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IAS, il PD: serve chiarezza sul futuro dell’impianto e responsabilità istituzionale.

Ieri, durante il Consiglio  comunale dedicato all’IAS, il gruppo consiliare de l Partito Democratico ha espresso una posizione chiara e netta sul futuro dell’impianto e sulla gestione dei reflui nel nostro territorio.

In aula erano presenti il deputato regionale e sindaco di Solarino Tiziano Spada, il sindaco di Floridia Marco Carianni, l’onorevole Filippo Scerra e, in videocollegamento, il senatore Antonio Nicita.

Assenti invece tutti gli altri: i deputati di maggioranza, a Roma e a Palermo, e il sindaco di Siracusa.

Assenze che pesano e che parlano da sole.

Davanti a una sala gremita di lavoratori, sindacati, associazioni di categoria, presenti anche Confindustria con il suo presidente ing. Gian Piero Reale e l’amministratore di IAS dr. Antonio Mariolo, abbiamo ribadito che liberare il Porto Grande di Siracusa dai reflui è un obiettivo condivisibile, ma per raggiungerlo servono scelte chiare e concrete.

L’IAS rappresenta ancora oggi un nodo strategico per tutto il sistema industriale e ambientale della provincia di Siracusa: non si può pensare di liquidarlo senza avere un piano preciso, né di affrontare il problema frammentando competenze e responsabilità.

IAS è stato altresì dichiarato impianto di rilevanza strategica nazionale da parte del governo nazionale. Non vogliamo che questa rimanga una petizione di principio, vuota di contenuti concreti.

Le prime domande a cui bisogna rispondere è chi pagherà i costi di gestione e di adeguamento dell’impianto, chi interverrà per la manutenzione e per l’adeguamento delle condotte e chi sarà chiamato a guidare il nuovo IAS.

Senza chiarezza su questi punti, qualsiasi ipotesi di soluzione rischia di restare solo sulla carta.

Servono risposte certe e non bastano le dichiarazioni di Aretusacque che annuncia di volersi occupare del problema, ma alle parole non fa seguire atti formali e fatti concreti. Preoccupa piuttosto che il bando di gestione del sistema idrico integrato abbia escluso l’impianto biologico consortile di IAS, rendendo oggi tutto più difficile.

La questione Ias richiede responsabilità istituzionale, pianificazione e trasparenza — non annunci estemporanei.

Non si può prescindere dal ruolo della Regione Siciliana, che deve assumersi la responsabilità politica e finanziaria del processo, così come non si può escludere un presidio pubblico sui controlli e sulla gestione dell’intero sistema di depurazione.

Pensare che ogni comune possa costruire un proprio depuratore significa negare la logica di sistema,  sperperare denaro pubblico e rinunciare a una visione d’insieme, capace di coniugare ambiente, industria , lavoro e comunità locali.

Siracusa può certamente conferire i suoi reflui all’IAS, ma non può abbandonare completamente Canalicchio, dimenticando quei lavoratori.

Il ragionamento richiede inoltre una rivalutazione della scelta di Augusta, che dovrebbe ragionare in un’ottica integrata con l’IAS.

La salvaguardia dei posti di lavoro deve essere una priorità condivisa così come la gestione della risorsa acqua: tale è pure quella depurata da reimpiegare per scopi agricoli e industriali. E’ impensabile parlare di realizzare nuovi impianti di depurazione comunali e nuove condotte di sversamento a mare quando già esiste IAS.

Non si può parlare di riconversione, depurazione e riutilizzo dei reflui se prima non si decide chi gestirà l’impianto e con quali risorse.

I costi non possono gravare solo sui cittadini, così come le conseguenze delle scelte e degli errori non devono ricadere sui lavoratori.

Consegniamo all’Assemblea dei Sindaci e alla deputazione la responsabilità politica di questo percorso, che richiede immediatezza e chiarezza.

Avremmo voluto consegnarla al Sindaco del Comune capoluogo ma, come in tutte le occasioni che richiedono serietà e responsabilità, lui è sempre da un’altra parte.

In una vicenda in cui Siracusa dovrà avere un peso e una responsabilità, ancora una volta il Sindaco è assente.

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