Società e ambiente.
L’abbiamo scampata bella, ma la prossima volta?
AUGUSTA, LA PROTEZIONE CIVILE SI FA PREVENENDO!
di Giorgio Càsole
Augusta. “Seguire la dieta mediterranea, camminare, non fumare”: sono state raccomandazioni sostenute da Margherita Ferrante, ordinaria di Igiene all’Università di Catania, in occasione di un convegno sulla salute nel salone di rappresentanza. Del palazzo municipale. Le raccomandazioni della docente puntavano e puntano, dunque, sulla prevenzione, per applicare il vecchio mònito “prevenire è meglio che curare”. La prevenzione non riguarda soltanto la salute individuale, ma anche quella collettiva, quando si pensa all’esondazione dei fiumi, agli allagamenti dei territori, ai rischi di terremoto e. perché no? – di maremoto. Da un punto di vista sismico la Sicilia è una terra che non fa dormire sonni tranquilli, com’è successo di recente. La forte scossa di terremoto, epicentro Acicastello, di venerdì 21 aprile e la successiva del 22, epicentro Malta, hanno fatto ricordare alla popolazione di Augusta il rischio corso due mesi prima, il 6 febbraio: “L’abbiamo scampata bella!”, aveva esclamato, sollevata, la signora settantenne C.S., che abita in un appartamento di uno dei non pochi palazzi che si affacciano sul Lungomare Gioacchino Rossini, che si riempie di alghe e detriti appena i venti di burrasca provocano una mareggiata. Il lungomare è a pochi metri dalla battigia del golfo Xifonio, sul quale lunedì 6 febbraio si poteva riversare un maremoto. L’onda lunga, prevista per le 6,30 del mattino, doveva essere la conseguenza dello spaventoso e devastante terremoto, di 7.9 magnitudo, che, la notte, intorno alle 2,17, fra domenica 5 febbraio e lunedì 6, appunto, ha provocato morte e distruzione fra Turchia e Siria. Il Dipartimento italiano di protezione civile, appena dopo l’esplosione dell’energia sismica in quell’area, nella previsione del cosiddetto tsunami che si poteva abbattere sulla Sicilia orientale, da Messina a Portopalo, ha vietato la circolazione dei treni lungo le zone a rischio e ha allertato i sindaci, i quali, a loro volta, hanno raccomandato, attraverso i social, ai loro concittadini “la massima cautela”. A Catania, la locale Protezione civile ha temuto per il simulacro della patrona Sant’Agata che, la mattina di lunedì, doveva far rientro nella cattedrale: tempio considerato a rischio perché prossimo alla costa. La signora C.S dice risentita: “Se ci fosse stato il maremoto, chissà dove sarei io, che abito proprio di fronte al mare? Il sindaco di Augusta sapeva che doveva far evacuare le popolazioni a rischio e non solo appellarsi a una generica, seppur massima, cautela , per di più attraverso i social. Nel trapanese ci sono stati sindaci che hanno raccomandato l’evacuazione degli abitanti in zone a rischio. Chi è che legge i messaggi sui social nelle ore in cui la gente dorme? Quando, a pericolo cessato, ho saputo d’aver corso questo rischio, ho pensato a una bufala. Non avrebbe fatto meglio il sindaco a far circolare un’auto della polizia municipale per avvertire gli abitanti, almeno del Lungomare Rossini e dintorni? In passato, auto simili sono passate per le vie cittadine per informare di un’imminente disinfestazione. La protezione civile si fa anche e soprattutto prevenendo”, conclude la signora che, come moltissimi augustani, è stata ignara di tutto fino a quando, alle 7,27 del mattino di lunedì è stato comunicato il cessato allarme Quella notte l’abbiamo scampata bella, ma la prossima volta?

