AUGUSTA, IL CANALONE SCOPERTO DEL “LUNGOFOGNA” ROSSINI
di Giorgio Càsole
Augusta. Nella parte nuova della città fondata da Federico II di Svevia c’è una strada, poco dopo l’arco denominato Porta Spagnola, che porta a Punta Izzo, uno dei più bei litorali della zona. La strada è intitolata al grande musicista pesarese Gioacchino Rossini, al cui nome nelle insegne toponomastiche (quando ci sono e si leggono) è premessa la dizione “Lungomare”. La strada, in effetti, è lungo il mare, ma, più appropriatamente, dovrebbe essere denominata “Lungofogna”, giacché tutte le civili abitazioni, che sulla strada si affacciano, sfociano i liquami, le cosiddette acque reflue, con tutti gli annessi e pericolosi colibatteri, direttamente a mare. Oltre sessant’anni fa, d‘estate, fa gli augustani potevano ancora bagnarsi nel mare del golfo. Oggi c’è l’interdizione fino addirittura a Punta Izzo, le cui acque furono celebrate da Giuseppe Tomasi di Lampedusa nella novella La sirena Ligheia. La Marina Militare ha tre stabilimenti a Punta Izzo, uno per gli ufficiali, uno per i sottufficiali, uno per i civili, ma tali stabilimenti non sono denominati balneari, ma elioterapici. Nell’ormai lontano 1968 doveva essere avviato il progetto di un nuovo impianto fognario per evitare gli scarichi a mare e poter assicurare la balneazione in sicurezza. In oltre mezzo secolo non si è fatto nulla. E il lungomare Rossini, purtroppo, è diventato, un lungofogna, tanto che ormai gli augustani che abitano di fronte si sono assuefatti alle puzze e tanto che molti cittadini vanno a passeggiare sui marciapiedi fatti o rifatti una decina d’anni fa quando fu ripavimentata tutta la strada con i fondi della Protezione civile, come preziosa via di fuga in caso di calamità. Due mesi fa, era il 27 novembre del 2020, uno dei canaloni più significativi del ”lungofogna”, è stato scoperchiato per sgrossarlo dai detriti accumulatisi, presenti tecnici comunali e militi della Guardia Costiera-Capitaneria di porto. Francesco Armellini, uno dei residenti nei pressi del canalone scoperto, si avvicinò per seguire i lavori e per avere notizie sulla copertura del canalone per evitare di sentire i “miasmi sprigionati dalle acque reflue di fogna”. Gli fu risposto che sarebbero passati pochi giorni, ma, invece, dopo sessanta giorni, il canalone è ancora scoperto. E i miasmi continuano ad ammorbare l’aria.Giorgio Càsole

