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AUGUSTA, PROGETTARE PER DIFENDERCI: “DOBBIAMO COSTRUIRE BENE!” 

di Giorgio Càsole

Augusta. Recentemente,  parlando a un convegno sulla salute,  tenuto a palazzo di città, Margherita Ferrante, docente ordinaria di Igiene all’Università di Catania, ha sottolineato l’importanza degli stili di vita da mettere in pratica per una salute migliore, individuale e collettiva, e ha esortato gli amministratori comunali a progettare per il cambiamento. In questo campo, risulta ovvio sottolineare la necessità di progettare secondo esigenze di priorità. In questo periodo, in virtù di raccomandazioni  e ammonimenti provenienti dagli organismi europei, si fa un gran parlare di case “verdi”, tali da poter risparmiare sui costi energetici. In primo luogo, da noi, però, bisognerebbe pensare a costruire le case in grado di resistere alle sollecitazioni dei terremoti.  Che la Sicilia sia una  regione ad alto  rischio sismico, soggetta ai fremiti del nostro pianeta, è un dato acquisito da tempo. La fascia orientale della Sicilia è stata colpita da terremoti disastrosi con una certa periodicità: nel 1169, nel 1542, nel 1693 – il terribile terremoto per  cui ancora oggi, l’11 gennaio, si prega in chiesa – nel 1848. Il 13 dicembre 1990 le province di Catania, Siracusa e Ragusa furono interessate da un terremoto, il cui epicentro fu nelle acque al largo di Augusta (città nel  cui territorio e in quelli di Melilli e Priolo sorge il polo petrolchimico più significativo d’ Europa). La notte fra il 5 e il 6 febbraio 2023 poteva essere  la ripetizione dell’incubo provato dagli augustani la notte del 19 maggio 1985, per lo scoppio dell’ICAM, e la notte del 13 dicembre 1990. Non si deve abbassare la guardia, anche  perché persino un terremoto, considerato minore, come quello di Santa Lucia, può provocare ingenti danni e decine di morti. Uno che non ha abbassato e non abbassa la guardia è il sismologo e vulcanologo augustano Marco Neri, primo ricercatore nella sede catanese  dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia  o INGV. Da noi sentito, Neri, ricorda che: “Nel mare Ionio, di fronte alle nostre coste, ci sono le strutture sismogenetiche più importanti del Mediterraneo centrale, strutture, che possono produrre, cioè, terremoti: la scarpata ibleo-maltese, un sistema di faglie che può produrre terremoti, come l’ultimo registrato nella Sicilia orientale: quello del 13 dicembre 1990. Desidero ricordare che il terremoto più violento avvenuto in Italia negli ultimi mille anni fu quello del 1693 nel Val di Noto,  evento realmente catastrofico, che non solo rase al suole le città della Sicilia orientale, ma ebbe ripercussioni a Palermo, distrusse case in Calabria e fu avvertito anche in Africa, un evento veramente importante, di magnitudo 7.4, alcune centinaia di volte più catastrofico di quei terremoti che hanno colpito l’Italia centrale nell’estate del 2016. Tutto questo viene da strutture sotto di noi, di cui non ci accorgiamo. Per questo, dico che il pericolo viene dal mare, anche se il mare non c’entra, ma il mare nasconde questa scarpata così importante.     L’effetto morfologico della faglia sul fondale marino provoca un abbassamento della scarpata di 30 metri. Ogni volta che si produce un terremoto, la crosta terrestre di fronte alle coste siciliane, fa un piccolo scatto. Il terremoto di Santa Lucia può essere definito, alla siciliana, “babbu”, di cinque gradi, un terremoto che non fa nulla, in genere, se consideriamo che in Giappone se ne registrano centinaia ogni anno.    Se le case ci crollano addosso è perché le nostre costruzioni non sono in grado di resistere a terremoti modesti.  Noi, come comunità siciliana, non ci  siamo riusciti. In molti comuni della Sicilia siamo all’anno zero o sotto zero quanto a capacità di costruire case in grado di resistere, come in Giappone, dove riescono a convivere con i terremoti. Sono necessari, dunque, gli studi di microzonazione sismica. Noi viviamo in uno dei settori a più alta sismicità del Mediterraneo. Abbiamo l’Etna, uno dei vulcani più attivi del mondo. Come scienziati, non possiamo dire quando ci sarà il prossimo terremoto, ma siamo sicuri che ci sarà e sarà d’ elevata magnitudo. Abbiamo un solo modo, intelligente,  per  difenderci: dobbiamo  costruire bene!”. Saranno ascoltati e messi in  pratica gli ammonimenti degli scienziati, come Marco Neri?

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