IN RICORDO DI SEBASTIANO LO MONACO, LA RECENSIONE DELL’ULTIMA RAPPRESENTAZIONE ALLO STABILE DI CATANIA CREONTE NON POTEVA ESSERE CHE LO MONACO
di Giorgio Càsole
In un periodo in cui in seno all’opinione pubblica si dibatte, anche con toni molto accesi, sulla necessità di obbedire a leggi imposte per tutelare i confini territoriali o all’imperativo di osservare la legge di salvare la vita umana in mare, la rappresentazione di una tragedia come l’Antigone di Sofocle, forse il più grande fra i grandi tragici greci, può offrire più di uno spunto per una riflessione individuale e collettiva. E’ quello a cui, probabilmente, ha pensato Laura Sicignano, direttrice e regista del Teatro Stabile di Catania, che ha deciso di inaugurare la nuova stagione ’19-’20 con la messa in scena proprio della tragedia sofoclea al “Verga” ,il più capiente dei teatri dello Stabile. Per la Sicignano, infatti, quello di “Antigone è un mito fertile: non smette di parlare al presente e di generare riflessioni sulla società d’ogni epoca.” Certo, il “Verga” non è il colle Temenite su cui poggia il teatro greco di Siracusa, il più grande dopo Epidauro in Grecia, dove, ogni anno, migliaia di spettatori siedono assorti, in silenzio, complici le ombre del crepuscolo, per assistere a una sorta di sacra rappresentazione. La tragedia greca può essere apparentata alla messa cattolica per la recitazione di testi dal registro elevato, solenne, per i cori e le musiche che rendono più suggestiva la rappresentazione; la messa cattolica non è altro che la rappresentazione del sacrificio del Cristo, figlio del Dio trascendente, che ha effuso il suo sangue per la redenzione degli uomini dal peccato. La tragedia greca è la rappresentazione di altri sacrifici di uomini, per volere di un Fato astratto o di altri dei antropomorfi che, talvolta, intervengono nella rappresentazione, attraverso il marchingegno del deus ex machina, per risolvere una vicenda ingarbugliata, altrimenti inestricabile. Nella messa cattolica e nella tragedia il sangue viene evocato, ma solo attraverso le parole sublimi, senza effetti grandguignoleschi. Se la messa cattolica, nata per essere celebrata in un’assemblea al chiuso in un tempio sacro, la tragedia è fatta per essere rappresentata all’aperto. Tuttavia, la messa può essere benissimo celebrata all’aperto e la tragedia greca, opportunamente ridotta e rivisitata, può essere rappresentata in un teatro tradizionale. Nell’un caso come nell’altro, rappresentarla oggi è sempre una sfida, maggiore se la rappresentazione si fa in un teatro chiuso. Nell’affrontare questa sfida, Laura Sicignano non poteva che affidarsi “un attore siciliano di tradizione classica” quale Sebastiano Lo Monaco, 61enne, floridiano di nascita, ma siracusano per vocazione. Lo Monaco vanta, infatti, una “tradizione” da teatro greco che risale al 1982, quando, appena 24enne, fresco di diploma conquistato all’accademia nazionale d’arte drammatico “Silvio D’Amico” di Roma, fu il corifeo nella tragedia eschilea “Le supplici” per la regia di Otomar Krejca. Folta la capigliatura, allora, e rasato il volto e il mento, beniamino del compianto Giusto Monaco, commissario dell’INDA e filologo classico all’università di Palermo. Lo Monaco, che ha recentemente recitato l’Iliade nello spettacolo da Omero a Omero, nell’Antigone in questi giorni al Verga, no poteva che essere Creonte, il re di Tebe contro il cui imperio si batte Antigone, spinta dall’amore fraterno e dalla pietas per i defunti. Nei manifesti e nelle locandine il nome di Lo Monaco campeggia e primeggia: tutti gli altri interpreti sono citati in ordine alfabetico, compresa Barbara Moselli, Antigone. Fra gli altri il siracusano Franco Mirabella, anch’egli giovanissimo, nel 1984, nel coro dell’INDA, nel doppio ruolo di un soldato e dell’indovino cieco Tiresia.

