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Parroco di Augusta ridotto allo stato laicale, riconosce errori e fallimento

L’ex parroco di San Sebastiano, Paolo Pandolfo, spera in un grazia papale

di Giorgio Càsole

Augusta. L’ex parroco di San Sebastiano-Sant’Andrea ed ex rettore della chiesa dedicata alla Madonna del Carmelo,  il 58enne sortinese Paolo Pandolfo,  è stato “rimesso” allo stato laicale, cioè non è più presbitero della Chiesa cattolica: in altre parole non potrà più esercitare la funzione sacerdotale, anche se resta “sacerdos in aeternum”, essendo il sacerdozio considerato un sacramento dalla Chiesa. Per decisione, inappellabile, della congregazione del clero, con sede a Roma, Pandolfo, già sospeso “a divinis”, con il divieto, cioè, di celebrare messa e di somministrare i sacramenti, non è più prete dal 22 giugno scorso.

La voce era in giro da tempo, ma la conferma ufficiale è venuta dallo stesso Pandolfo, attraverso un lungo sofferente monologo, pubblicato in video  sui social media da lui stesso, smagrito, barba lunga, occhiali ambrati, voce più volte rotta dall’emozione, specialmente quando ricorda  il suoi trascorsi da sacerdote,  in cui riconoscendo i suoi errori e i suoi fallimenti, dovuti a una sua propria crisi psicologica talmente significativa che egli cita persino la psicologa e il neurologo che lo assistevano. Pandolfo fa un’affermazione su cui varrebbe la pena riflettere da parte, soprattutto, dei molti devoti praticanti. Pandolfo ammette d’aver “creduto nella misericordia, tanto decantata, della Santa Madre Chiesa”,  ma non può fare a meno di sottolineare che i suoi “errori sono stati valutati alla stregua di quelli che si macchiano di pedofilia o di altri tipi di violenza”. Pandolfo non fa nomi, non aggiunge altre considerazioni, non parla di doppiopesismo, ma a chi sa è evidente l’allusione a quegli ex confratelli denunciati per pedofilia che non hanno subìto la sua stessa sorte, sorte che, secondo lui, non è per volontà di Dio, ma degli uomini, tant’è che afferma di non aver perso la fede, né la fedeltà a Cristo. Pandolfo chiede giustizia, afferma di voler perseguire coloro che, sentiti durante l’istruttoria segreta tenuta a Siracusa, hanno detto il falso e spera di poter compiere un estremo tentativo appellandosi a papa Francesco, confidando nella misericordia del Santo Padre, “disponibile ad andare in qualsiasi parte del mondo pur di fare il sacerdote”.  In sostanza, Pandolfo spera in cuor suo in una grazia papale e in reintegro, non sappiamo quanto realistico, nel presbiterato, visto che, come abbiamo ricordato, la decisione, secondo il Diritto canonico, non è appellabile, come nell’ordinamento giudiziario italiano. Paolo Pandolfo, prima di diventare sacerdote, è stato frate francescano. Come sacerdote ha fatto parte del movimento “Rinnovamento dello Spirito” di cui era un così fervido testimone che, da parroco ad Augusta, aveva attirato e entusiasmato molti fedeli. Alla notizia della riduzione allo stato laicale, alcuni fedeli o ex fedeli hanno commentato su FB: “Una bravissima persona, se ha sbagliato è stato vittima di sé stesso ,non ha fatto del male a nessuno, non capisco questo accanimento della Chiesa quando in altre situazioni sicuramente più gravi, non è stata così drastica” (Marilene Migneco). “Ci sono e ci sono stati parroci che hanno commesso cose molto più gravi lui, come ad esempio la pedofilia ecc. Non solo non sono stati rimessi, ma sono stati spostati in altre parrocchie. Come funziona, chi ha meno peccati viene rimesso? E’ giusto che sconti la sua pena, se si è pentito bisogna darle un’altra possibilità. Esiste il perdono non lo dico io, ma il Signore.”(Michele Spinelli). “Che dire ? Quando un sacerdote viene ricondotto allo stato laicale, è tutta la comunità a perdere qualcosa : nessun vinto e nessun vincitore, solo tanta amarezza .Auguro a Paolo Pandolfo una nuova rinascita che potrà avvenire solo se riuscirà a mettersi davanti ai suoi immani errori commessi riconoscendoli in tutta la loro gravità e smettendo di paragonarsi ad altri in maniera vittimistica. Lui ha frodato un paese intero e il perdono lo deve chiedere a sé stesso visto che era amato da tutti. Solo dal fondo si può risalire ma, per farlo, deve alleggerirsi di tanti macigni che, nel suo caso, sono state vere zavorre.”(Rosanna Amato).Dopo 35 anni di sacerdozio, dunque, Paolo Pandolfo, nato il 28/11/1965, dovrà attendere ancora circa nove anni per poter ricevere la pensione. Nel frattempo, dovrà cercarsi un lavoro.

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