AUGUSTA, SVENTATA TRUFFA TELEFONICA, IL PHISHING IN AGGUATO
di Giorgio Càsole
Augusta. Anche nella città federiciana la truffa corre sul filo. Le truffe sono sempre turpi, specialmente quando sono rivolte contro le persone fragili. Particolarmente fragili sono le persone molto anziane che vivono in solitudine nella propria abitazione. Queste persone fragili, evidentemente, sono conosciute e comunque prese di mira da una banda di truffatori che operano su tutto il territorio nazionale per estorcere soldi e oggetti di valore, fingendo d’essere carabinieri o poliziotti. Questi abili truffatori, fra cui donne che sono spesso più rassicuranti degli uomini, sostengono che un figlio o una figlia della persona anziana è stata coinvolta in un incidente e si trova in stato di ferma in caserma e deve pagare una multa per essere rilasciata. All’altro capo del filo, la persona contattata entra in ansia, si preoccupa e chiede cosa fare. I truffatori le chiedono di radunare una certa somma o, in alternativa, tutti gli oggetti di valore tenuti in casa. Soldi e /o oggetti che, di lì a poco, la persona consegnerà a un inviato dei truffatori, fingendosi sua volta poliziotto o carabiniere. Ad Augusta, per fortuna, qualcuno non è caduto nella trappola, come riferisce la nipote M.D.G.: “. Hanno chiamato una mia zia dicendole che la figlia aveva appena avuto un incidente, ma lei non si è fatta fregare perché aveva appena sentito la ragazza. Hanno chiamato anche a casa dei miei genitori dicendo di chiamare dalla caserma Aldo Moro, ma mio padre sa che la nostra caserma non si chiama così e ha quindi chiesto il numero di matricola e hanno riagganciato.” La signora chiede di dare risalto per diffondere il più possibile la notizia della tentata truffa perché, “ purtroppo, è facile cadere in queste maledette trappole”. Casi di “phishing” vengono segnalati anche in àmbito augustano. Il “ phishing” (variante di fishing, inglese, “pescare”, “prendere all’amo”, ndr.) è un tipo di frode informatica per rubare l’identità di utenti del web, da parte di malintenzionati che cercano di appropriarsi di informazioni, quali numeri di carta di credito, password, informazioni personali, convincendo l’utente “preso all’amo”, a fornirgliele con falsi pretesti. Il “phishing” viene generalmente attuato tramite posta indesiderata o finestre a comparsa o tramite i social media, come Facebook o altri. In genere, questo tipo di truffa viene attuato ai danni di persone anziane, che hanno poca dimestichezza con la pratica digitale e non si rendono conto di segnali che ai più avvertiti appaiono come segnali del tentativo di truffa. E’ successo recentemente alla 74enne S.C., che su “messenger” ha ricevuto un messaggio apparentemente inviato da Facebook -Meta, con cui veniva informata d’essere stata bannata per 72 giorni, con la minaccia di essere bannata definitivamente, se non avesse dato, entro 24 ore, le “giustificazioni” richieste dallo staff di Meta. La signora, temendo di perdere un contatto virtuale con il resto del mondo, un contatto che sta diventando sempre più vitale per tanti anziani, ha tentato di rispondere alle richieste, rilasciando prima la sua password per accedere a Facebook. Quando, successivamente, le è stato richiesto di fornire anche il codice di recupero della password, la signora, che già, comunque, qualche dubbio nutriva per via di errori di ortografia inglese, ha intuito d’essere caduta in un tranello, cioè nella trappola del phishing, attraverso cui la persona malintenzionata poteva rubare l’identità della signora. La figlia, chiamata in soccorso dalla madre, s’è resa immediatamente conto del tentativo di phishing perché, attraverso l’icona impressa nel messaggio, s’è resa conto che il messaggio stesso non poteva essere stato inviato da Meta. Con l’aiuto della figlia, la signora in pochi minuti ha cambiato la password, evitando così il furto dell’identità e di altri dati sensibili.

