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Presentata all’ONU a New York la Dichiarazione dei Giovani per la Pace nel Mediterraneo

È stata presentata ieri Mercoledì 25 Giugno a New York la “Dichiarazione dei Giovani per la Pace nel Mediterraneo”, nell’ambito di un evento collaterale all’80ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite, promosso dalla Delegazione Permanente di Malta e dalla Convenzione per i Diritti nel Mediterraneo, con il sostegno della missione italiana e della ONG Un Ponte Per. Hanno sostenuto la presentazione della Dichiarazione anche la Fondazione Sardegna e l’Assessorato alla famiglia ed alle politiche sociali e del lavoro della Regione Siciliana, oltre all’associazione “Ponti non muri”.

Cristina Chessa Colombino, studentessa di Sassari, ha illustrato il percorso che ha portato oltre 250 giovani tra i 16 e i 28 anni, provenienti da undici paesi mediterranei, a redigere collettivamente la “Dichiarazione “nel corso di un processo partecipato durato oltre sei mesi. Colombino ha evidenziato come le differenti provenienze culturali e le diverse esperienze non abbiano rappresentato un ostacolo al dialogo, ribadendo l’impegno dei partecipanti a diffondere il documento presso scuole e istituzioni per promuovere un cambiamento culturale: “Stiamo cercando di cambiare il modo in cui gli adulti vedono e pensano il mondo, poiché troppo spesso scelgono le armi come prima soluzione”.

Merve Şahin, studentessa di Ankara Yildirim Beyazit University, ha presentato i contenuti della Dichiarazione, lanciando un appello urgente per un “cessate il fuoco immediato e incondizionato” e analizzando le cause politiche, economiche e culturali alla base dei conflitti nella regione, tra cui le occupazioni territoriali e le contese per le risorse, la mancanza dei diritti umani e la povertà.  Şahin ha invitato gli Stati mediterranei a non limitarsi a soluzioni temporanee, ma a lavorare sulle cause profonde e storiche delle crisi, rafforzando i meccanismi di cooperazione regionale. “I giovani oggi sono più aperti e superano il divario tra etnie e nazionalità. Questa apertura rappresenta una potente opportunità per aprire nuovi canali di comunicazione.”

Le due giovani hanno inoltre denunciato la diffusione delle culture nazionalistiche e la strumentalizzazione delle identità etniche e religiose.

Le delegazioni presenti, tra cui quelle di Malta, Giordania, Finlandia e Italia, hanno riaffermato il proprio sostegno all’implementazione della Risoluzione ONU “Giovani, Pace e Sicurezza”, evidenziando la necessità di garantire un maggiore coinvolgimento dei giovani nei processi decisionali e nei negoziati di pace.

Felipe Paullier, Assistente del Segretario Generale per gli affari giovanili delle Nazioni Unite, ha tuttavia evidenziato le difficoltà che incontra il processo di implementazione della risoluzione   2250 “Giovani Pace Sicurezza” e la effettiva mancanza di giovani nel partecipare attivamente ai processi di pace, confermando l’impegno personale del Segretario Generale per potenziare il loro coinvolgimento.

Fabio Alberti, rappresentante dell’organizzazione Un Ponte Per e portavoce della Convenzione per i Diritti nel Mediterraneo, ha concluso chiedendo che la Dichiarazione venga  diffusa tra tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite e auspicato la ripresa del processo di Barcellona. Alberti ha inoltre proposto l’organizzazione di una conferenza giovanile di pace che coinvolga tutti i paesi mediterranei, affermando: “Sono gli adulti a decidere le guerre, mentre sono i giovani a essere costretti a uccidere o morire. Non dobbiamo sorprenderci se poi disertano in massa, perché la diserzione resta il loro unico mezzo per dire no”.

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