Educazione e Formazione

Scuola inclusiva: Panacea di tutti i mali della società

Nessuna struttura dello Stato offre rimedio a qualsiasi problematica, che si presenti nella società attuale, come la scuola. Simile al personaggio della mitologia greca di nome Panacea, la scuola rappresenterebbe un mezzo di guarigione universale e onnipotente, in grado di risolvere situazioni complesse alle quali lo Stato deve fare fronte. E così le istituzioni formative devono differenziare i percorsi in base alle esigenze specifiche, ponendo attenzione all’integrazione interculturale, al rispetto delle diversità di religione e di cultura, all’inclusione dei disabili di qualsiasi tipologia.

In proposito la Legge 104 del 1992 distingue le varie tipologie di disabilità e, all’interno della classificazione di gravità vi sono differenze notevoli, rappresentate spesso da patologie poco conosciute, ma che in ogni caso mettono alla prova l’organizzazione scolastica e la sua capacità di rappresentare una comunità educante per tutti.

Ogni individuo ha diritto all’educazione e all’istruzione e la scuola, quale diramazione dello Stato, deve essere garante di tale diritto. Eppure, in caso di iscrizione di alunni con handicap grave o gravissimo, le necessità incombenti legate alla specificità dell’individuo pongono all’istituzione degli interrogativi la cui risoluzione è spesso difficoltosa. Ma in questi casi, si chiede alla scuola di cosa ha bisogno per assicurare processi di inclusione efficienti ed efficaci? E soprattutto i docenti e il personale scolastico sono sempre adeguatamente preparati?

La realtà delle nostre istituzioni scolastiche non ci permette di rispondere agevolmente. Diciamo anche che, spesso, a occupare i posti di sostegno vi sono docenti che non sono in possesso di specializzazione, a causa di carenza di personale. Nei casi più fortunati la soluzione sta nelle persone giuste al posto giusto. Accanto a queste esperienze positive ve ne sono altre che realmente rischiano di implodere e di creare danno agli alunni stessi.

Purtroppo la disabilità è una realtà che mette alla prova chiunque vi stia vicino, a cominciare dalle famiglie che devono dominare giornalmente situazioni difficili, per continuare con le organizzazioni preposte a prestare assistenza. La disabilità grave deve essere affrontata con i mezzi giusti,  la preparazione adeguata e le strutture, affinché si possano mettere in atto dei processi realmente proficui.

Il docente di sostegno svolge un ruolo molto delicato, dovendo interagire con l’alunno, che ha esigenze particolari, e con la famiglia, che spesso permane in uno stato di frustrazione legato al dover fronteggiare quotidianamente difficoltà rilevanti. Ma non dimentichiamo che il docente di sostegno è una persona con la sua individualità, che può anche avere delle fragilità personali e delle problematiche che possono compromettere la capacità di affrontare gli ostacoli nel modo giusto.

Per tale ragione, nell’assegnazione degli incarichi, è necessario valutare le situazioni personali, affinché il ruolo professionale non diventi una gabbia che acuisca le debolezze personali. La disabilità non può essere considerata una caratteristica standard, in presenza della quale si applica un protocollo prestabilito, ma avrebbe bisogno di una progettualità ben più specifica e significativa rispetto a quella attuale, dove esperti del settore possano fornire input adeguati e avere un ruolo determinante nell’individuazione delle risorse umane da assegnare, delle strumentazioni e delle misure aggiuntive indispensabili.

Inoltre ogni docente dovrebbe avere una preparazione specialistica rivolta ai disabili in quanto, non dimentichiamo, che l’alunno fa parte della classe e che spesso si trova inserito nel contesto scolastico senza l’insegnante di sostegno, che necessariamente non può coprire tutte le ore curricolari.

Giovanna Strano

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