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Bambini e coronavirus: quali le conseguenze?

di Rosalia Giangreco

Una categoria che il covid nella sua violenta virulenza sembra avere prodigiosamente graziato sono i bambini, a parte qualche rara eccezione. Ma quanto ha inciso la quarantena o sessantena (si potrà dire?), nei più piccoli?

Eccitati dalla chiusura improvvisa delle scuole, i primi giorni pensavano di essere in vacanza, poveri cuccioli… Presto però si sono ritrovati in gabbia, in isolamento senza nonni – salvezza di intere famiglie- senza amichetti, no sport  né parco giochi…La loro sfera d’azione è tornata ad essere esclusivamente la casa, come ai primi vagiti…

Ci sono ricadute sul piano emotivo e su quello relazionale? E l’apprendimento?

I più piccoli sono la categoria che meno ha interessato i governi; eppure molti bambini vivono in mini appartamenti e non sono figli unici. Alcuni di loro invece sono affidati a  un solo genitore, perché separato, e difficilmente avranno avuto modo di vedere l’altro, se non in videochiamata, durante la quarantena. Come avranno trascorso questi lunghi due mesi? Le prime settimane giocando e godendosi finalmente la mamma, che magari era in casa in attesa di disposizioni per cominciare lo smart working. Ma poi? Quando il ministro dell’Istruzione ha dato il via alla didattica a distanza e ha preannunciato che a scuola non si sarebbe più rientrati, anche i bimbi della primaria si sono ritrovati alle prese con pc, tablet e videolezioni, piattaforme su cui consegnare i compiti e tanto altro. In una situazione normale, dopo le difficoltà iniziali, nonostante i mesi trascorsi per la scolarizzazione siano andati a farsi benedire, sono riusciti a fare qualche compitino e sono stati felici di rivedere i compagni di classe. Ma quanti sono i bambini di un’Italia in ginocchio che hanno a disposizione un pc tutto per sé, da non dividere con i fratelli, e un genitore libero per poterli aiutare? Ci sono famiglie con più di un figlio in età scolare e neanche un pc in casa e, nonostante le scuole abbaino fatto il possibile per fornire le famiglie più disagiate di devices e schede dati per la connessione, in realtà sono tanti coloro che non si palesano per pudore o vergogna. Come consolideranno le competenze i bambini che hanno cominciato la scuola primaria? Mezz’oretta di videolezione due o tre volte a settimana in mezzo al frastuono sarà sufficiente o bisognerà ricominciare da capo, non si sa quando ma appena sarà possibile?

Studi recenti hanno dimostrato che insonnia, sbalzi d’umore, de-socializzazione, stress post traumatico sono alcuni dei tanti sintomi che colpiscono i più piccoli. Essendo spugne c’è anche il rischio che interiorizzino le paure e le preoccupazioni dei genitori e sviluppino diversi stati d’ansia.

Per non parlare poi di chi ha subito la perdita di una persona cara il nonno o un genitore e non lo ha più visto: come elaborare il lutto? Gli arcobaleni e i canti dal balcone all’inizio hanno rincuorato le persone, presto sono riemerse le criticità di sempre di molte famiglie italiane che fino a oggi non hanno risolto i loro problemi, anzi sono aumentati. E’ vero che stare in casa non è andare in guerra però quando non ci sono gli spazi, non c’è un balcone, non c’è un pc e non ci sono soldi sono sempre gli innocenti a pagarne le conseguenze, perché a loro in pochi danno voce. E’ facile parlare col senno di poi, nessuno era preparato a una pandemia però sarebbe stato necessario tenere in considerazione i bisogni dei più piccoli che senza nonni – per chi li ha – e baby sitter – per chi può permetterselo -, senza scuola in presenza e senza aiuto, non stanno vivendo un bel momento.

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