NewsOpinionistiRosalia Giangreco

Befana o Epifania? Entrambe!

Ci avviciniamo all’Epifania, ultima festività natalizia e tanto attesa dai più piccoli che aspettano la calza piena di doni e dolcetti. Ma chi è la Befana? Quali sono le origini di questa tradizione? Le prime tracce risalgono già nel neolitico: si tratta di una divinità femminile, con il naso adunco, propiziatrice del raccolto per l’anno venturo che in inverno appariva alle famiglie riunite intorno al fuoco. In epoca storica e pagana, in tutta l’area del Mediterraneo, la notte del 6 gennaio, si celebrava la morte e la rinascita della natura, in cui la Gran Madre era rappresentata come una vecchia signora; probabilmente, il senso di tale immagine va ricercato nel fatto che la Natura è stanca per avere donato tutta se stessa nell’anno appena trascorso e si prepara a sacrificarsi per lasciare il posto alla sue erede più giovane e feconda che darà buoni frutti. Forse per questo motivo, in tante realtà d’Europa si era soliti bruciare – a inizio anno – fantocci di paglia vestiti di cenci. Dunque, nel mondo precristiano la festività della Befana segna il passaggio dall’anno solare a quello lunare, transizione che con l’avvento del cristianesimo indica la fine del periodo natalizio e assume il nome di Epifania. Molte tradizioni pagane, plurisecolari furono di difficile eradicazione per i cristiani  che, come in altri casi, anche in questo, cercarono di alterarne la leggenda per riportarla al proprio credo.  Il 6 Gennaio noi cristiani festeggiamo l’arrivo dei Magi nella grotta di Betlemme che portano doni regali al Bambinello, epiphaino significa manifestare ed è proprio il redentore che si mostra a Gaspare, Melchiorre e Baldassare e all’umanità tutta che corre ad adorarlo.  Ma cosa c’entra la Befana? La leggenda racconta che mentre i tre erano in viaggio verso la grotta, persero la strada e chiesero informazioni a una vecchia che diede loro le indicazioni ma si rifiutò di accompagnarli da Gesù. Partiti i Magi, la donna si pentì di non essere partita con loro e iniziò un lungo viaggio per rimettersi sulle loro tracce. Ma non riuscì mai a trovare né i Magi ne il Bambino e da allora vaga nell’universo e dispensa dolcetti ai più piccoli per riscattarsi il perdono. L’Epifania è una ricorrenza nata nella Chiesa paleocristiana d’Oriente durante la quale si festeggiavano insieme la nascita e il battesimo di Gesù. Pare che, solo sotto il pontificato di Giulio I 337 o Liberio 353-354, la nascita di Gesù sia stata anticipata al 25 dicembre. Nel IV secolo la tradizione dell’Epifania arriva anche in Occidente, adottata dalla Romana Chiesa nel V secolo per ricordare l’adorazione del figlio di Dio dai Magi. Altre notizie sulla befana arrivano dal sedicesimo secolo in poi quando alcuni rimatori toscani scrivono su questa figura femminile delle rime e la descrivono come una vecchia signora, brutta, vestita di stracci, secondo un’iconografia che si collega a quella delle streghe. Lo stesso Giovanni Pascoli dedica una lirica alla befana per spiegare come dietro l’esteriorità di ciascun essere umano possano nascondersi generosità e amore esattamente come la vecchietta del 6 gennaio che porta a tutti la speranza. Mussolini fece di questa ricorrenza  uno strumento per accelerare la romanizzazione d’Italia. La Befana del Duce fu istituita nel 1028 e si istituzionalizzò così la prassi di far pervenire alle famiglie  più povere pacchi contenenti beni di prima necessità.

Oggi la Befana ha perso il suo significato simbolico e assunto quello più consumistico  dell’ultima festività natalizia  in cui i bambini ricevono una calza che non è colma solo di dolciumi ma anche di giochi…

È bello pensare che domani la Befana insieme alla calza per i nostri figli, lascerà nelle case di ciascuno di noi la speranza che presto l’umanità intera potrà svegliarsi dall’incubo della pandemia e ripartire più forte di prima.

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