È in bilico il rientro in classe degli studenti delle superiori il prossimo 7 gennaio?
Con l’aumento dell’indice di contagiosità e i ricoveri ordinari e i terapia intensiva, anche durante la linea dura dei lokcdown natalizi prefestivi e festivi, aumentano le perplessità sulla necessità di riportare in classe gli studenti delle superiori. Proprio in queste ore è in corso una riunione con la cabina di regia a Palazzo Chigi per capire quali provvedimenti adottare e soprattutto se ci sono le condizioni per riaprire le scuole in sicurezza. D’altronde gli studiosi ricordano che con una nuova rapida circolazione del virus cresce la pressione sulle unità di terapia intensiva Anche il direttore sanitario dello Spallanzani di Roma, Francesco Vaia, ha ribadito che bisognerebbe “mantenere inalterate per la scuola le misure di salvaguardia e prudenza attuate prima e di aspettare almeno la seconda settimana di gennaio”.
Però l’orientamento del Governo è quello riaprire giovedì prossimo le scuole di ogni ordine e grado senza fare passi indietro. Intanto, sul web, partono le petizioni per chiedere il rinvio della riapertura degli istituti superiori e restano senza risposta alcuni interrogativi. A parte il problema dei trasporti locali per i giovani pendolari che sembra essere stato in qualche modo risolto dalle singole regioni, le scuole sono davvero luoghi sicuri? Cosa è stato fatto, oltre al banchetto monoposto, nell’ambito dell’edilizia scolastica per garantire la piena sicurezza di studenti e insegnanti? Il personale che opera all’interno della scuola può davvero rientrare e operare in serenità? Quanto ha inciso la chiusura delle scuole sulla limitazione del contagio? Tra le tante domande, non trova risposta il perché i dipendenti scolastici debbano aspettare la prossima estate per essere vaccinati. Il popolo della scuola conta oltre 1 milione di docenti a cui va aggiunto il personale Ata, senza contare gli 8 milioni di studenti, inserirli prima nel cronoprogramma vaccinale avrebbe evitato esitazioni.

