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AUGUSTA S’INTERROGA, dopo una serie di morti per cancro CHI SARA’IL PROSSIMO?

 di Giorgio Càsole

Augusta. Folla straripante e commossa ieri pomeriggio nella capiente chiesa dedicata a San Giuseppe Innografo, che sorge sul cosiddetto “Monte” di Augusta. Non solo l’ampia area di parcheggio di pertinenza del tempio cattolico, ma ogni area disponibile nei pressi (persino quella di un albergo vicino) rigurgitava delle auto con cui moltissimi augustani si erano spostati per partecipare al commovente rito funebre, per Gabriele Còria, di appena 4 anni.. Non si poteva che provare commozione, e commozione fino alle lacrime nel momento in cui si diceva addio a un bambino di appena 4 anni, morto per un maledetto tumore. E’ stato come se tutta Augusta si fosse stretta idealmente attorno alla bara del bambino sorridente nella foto pubblicata sui manifesti funebri affissi in città e riproposto su Facebook, il mezzo mediatico sociale più diffuso, dove molti, sgomenti, hanno chiesto la proclamazione del lutto cittadino e la sospensione delle attività d’intrattenimento previste dal programma varato dal Comune per queste festività. Come si poteva concepire, di fronte a un lutto così sconvolgente e coinvolgente, di lasciare trascorre la giornata di ieri come se nulla fosse?. Il lutto è stato proclamato, la sospensione accordata. Gli antichi greci pensavano che i giovani morivano a causa dell’ invidia degli dei. I cristiani credenti elaborano il lutto con la fede in una dimensione ultraterrena, in cui i bimbi diventano piccoli angeli del paradiso. Non è naturale che i genitori sopravvivano ai figli. No. Frutto di amore, di un’attesa lunga nove mesi, spesso angosciosa, travagliata, i figli vengono nutriti, allevati, protetti per anni e anni, con fatica, con ansia, con speranza e con gioia. Quanta speranza quando muovono i primi passi, quanta gioia quando si è gratificati dai loro primi sorrisi. La diagnosi di un tumore per un bambino così piccolo getta nel terrore i genitori, che intuiscono la terribilità del male, che conoscono il senso della morte. Il bambino non può rendersi pienamente conto. Il suo sorriso si spegne inconsapevolmente. In questo momento pensiamo allo strazio dei genitori, dei nonni, degli zii che dovranno affrontare le feste imminenti con questo strazio nel cuore. Immaginiamo che soffocheranno d’affetto il fratellino di Gabriele. Oggi,in città, l’eco del dolore, dello strazio non s’è spenta. Il giorno prima era stata annunciata un’altra morte per cancro. Il giorno dopo ne è stata annunciata un’altra. In questa città dal nome imperiale quasi ogni famiglia ha avuto un morto per cancro, ripeteva Palmiro Prisutto, il prete anticancro che, da parroco della Chiesa Madre, prima d’essere buttato fuori, ha realizzato una piazza virtuale, la “Piazza morti di cancro” con tutti i nomi, noti, dei caduti, cioè delle “vittime di cancro”. Con il viso cupo, con timore inespresso, ci si domanda: “Chi sarà il prossimo?” 

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