanziaria dei funzionari hanno caricato i loro Paesi di debiti che non riusciranno mai a rimborsare alle nostre casse. Cosa c’era di più semplice che prelevare tale denaro dal popolo senza dover pagare interessi a noi? Questi fatti provano la superiorità universale della nostra razza. I prestiti all’estero hanno riempito le nostre casseforti di denaro…Quando lo stato non può più ricorrere a prestiti, bisogna coprire di nuove tasse non il debito, ma solamente gli interessi del debito”. L’esame di questi documenti, alcuni dei quali attuali con i tempi che viviamo, considerata la grave crisi economica che stiamo attraversando, potrebbe non convincere del tutto chi, probabilmente, non ha la mente libera e scevra da pregiudizi. Forse che l’ONU, da sempre, non è stata ed è monopolio degli ebrei e che gli stessi, negli Stati Uniti d’America, appena il 3% della popolazione, dominano l’economia, la politica interna, la finanza, la stampa e orientano anche la politica estera, soprattutto contro il mondo arabo, favorendo Israele nelle scelte e nelle strategie di conquista di nuovi territori? Infine, tanto per non dilungarmi oltre, forse che il misterioso Priorato di Sion non è una società segreta che avrebbe grandi scopi di dominio mondiale? Forse che non è vero che poche migliaia di ebrei, appena dopo la fine della seconda guerra mondiale, il 14 Maggio 1948, protetti dall’America e con il beneplacito dell’Inghilterra e dell’ONU, occuparono, manu militare, la Palestina, strappando una grande quantità di terra agli arabi, asserendo subdolamente che i governi dei Paesi europei non gradivano comunità giudaiche nei loro stati e che, pertanto, avevano la necessità di crearne uno loro, rivendicando quel territorio con la motivazione che in un antico libro sacro di qualche millennio prima (la Bibbia) era scritto che i loro avi avevano risieduto proprio lì, in quelle terre, fondando così Israele? Per quale motivo l’ONU ha stabilito che Gerusalemme doveva essere divisa in tre? Per solidarietà con la divisione in due dei tedeschi con il muro? Con quale diritto un organo esterno può decidere del destino di due popoli, intromettendosi nelle questioni di uno stato sovrano, senza consultare, soprattutto, quello che subirà la confisca dei territori? Non è vero che questo atto arrogante, alimentato anno dopo anno con l’annessione di nuove zone e lembi di territori, con bombardamenti e aggressioni militari, ha incentivato inconsapevolmente l’organizzazione di movimenti estremisti e fondamentalisti arabi fin dal 1970 ed alimentato il fuoco del terrorismo che tutti abbiamo conosciuto? Come reagiremmo noi se un popolo straniero occupasse la terra dove viviamo e dove vivevano i nostri avi? Forse che non abbiamo chiamato partigiani quei prodi che nella seconda guerra mondiale si ribellarono all’oppressore e invasore e gli resistettero militarmente con azioni belliche per farlo desistere e terrorizzarlo? Non fecero lo stesso gli irlandesi alla prepotenza inglese qualche decennio fa? La ragione degli ebrei ad avere uno stato che possa rappresentarli, Israele, non è forse pari al diritto degli arabi e dei palestinesi a rimanere nei territori dove erano, a non vedersi strappare con la forza la terra ove vivevano in pace? Il diritto del popolo ebraico non avrebbe dovuto realizzarsi con la cooperazione e la volontà del popolo palestinese? L’elite finanziaria mondiale non è forse guidata, ieri come oggi, ancora dalle famiglie ebree Rotschild, Rockfeller e Morgan, oltre la Trilateral Commission, l’Istituto Tavistock, gli Illuminati e il gruppo Bilderberg,? C’è una dotta e aggiornata letteratura di libri-inchiesta in materia, con apprezzati e accreditati autori come Daniel Estulin, David Icke, Marco Pizzuti, Marcello Pamio, Marco Della Luna. Forse che non erano di ebrei le banche americane e inglesi che finanziarono il progetto di Hitler, così come la contro azione degli anglo-americani? Non furono gli unici ad arricchirsi a fine guerra? Sempre il prof. Mantero, nel suo noto libro, fa un distinguo tra quegli ebrei che vivono l’autentica spiritualità antico-testamentaria e quelli che, invece, perseguono il fine della conquista messianica del mondo attraverso un’organizzazione imponente facente capo ad un governo mondiale occulto, un nuovo ordine mondiale, per il controllo della finanza mondiale e delle banche, dei mass media e delle strutture politiche più diversificate. “Questa cospirazione, chiaramente, non è imputabile a tutto il popolo ebraico, dato che, secondo gli archivi del sionismo segreto ebraico, l’amministrazione di questo governo mondiale occulto e il suo disegno fu sempre tenuto celato perfino alla stessa nazione giudaica”. Nei secoli, c’è stato uno scontro tra vari poteri: monarchie, islamismo, giudaismo, cattolicesimo e, nell’ambito di queste lotte, sono prevalsi proprio gli ebrei, imponendo la loro cultura un pò ovunque. Una piccola comunità rispetto alla totalità di popolazione nel mondo, ma ben ramificata e ricca, storicamente costituita da proprietari terrieri, gioiellieri, banchieri, professionisti, che influenza e impone le proprie scelte ai governi e alle amministrazioni, ieri come oggi. Una forte lobby in grado di intervenire dappertutto per tutelare la loro identità. A Roma, per esempio, solo la comunità ebraica ha potuto sostituire dalle strade del centro storico i sampietrini con quelli incisi con i nomi dei loro deportati, non altri, non i commercianti per pubblicizzare le loro attività né altre comunità. L’Ordine del B’nai B’rith, conosciuto dagli iniziati più esperti e dagli studiosi del settore, una fratellanza riservata soltanto agli ebrei e fondata, così come raccontano gli studiosi Dagoberto Hseym Bellucci e Emmanuel Ratier, quest’ultimo autore di parecchie pubblicazioni in materia, nel 1843 a New York presso il caffè Sinsheiner, nella Essentrat di Wall Street, da immigrati ebrei askhenazy provenienti dalla Germania e dall’est Europa, che parlavano soltanto lo yiddish, un miscuglio incomprensibile di tedesco, polacco, ceco e ebreo. L’organizzazione era in stretto rapporto con la loggia l’Aurora Crescente di Francoforte, sorta nel 1908 in Francia, tra i cui artefici vi era Leon Barrech, membro del gran sinedrio ebraico mondiale. Il B’nai B’rith divise il mondo in undici distretti, ognuno dei quali doveva contare almeno una gran loggia dell’ordine. Sette di questi distretti restarono negli USA, per impiantare l’establishment di potere giudaico, mentre gli altri quattro erano in Europa, a Berlino, Vienna, Bucarest e nella vecchia Costantinopoli. Già nel 1938, contava circa ottocento logge e settantacinquemila affiliati in tutto il mondo, che non manifestarono alcuna preoccupazione né segno di ostilità avverso i regimi comunisti che si installarono nell’Europa orientale. In Germania, il B’nai B’rith si organizzò in modo efficace già dal 1938, schiudendo le porte anche a numerosi tedeschi di chiara ideologia razzista e antisemita che abbandonarono l’istituzione madre per dare vita, insieme al barone von Sebottendorf, iniziato alla massoneria operativa turca, alla Società Thule, di cui fecero parte personalità conosciute e di valore dell’epoca come Karl Hausopher, Gottid Feder, Dietich Eckert, Alfred Rosemberg, Rudolf Hesse e uno sconosciuto caporale di origine austriache, che presto il mondo non avrebbe più dimenticato, Adolf Hitler. E’ singolare come, dopo due guerre mondiali, c’è ancora chi attende un’infausta terza catastrofe, forse a seguito delle rivelazioni di Fatima e dei suoi segreti. Ma forse che la guerra mondiale non è in corso e a guidarla non sono tre potentissime donne, ieri alla guida della Federal Reserve, della Banca di Russia e del Fondo Monetario, oggi alla guida anche della commissione europea, braccia armate di ben più innominati burattinai? Obiettivo non è quello di mettere in crisi l’economia dei paesi più industrializzati per creare un nuovo equilibrio mondiale? Nell’era di internet e della multimedialità, c’è ancora chi si aspetta una guerra tradizionale? Forse che la Grecia non è stato un caso di studio per il gruppo Bilderberg qualche anno fa, quando, affamando la popolazione, soffocando l’economia e svalutando i mercati, hanno dimostrato che una forte polizia allenata alla guerriglia urbana e alla repressione della protesta è sufficiente a tenere a bada la popolazione, pensando poi di allargare l’esperimento ad altre nazioni europee come la Spagna e l’Italia per avviare politiche di taglio della cassa integrazione e delle pensioni? Ai tempi nostri, i dirigenti del B’nai B’rith intrattengono rapporti ottimali con i leader più importanti del mondo e tutti i presidenti degli Stati Uniti d’America, dal dopoguerra ad oggi, hanno dovuto scendere a patti con l’Ordine, sottoponendosi alle forche caudine di quell’Istituzione. Negli USA, su quarantotto presidenti, solo quattro, compreso l’attuale, non sono stati figli della vedova. Chiaramente, tra le prime delegazioni ad essere ricevute a Roma da Iorge Bergoglio, appena eletto Papa, è stata quella del B’nai B’rith. In Italia, da mesi, si parla prevalentemente della senatrice a vita Liliana Segre, non eletta ma nominata due anni fa dall’attuale Presidente della Repubblica. La Segre, a differenza della scienziata Rita Levi Montalcini, non si è distinta per la sua attività professionale né per i suoi studi o per altro, è solo superstite dell’olocausto e per questo siede tra gli scranni che furono dei padri della patria. Già moglie di Belli Pace, candidatosi nel 1970 alla Camera dei Deputati con il Movimento Sociale Italiano del compianto Giorgio Almirante, lo stesso che scriveva sulla giustezza delle leggi razziali, ma questo nessuno lo dice, è stata insignita di due lauree honoris causa per aver tenuta viva la memoria della Shoah, tema di battaglia di certa sinistra italiana che da noi si batte per i diritti degli ebrei, che, a parte le gesta di qualche cretino asociale,  non sono più perseguitati, mentre all’estero, questi democratici di sinistra, o quello che resta dei cattocomunisti, parteggiano per i palestinesi, rinnegando e condannando Israele. Che ipocrisia. Ha destato clamore generale l’accostamento delle minacce dal web per la Segre con le bombe rudimentali ma vere inviate a Salvini. La Gruber, cui Cairo, bontà sua, ancora assicura uno sgabello dentro il piccolo schermo, all’accostamento tra i due senatori, Salvini e Segre, si è fortemente indignata e visivamente disturbata. Come si fa a paragonare Salvini con la Segre? E’ vero, come si fa? La Segre custodisce la memoria perché ex deportata, a Salvini, non potendolo deportare, vorrebbero “cancellarlo”, probabilmente qualcuno tra quelli che desiderava la senatrice a vita al posto del nostro conterraneo, allorché concluso il suo settennato. Non sarà mai abrogato il giorno della memoria, facciamocene una ragione. Il prossimo anno, per chi l’avesse perso, sarà riproposto in tv Schindler list’s. 

M. T.

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