Il conflitto tra docenti e genitori: occasione educativa mancata
Da uno sguardo alle ultime notizie di cronaca, il rapporto tra mondo della scuola e utenza assume sempre più connotazioni di conflitto, come se ognuno stesse dall’altra parte della barricata e non avesse un obiettivo comune da raggiungere. Difatti emergono frequentemente episodi di violenza all’interno delle mura scolastiche: genitori che aggrediscono insegnanti e dirigenti scolastici, alunni che si scagliano contro i docenti colpevoli di averli “offesi” incitandoli a un maggiore impegno nello studio o al rispetto delle regole.
La scuola attuale si delinea come unico organismo istituzionale preposto alla formazione delle nuove generazioni e per questo assolve a un ruolo decisivo nella crescita di tutto il sistema, essendo elemento determinante nella formazione dei cittadini del domani e delle future professionalità che condurranno i settori produttivi del paese.
Eppure questo compito fondamentale pare stia perdendo consistenza, in una società bombardata da sollecitazioni di ogni tipo che viaggiano attraverso la comunicazione dei socialnetwork e dei mezzi audiovisivi che ormai pervadono la vita di tutti noi, in qualsiasi luogo e orario. La società si connota sempre più come un sistema reticolare con molteplici punti di interesse dove, in un ipotetico impianto geometrico, i fuochi dell’ellisse sembrano essersi moltiplicati ma allo stesso tempo confusi.
La scuola è consapevole del ruolo determinante che è chiamata a svolgere nel nuovo scenario sociale, ma spesso si vede impreparata a rispondere in modo adeguato alle nuove sollecitazioni, o per mancanza di mezzi, o per impreparazione, o semplicemente per un riconoscimento sociale debole che svuota la funzione docente di ogni potere di intervento in contesti problematici.
Ed ecco che compaiono figure di docenti che, pur avendo un bagaglio culturale solido e una preparazione eccellente nel settore specifico, sono carenti di quella flessibilità e predisposizione al dialogo e al cambiamento, che risultano fondamentali in un rapporto di intercambio che miri al coinvolgimento e alla costruzione di percorsi di conoscenza vicini al nuovo modo di essere dei giovani. Dall’altro lato vediamo famiglie sempre più distratte e assenti nel percorso di crescita dei propri figli e genitori che, in presenza di situazioni eclatanti di incomprensione con i docenti, appaiono scossi dal loro torpore educativo e decidono di sottolineare la propria presenza nel percorso formativo del figlio in tutti i modi possibili.
Assistiamo ad aggressioni verbali e fisiche nei confronti degli insegnanti per far valere quelli che sembrano dei diritti lesi. Tali episodi sono paragonabili ad atteggiamenti in cui si alza la voce per legittimare il proprio punto di vista e farsi ragione. Ma la ragione non sta dalla parte di chi si impone con più forza, che utilizza l’atto violento come unica possibilità di affermazione. Gli utenti del sistema scolastico, genitori e alunni, hanno tutti i diritti di vedere riconosciute le proprie ragioni, di essere ascoltati e di prendere parte attiva al dialogo educativo e la scuola è in dovere di promuovere la tutela di tali diritti. Gli strumenti sono ben altri, rispetto all’uso della forza condannato in ogni ambito, e sono stati previsti dal legislatore in più tornate
E allora genitori, docenti, chiediamoci: la rigidità nell’impostazione dei rapporti educativi quali benefici può portare a un adolescente che assiste alluso della forza per affermare i propri diritti? Non rischiamo che la nostra sia un’occasione mancata di prospettare ai nostri figli il valore della coerenza, dell’autodeterminazione, della giustizia e del bene comune.
Giovanna Strano
dirigente scolastico e scrittrice

