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La scuola italiana: sinonimo di uguaglianza o di diversità?

La scuola è un pilastro imprescindibile della struttura di ogni società, perno fondamentale intorno al quale ruota tutto il resto, in quanto è l’unico organismo istituzionale deputato alla formazione delle generazioni future.

Eppure possiamo realmente affermare che la scuola italiana sia la scuola dell’uguaglianza delle opportunità? In Italia il dettato costituzionale viene realmente garantito?

Immaginiamo una scuola che gli studenti frequentano volentieri, le strutture risultano efficienti e sicure, gli ambienti confortevoli, vi sono laboratori attrezzati per poter sperimentare e interagire sugli argomenti di studio, gli insegnanti sono specializzati sulle discipline di insegnamento ma hanno anche la giusta preparazione su come agevolare l’apprendimento dei discenti.

Se osserviamo le scuole italiane, ve ne sono che rispecchiano i requisiti esposti sopra, ma accanto a queste esistono altre disastrate, dove non viene neanche garantita la sicurezza degli utenti e del personale, nelle quali mancano laboratori e persino gli arredi sono danneggiati.

In uno Stato di diritto fondato sulla democrazia, che pone la cultura come base per la crescita della società, queste cose non dovrebbero accadere.

La realtà variegata delle strutture attive su tutto il territorio nazionale è, di fatto, uno degli elementi più rilevanti di disparità e diseguaglianza sociale.

Altro punto di differenziazione territoriale, che incide direttamente sul successo formativo degli studenti, sono i trasporti sia urbani che extraurbani, che non sempre vanno incontro alle esigenze degli studenti pendolari. Anche in questo caso lo Stato è deficitario, poiché i trasporti pubblici in Italia non funzionano tutti allo stesso modo.

Infine, come non evidenziare la carenza di fondi per la gestione delle istituzioni scolastiche. In un contesto produttivo nazionale che vede delle disparità tra territori industrializzati e redditizi rispetto ad altri deprivati e privi di risorse, le scuole sono le prime strutture che subiscono le carenze dei luoghi di riferimento. In questi casi gli Enti Locali contribuiscono scarsamente alla fornitura di risorse adeguate e a questo si aggiunge l’insufficienza degli altri servizi pubblici, come quelli sociali e sanitari, unita alla mancanza di finanziamenti alle scuole da parte di privati.

Si parla tanto di scuola inclusiva, che abbatte le barriere ed evita che la deprivazione possa causare ulteriori lacune però, nell’organizzazione generale del sistema di istruzione e formazione, questo elemento non viene considerato. Così ci sono istituzioni che arrancano, in mille difficoltà, non riuscendo quindi a rispondere alle esigenze del territorio in modo incisivo.

Alla scuola spetta il compito di garantire il luogo e il tempo più adeguati per trovare le proprie risposte, per garantire il successo formato di ciascuno, indipendente dalle variabili ambientali e territoriali. Per assicurare questo lo Stato dovrebbe dare di più alle scuole che più hanno bisogno. Questo viene fatto?

La risposta è nella realtà di plessi chiusi e abbandonati nelle zone di frontiera, in scuole dove le strutture sono fatiscenti, nella carenza evidente di attrezzature e materiali. Questa è la scuola dell’equità!

Giovanna Strano

Dirigente scolastico e scrittrice

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