DI GIOVANNI, SEGRETARIA PD: “LA CITTA’ SI MOBILITI PER IL WATERFRONT, ANCHE PER MOTIVI DI SICUREZZA”
Non si può lasciare il progetto solo al buon lavoro che sta facendo l’associazione “Porto di Siracusa – Anna Maria Lepik” presieduta dall’avvocato Giovanni Randazzo per rivendicare un uso civile e di prospettiva urbanistica e sociale dell’area occupata dalla Aeronautica Militar, e, per altro, poco utilizzata dalla stessa.
Occorre che anche le forze politiche e le altre forze sociali intervengano. Insomma, un progetto di così ampio respiro e di prospettiva per Siracusa deve essere trattato dalla città intera e dai cittadini. A partire dal Consiglio Comunale.
Il PD siracusano, insieme ai suoi consiglieri comunali, sostengono la battaglia del comitato per il Waterfront perché si tratta di un’area rilevante per la città sotto il profilo culturale ed economico. Il lungomare sulla riva del porto assolverebbe a quattro funzioni fondamentali: 1) la tutela di un bene del patrimonio archeologico-storico di Siracusa; 2) la fruizione pubblica; 3) il ruolo di volano per l’economia locale; 4) l’assetto urbanistico e ambientale con conseguente fluidificazione della mobilità urbana. Se l’area divenisse fruibile per la collettività siracusana, l’intera città ne trarrebbe ampio respiro: infatti si invertirebbe la direttrice di sviluppo, ora orientata a Nord verso viale Scala Greca, restituendo al sua naturale vocazione di apertura al porto, simbioticamente connessa al centro storico.
Bisogna allargare il confronto ed il dibattito, perchè Siracusa ha bisogno di quell’area, e in questo senso il PD intende supportare l’iniziativa organizzata da Giovanni Randazzo al Cerchio per il 12 maggio 2026.
Inoltre, elemento non trascurabile a tenere in conto per definire la destinazione d’uso di quell’area è il fatto che da decenni anche le forze armate italiane stanno delocalizzando le loro strutture al di fuori dei centri abitati, in particolare per motivi di sicurezza. Perché per Siracusa non passa questo concetto, tanto importante oggi dati i tempi che corrono?
Che si allarghi quindi il dibattito, il confronto, la progettualità, a cui sarebbe opportuno concorresse anche l’Università con la Facoltà di Architettura.

