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Giornata internazionale della Persona con Disabilità, presidente di IDES parla dei passi indietro sul tema.

39 anni fa, il 3 dicembre 1981, veniva promossa la Giornata Internazionale della Persona con Disabilità che è divenuta in tutto il mondo, l’occasione per fare il punto sulla condizione di tutte le persone con disabilità del pianeta.

Questa giornata diventa occasione per comprendere se si sono avuti progressi o se la disabilità è ancora vista come “uno stigma cucito addosso a persone che meritano tutto il rispetto, tutta l’assistenza, tutti i servizi di cui necessitano”, come dice il presidente di IDES,Enzo Maiorana.

A giudicare dai dati sembra che ci siano, ancora oggi, delle lacune sul trattamento delle disabilità al giorno d’oggi: – ll diritto all’istruzione è sistematicamente negato a migliaia di studenti con disabilità che si vedono costretti a iniziare l’anno scolastico sempre con notevole ritardo rispetto agli altri alunni. Insegnamento di sostegno, servizio igienico personale, trasporto, assistenza all’autonomia e comunicazione, ausili didattici, barriere architettoniche e culturali, sono erogati a singhiozzo, con ritardo e nella massima indifferenza. Motivazioni inaccettabili quasi tutte legate alla mancanza di risorse economiche – afferma Enzo Maiorana -.

Il diritto al piano educativo individuale spesso viene negato nelle scuole, soprattutto a causa di una concezione errato dell’insegnamento di sostegno che, ancora oggi, viene visto come un mezzo assistenziale per l’alunno con disabilità e non come supporto alla classe per consentirne l’integrazione.

-Con la L.328/2000 (legge di riordino e integrazione dei servizi sociosanitari) l’arti 14 sancisce con estrema chiarezza e inequivocabilità, che ogni persona con disabilità (in Sicilia ne risiedono oltre 300.000) ha diritto alla redazione del “Piano individualizzato di Vita” – continua Enzo Maiorana – Esso deve essere redatto dall’ASP, dal Comune, dalla Famiglia, dagli enti che si occupano in qualche modo della pcd, e dalla stessa persona interessata. In esso devono essere scritte, dopo adeguata analisi dei bisogni, tutte le azioni e quindi tutti i servizi che debbono essere attivati perché si possa migliorare la qualità di vita di ogni pcd. Lo stesso deve essere corredato da una analisi economica che va sotto il nome di “Budget di Progetto”, ossia il costo di ogni singolo progetto. Ebbene, in 20 anni la Sicilia non è stata in grado di redigere neanche un solo progetto individualizzato. La scusa assolutamente insostenibile è sempre quella della mancanza di risorse. E a nulla sembra che valgano le sentenze dei tribunali di Catania, Palermo, Catanzaro, che condannano e ingiungono ai Comuni e alle ASP a espletare la loro funzione. Oggi è allo studio anche un aspetto penale che potrebbe complicare la vita a molti inadempienti-.

-La L. 112/2016 – continua Maiorana – ha finalmente sancito il principio, riferendosi direttamente alla Convenzione ONU, per cui le istituzioni pubbliche devono provvedere a co-progettare con i soggetti interessati alla redazione del progetto che si ispira al concetto del “Dopo di Noi”. Questa legge, relativamente recente, fa espresso riferimento all’art.14 della L.328/2000 e parla del diritto di vivere una vita la più possibile indipendente-.

-Bene per ognuno di questi intervento lo Stato destina alle regioni cospicue somme di denaro che quest’ultime potranno incamerare solo se dimostrano di essere adempienti. Le somme si ricavano dal FNPS (Fondo Nazionale per le Politiche Sociali), dal Fondo per la non autosufficienza, dal fondo per le nuove povertà, solo per citare alcune fonti, ed ultimo dal fondo creato appositamente e finanziato con la citata L.112/2016. Tutta questa materia passa prevalentemente per la programmazione che deve essere svolta in sede di distretti sociosanitari. In Sicilia vi sono 55 DSS. Una vera Babilonia, mai presa sul serio da alcun Governo Regionale. I Fondi sopra citati rappresentano il sostegno economico male utilizzato, o per nulla utilizzato dalle Pubbliche Amministrazioni- continua il presidente di IDES, che conclude – Assistiamo quindi a una latente incapacità di progettare e utilizzare i fondi che si rischia di perdere definitivamente. In questa cornice, oggi, si inquadra la situazione delle persone con disabilità. Le cose non sembrano migliorare. Si è stimato che il fabbisogno regionale indispensabile per cominciare a dare dignità a queste persone e alle loro famiglie si aggiri sui 500 milioni di euro, oltre quanto disposto dai fondi nazionali. La L.112/2016 ha fatto pervenire fino ad oggi alla Sicilia oltre 15 milioni di euro che se non utilizzeremo ritorneranno allo Stato che li destinerà alle regioni più virtuose, e come sempre queste regioni si trovano per lo più a Nord. Una storia che si ripete sempre uguale. Perché lo Stato anziché riprendersi i soldi non provvede a commissariare le regioni inadempienti in modo da garantire alle pcd del Sud, della Sicilia, incolpevoli, maltrattate e discriminate, ciò che è sancito dalle leggi? Tutti i problemi sopra evidenziati si sono estremamente acuiti in questo periodo di pandemia, relegando tutto il mondo della disabilità nel dimenticatoio, per questo commettendo un pesantissimo reato-.

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