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Istituiti 11 Ecomusei Come raggiungerli?!

di Rosi Giangreco

Due settimane fa sono stati istituiti ben 11 Ecomusei, due dei quali interessano il territorio ibleo, Buscemi e Canicattini Bagni. Gli altri nove sono dislocati dalle Madonie, con la realtà di Castellana Sicula, a Militello Val di Catania, passando per Aci Castello, Acireale, oltre a Sciacca e Campobello di Licata, nella cuspide sud-ovest dell’isola. Bella iniziativa che rende giustizia all’identità culturale di luoghi intrisi di storia e tradizioni e che, con la creazione di indotto turistico, potrebbe creare economia e restituire dignità agli operatori che credono ancora nella loro terra e hanno deciso di restare e investire. La domanda però  – come direbbe Lubrano –  nasce spontanea: come fanno i turisti a raggiungere queste località se l’unica arteria viaria che collega da ovest a est la Trinacria è un cantiere a cielo aperto, da almeno un decennio? E la situazione negli ultimi mesi è peggiorata. Infatti, da buoni siciliani, ci siamo abituati alla vecchia bretella che siamo costretti a prendere all’altezza dello svincolo di Scillato, così come ci siamo rassegnati alla corsia a doppio senso di circolazione da Tremonzelli a Caltanissetta e ritorno. Perciò, se un gruppo di turisti affitta un’automobile presso gli scali aeroportuali di Palermo o Catania per trascorrere qualche giorno in Sicilia, deve mettere in conto ore di viaggio e percorsi alternativi, che spesso sconosce anche il più aggiornato navigatore satellitare. Eh già, a quelle storiche, si sono aggiunte nuove deviazioni, chiaramente a tempo indeterminato, come quella dello svincolo di Villabate, a causa delle condizioni pericolanti del viadotto Himera, di Ponte Cinque Archi nei pressi di Caltanissetta, e l’ultima riguarda proprio Enna, dove è stato istituito il geopark di cui sopra, la cui uscita autostradale sarà chiusa dal prossimo marzo per ben due anni. Proseguendo la marcia in direzione Catania, ulteriori rallentamenti con tanto di cambio corsia a Dittaino e poi a Gerbini, quest’ultimo in corrispondenza con l’ecomuseo ‘Grotta del Drago’ a Scordia. Meno male che funzionano ancora le regie trazzere e l’impianto viario borbonico che oltre ad essere l’unica alternativa possibile offrono agli amanti di scorci e panorami, paesaggi incantevoli. Se le realtà ecomuseali nascono con l’intento di creare economia virtuosa e poi non sono facilmente raggiungibili, quanta possibilità hanno di sopravvivere? Non esistono valide alternative al traffico su strada, perché parlare di treni in Sicilia sembra retorico, e, laddove lo si volesse fare, basterebbe leggere Vittorini per capire che non è cambiato molto da Conversazione in Sicilia del 1941. È vero, è una grande conquista del settore turistico l’istituzione degli ecomusei. E i servizi? Quanto tempo ancora bisognerà aspettare prima che la A19 sia fruibile in toto? Quando i finanziamenti per i musei e i servizi annessi? Quando si metterà mano alla linea ferrata? Poiché l’ecomuseo si basa sul patto con la comunità, quali sono le strategie che l’amministrazione regionale intende applicare per il rilancio economico-sociale dei luoghi coinvolti? La verità amara è che la Sicilia è terra di incompiute, terra di promesse raramente mantenute, terra usurata nel ventre e nello spirito. Nonostante tutto però è ancora terra d’amore, di gente di cuore, di accoglienza e benevolenza, che merita rispetto e attenzione sempre, non solo durante le campagne elettorali e le ricorrenze delle stragi.  

R.G.

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