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7 Febbraio 2020 – basta bullismo e cyberbullismo!

di Rosi Giangreco

Oggi, 7 febbraio 2020, giornata nazionale contro bullismo e cyberbullismo, fenomeno che interessa fasce d’età sempre più basse.

Si tratta di veri atti di violenza compiuti con intenzionalità e perpetrati per un periodo di tempo continuato nei confronti di chi appare fragile, diverso e non solo. Edmondo De Amicis ci ha insegnato che un tempo la scazzottata fuori dai cancelli di scuola, la presa in giro del compagno di classe più basso o più grasso, erano riti di passaggio, tappe fondamentali per quei giovanissimi che sconoscevano questo futuro e vivevano la strada e le piazze, con una semplicità che non esiste più.

Nell’era dei social network, la vita delle nuove generazioni si consuma in non più di dodici metri quadrati, misura standard di una cameretta, ma con una visuale virtuale a 360° sul mondo. Soli fisicamente ma una tribù nelle chat. In queste circostanze,  il cyberbullismo, più del bullismo, assume tratti sconcertanti. Chi non possiede un pc o uno smartphone o un tablet o tutti e tre? Dietro un falso profilo che garantisce l’anonimato, il cyberbullo prende di mira la propria vittima e comincia a tartassarla di post – che, poi con fare sadico, condivide – con offese, insulti, fotografie modificate e altri contenuti lesivi dell’immagine e della fragile psiche di un bersaglio che giorno dopo giorno si spegne dentro e in alcuni casi accarezza la terribile idea di suicidio… Non sempre le famiglie riescono a capire con facilità l’esistenza di questi problemi perché trattandosi di un periodo particolare, quale è l’adolescenza, i figli trascorrono molte ore in isolamento in camera e raramente hanno voglia di parlare con i genitori e che quando l’avessero, vergogna e senso di colpa impediscono di denunciare e chiedere aiuto. Solo un controllo costante ma non invadente – dal telefonino, agli oggetti personali casualmente smarriti o rotti, a qualche lieve graffio o ecchimosi giustificato come incidente durante la ricreazione o l’ora di motoria, può essere utile a individuare il fenomeno e ad intervenire tempestivamente. La denuncia collettiva è educazione alla cittadinanza attiva e prevenzione. Bisogna educare questi giovani al rispetto dell’altro come persona e non come oggetto di derisione o scherno.  È necessario che il gruppo sia sensibilizzato alla resilienza e al sostegno delle fragilità di ciascun componente, la diversità è ricchezza, quindi inclusione non integrazione! 

Sui bulli e cyberbulli ci sarebbe molto da dire…ad esempio che sono proprio loro a vivere un forte disagio spesso affettivo e socio-culturale. Lungi dal volerli giustificare, sarebbe auspicabile una maggiore collaborazione con le loro famiglie che, talvolta, nel prendere le difese dei figli sottovalutano il problema e fingendo di non capire, quando sanno benissimo, continuano a danneggiarli con la loro stessa condotta. 

Gli operatori sociali, insegnanti, genitori devono concorrere verso un’unica direzione ovvero una volta trovata la password dell’hot-spot di questi ragazzi – tanto per usare una metafora tecnologica – insegnare loro a costruire rapporti, educarli al senso di responsabilità, accrescerne l’autostima e farli sentire amati.

R.G.

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