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Rosolini celebrato il Dantedì: “Dante poeta nazional popolare”, secondo la versione di Giorgio Càsole

Rosolini. Nella sala Cartia  del  Palazzo di città,  l’associazione “Cultura e Dintorni” nell’ambito delle attività culturali del venerdì, ha reso omaggio a Dante Alighieri, anticipando il “Dantedì”, la giornata celebrativa istituzionalizzata dal Consiglio dei Ministri il 25 marzo del 2020. Dopo una brevissima introduzione da parte del presidente dell’Associazione, prof. Corrado Calvo, sulla “Divina Commedia” e un succinto profilo su Dante tracciato dal prof. Giuseppe Blandino, entrambi scrittori,  ha avuto inizio, davanti a un numeroso e attentissimo pubblico, la “Lectura Dantis” a cura del prof. Giorgio Càsole. Giorgio Càsole, giornalista, scrittore, uomo di teatro e profondo cultore di Dante, si è reso protagonista di una magistrale performance con commenti, interpretazioni e recita degli episodi centrali di due canti dell’Inferno,  il V – Francesca e Paolo –  e il   XXXIII – il Conte Ugolino. E’ stato lo stesso Càsole a premettere Francesca a  Paolo, anziché Paolo e Francesca, come si legge nelle antologie,  giacché è Francesca che risponde a Dante e dialoga con lui, mentre Paolo si limita a piangere in questo canto fra i più celebrati del poema, uno dei capolavori della letteratura mondiale, che non dev’essere inteso solo come opera di poesia. La “Commedia” dantesca ha un carattere “profetico” che si modella sulla scorta delle Sacre Scritture. Dante stesso, nel “Paradiso”,  definisce il suo lavoro “poema sacro al quale ha posto mano e cielo e terra”. Dante ritiene di dover essere lui a indicare all’umanità la via per salvezza dell’anima, indicando il percorso,  attraverso la  conoscenza del castigo divino nell’imbuto  dell’eterna dannazione posto sotto Gerusalemme,  quella delle tappe della  penitenza sulla montagna del Purgatorio e della visione beatifica di Dio nell’empireo. Dante così compie un viaggio mentale o, meglio, ha la visione di un viaggio che dura per tutta la settima santa del 1300, sul modello delle visioni o rivelazioni dell’”Apocalisse”, l’ultimo dei libri della Bibbia. Solo così si può spiegare l’atteggiamento profetico assunto da Dante nel poema, laddove proferisce oscuri messaggi sui destini umani e invoca castighi divini. Perché il suo messaggio di salvezza possa  raggiungere il pubblico più vasto, sceglie di scrivere il poema nella lingua parlata del suo tempo a Firenze: il volgare (dal latino vulgus ‘popolo’) o lingua del sì. E’ consapevole che, non usando il Latino, la lingua dei dotti comune a tutta l’Europa,  non sarà capito dalle genti d’Oltralpe, ma gli preme essere capito in Italia, perché per lui l’Italia, sede del papato, è il centro della cristianità e centro dell’impero. Il suo messaggio di salvezza può essere irradiato a tutte le altre popolazioni, attraverso la diffusione orale, come il messaggio cristiano si è diffuso sin dai tempi delle persecuzioni, attraverso le  predicazioni.Avendo usato la lingua del popolo – ha sottolineato Càsole – Dante può essere definito poeta popolare. Avendo portato quel volgare a livelli tali da diventare esemplari per farne un modello di lingua nazionale, ecco che Dante può essere definito, secondo Giorgio Càsole,   poeta nazional popolare, nel senso genuino e nobile di questa definizione.

Ad allietare la serata con piacevoli brani musicali è intervenuto “ Il Modica Guitar Trio”, tre bravissimi chitarristi, Mattia Pitino, Enrico Buscema e Francesco Assenza,  allievi del direttore artistico di Cultura e Dintorni, il maestro Lino Gatto. Per l’alta qualità di questa serata culturale e per il totale coinvolgimento del pubblico, non ci sarebbe stato modo migliore per omaggiare il “Sommo Poeta”.

G. B.

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