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Augusta. Ieri sera si è conclusa l’VIII stagione di “Teatro nel cuore”, che l’associazione “Teatro Stabile di Augusta”, Mauro Italia in testa, ha sostenuto e sostiene con notevole impegno e con non pochi sacrifici.

C’è un filo sottile che lega la polvere dei palcoscenici storici alla passione dei gruppi che, con dedizione, tengono viva la fiamma del teatro nel nostro territorio. L’ultima fatica di Mauro Italia, presentata nella cornice di Città della Notte, ne è una prova tangibile. L’apertura, affidata alla voce registrata di Eduardo De Filippo, ha chiarito l’intento: non solo uno spettacolo, ma un atto d’amore verso un’arte che è “fatica e batticuore”.
Un impianto che profuma di storia. Sotto il titolo “Chiamami papà”, la trama si dipana attraverso un meccanismo di equivoci e agnizioni che rimanda alla grande scuola della farsa d’autore. Sebbene in locandina appaia, in caratteri minuti, la dicitura “Tratta molto liberamente da ‘O tuono ‘e marzo di Eduardo De Filippo”, l’opera rivela nel profondo quel DNA scarpettiano fatto di segreti del passato e identità ritrovate. Non dimentichiamo che Eduardo De Filippo era figlio di Eduardo Scarpetta, l’inventore del personaggio di don Felice Sciosciammocca. Il “Don Felice” portato in scena — interpretato dallo stesso Mauro Italia in una convincente doppia veste di regista e attore — non è solo un nome, ma un archetipo che sopravvive al tempo, qui abilmente trasposto in una Sicilia d’inizio Novecento.
Il successo della serata si deve a un cast che ha saputo dare corpo e anima ai personaggi di questa “pochade” sicilianizzata: Ninetta Làvio ha vestito con eleganza e intensità il ruolo della “signorina” Sofia, rendendo credibile e toccante la parabola della madre alla ricerca del tempo perduto. Santo Riffa ha offerto una prova di grande versatilità: impeccabile come serio medico e fratello protettivo, trasformandosi poi in un simpatico ganimede nell’incontro con la canzonettista. Pippo Zanti ha dominato la scena da vero prim’attore: il suo Turiddu il munnizzaru è stato un gigante di comicità popolare e indolente. Pippo Ciacchella ha curato il personaggio del ricco commerciante italo-americano con precisione ammirevole, dagli abiti alle scarpe, sigillando il finale con il riconoscimento della paternità. Seby Martello è stato uno spassoso cavaliere Morzetta: la sua recitazione marionettistica, ricca di tic di braccia e gambe, ha scatenato l’ilarità del pubblico.
Silvia Corbino ha reso magistralmente la seducente canzonettista, un personaggio che,per brio e malizia, ha ricordato le atmosfere martogliane di” L’aria del continente.” Giorgia Messina, oltre al ruolo di assistente alla regia, ha svolto quello di un’inappuntabile cameriera napoletana, portando in scena con la sua caffettiera quel rito del caffè caro alla tradizione eduardiana .Completano efficacemente il quadro Lorenzo Ferraro, nel ruolo del fidanzato della canzonettista, e Giulia Romeo, nei panni della giovane promessa sposa di don Felice. Nonostante qualche lungaggine che ha messo alla prova la tenuta del secondo atto, l’operazione del Teatro Stabile di Augusta centra l’obiettivo della gratificazione artistica e del coinvolgimento popolare. Il richiamo a Eduardo, seppur discreto in locandina, onora quel “doppio tributo” che Mauro Italia ha voluto rendere ai giganti del passato e alla propria dedizione per il palcoscenico. Resta la certezza che, quando il sipario si chiude, il battito del cuore di chi fa teatro continua a farsi sentire forte.

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