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AUGUSTA. TORNA IL PROFITTO PRIVATO SULLE BOLLETTE COMUNALI.  CI SARA’ UNA NUOVA  STANGATA?

di Giorgio Càsole

Augusta.“Siamo tornati indietro di oltre dieci anni. Per dieci anni, il Comune di Augusta  ha inviato direttamente ai residenti le bollette per la riscossione dei tributi comunali. Fra qualche tempo, questo non succederà e, quasi certamente, pagheremo ancora di più le bollette già salate per acqua e spazzatura”. L’amara constatazione e il preoccupante vaticinio sono di Francesco Caccioppoli, collaboratore del compianto Francesco Ruggero, l’ex consigliere comunale attivista del forum dei movimenti per l’acqua pubblica. “La scelta di riprendere in mano la gestione del servizio idrico, dopo la gestione fallimentare della SAI8, fu, dieci anni fa, la scelta più saggia e più giusta”, osserva Caccioppoli, secondo cui il servizio, svolto direttamente dal Comune, ha funzionato regolarmente  e non si vede la ragione per la quale deve tornare il profitto privato sulle bollette, giacché la società concessionaria, essendo un’azienda privata ,  avrà un aggio che dovrebbe aggirarsi sul trenta per cento. La ditta che riscuoterà le imposte per conto del Comune non verserà interamente, com’è ovvio, la somma incassata all’ente creditore, ma tratterrà per sé l’aggio concordato. Quindi, il Comune incasserà una somma inferiore a quella riscossa in tutti questi anni in cui il servizio è stato gestito. C’è solo da augurarsi  che non ci sia una stangata e che non si registri più il caso di Tributi Italia, la società che, durante l’amministrazione Carrubba, non versò al Comune l’astronomica somma di dodici milioni di lire, provocando il colpo decisivo per la procedura di dissesto finanziario, poco dopo l’insediamento dell’amministrazione pentastellata nel 2015. Caccioppoli ricorda che il 12 e 13 giugno 2011 fu celebrato un referendum per l’acqua pubblica, in seguito al quale la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 199 del 20 luglio 2012, ha dichiarato illegittima la privatizzazione dei servizi idrici e la stessa Regione Siciliana, con la legge n. 2 del 2013 , ha disposto la ripubblicizzazione del servizio idrico. Caccioppoli ricorda anche che la Corte Costituzione ha dichiarato illegittima la riscossione della tassa sulla depurazione, tassa esposta nella bolletta per il consumo dell’acqua, in mancanza del depuratore. Com’è noto il depuratore ad Augusta non c’è, tanto che l’UE ha attivato una procedura d’infrazione per l’assenza del depuratore, atteso con ansia dalla popolazione, dal momento che il divieto di balneazione riguarda il centro storico e la cosiddetta borgata. “Il Comune deve restituire agli augustani 980 mila euro per l’indebita riscossione della tassa di depurazione”, precisa Caccioppoli, il quale assicura che il forum dei movimenti per l’acqua pubblica ricorrerà alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, “affinché l’Italia sia condannata per la violazione dell’esito referendario del 2011, che sancì la volontà degli italiani che l’acqua fosse gestita dal pubblico, per l’aumento delle tariffe che tale violazione ha determinato e per il conseguente peggioramento della vita personale e familiare”.

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