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AUGUSTA, CASA PENALE, IL SOTTOSEGRETARIO ANDREA DELMASTRO (FDI) ELOGIA LA POLIZIA PENITENZIARIA 

di Giorgio Càsole

Augusta. “Sono venuto qui stasera in modo rocambolesco, quasi picaresco, ma ci tenevo a far sentire, attraverso la mia persona, la presenza dello Stato agli splendidi uomini e donne della polizia penitenziaria, che, con alto senso di professionalità e umanità, hanno svolto un lavoro eccezionale nell’affrontare e contenere un evento critico che poteva degenerare in una situazione più grave di quella che ho voluto constatare di persona”. L’apprezzamento è stato espresso dal sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro (Fratelli d’Italia), che, martedì sera,  ha compiuto una visita-lampo nel carcere di Augusta, dove il sette gennaio la locale polizia penitenziaria ha dovuto far fronte a un tentativo di rivolta da parte di detenuti, soprattutto extracomunitari.  Intorno a mezzogiorno, i detenuti si sono ribellati, a quanto ha riferito lo stesso Delmastro, perché non hanno usufruito tutti insieme della cosiddetta ora d’aria. Per motivi tecnici, che non sono stati chiariti, il passeggio all’aria dei detenuti è stato frazionato e questo sarebbe stata la scintilla che ha provocato la reazione violenta dei detenuti che hanno infranto addirittura vetri blindati, rotto telecamere e  citofoni e danneggiato porte anch’esse blindate, causando danni che sono ancora in via di quantificazione. La reazione dei poliziotti penitenziari – ha precisato il sottosegretario – è stata così professionale che, nel giro d’un’ora,  ciascun detenuto è rientrato nella propria cella. Appresa questa notizia, Delmastro ha deciso di volare, nel pomeriggio di ieri,  da Roma ad Augusta, visitare il carcere, sentire la direttrice Lantieri e il vertice degli agenti di polizia e tenere una rapida conferenza- stampa. La visita doveva avvenire intorno alle 6 del pomeriggio, ma l’aereo ha portato due ore di ritardo e, a motivo del forte vento sulla pista di Fontanarossa, è stato dirottato da Catania a Comiso. Da Comiso ad Augusta il tragitto non è né breve né agevole, se pensiamo alla Ragusa-Catania (considerata strada della morte): da qui il riferimento a un percorso rocambolesco e addirittura picaresco. Il risultato è stata la conferenza stampa tenuta intorno alle 9 di sera, con l’ansia di non arrivare in tempo per prendere l’ultimo aereo per la capitale. Nonostante questo, Delmastro, accompagnato da Pietro Forestiere, dirigente nazionale di FdI, dal commissario provinciale FdICiao, Laura Giuseppe Napoli, e dal  presidente provinciale GN (Gioventù nazionale) Marco Failla, è stato disponibile alle domande dei giornalisti, dopo le dichiarazioni programmatiche, all’interno delle quali ha più volte espresso l’apprezzamento verso uomini e donne della polizia penitenziaria di tutt’Italia, uomini e donne che ogni giorno, ogni mese dell’anno compiono il proprio dovere nei 190 reclusori italiani, senza cadere nelle degenerazioni in cui sono caduti taluni poliziotti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere all’epoca dell’infuriare dell’epidemia da Covid 19. Del resto, ci sono situazioni che mettono in difficoltà gli stessi agenti di custodia, quando le carceri non hanno il personale previsto in organico, specie quando, come ad Augusta, c’è un numero sovrabbondante di detenuti: quasi cinquecento  ad Augusta, dove occorrerebbe impinguare l’organico di almeno sessanta unità. Delmastro ha precisato che il governo Meloni ha già inserito nella nuova legge finanziaria la somma necessaria per reclutare almeno mille persone da dislocare nei penitenziari italiani, la cui popolazione carceraria è sovrabbondante per la presenza di tossicodipendenti e di extracomunitari. I tossicodipendenti commettono reati legati alla loro condizione di “tossici”. Basterebbe – ha auspicato il sottosegretario – collocare questo soggetti in case contenitive di recupero, come quella di Muccioli, per esempio, e lo Stato risparmierebbe una somma considerevole di quattrini. Ogni detenuto costa allo Stato circa 137 euro al giorno contro gli 80 in una casa di recupero. Risparmio maggiore se rimandassimo gli extracomunitari che delinquono nei Paesi d’origine, per scontare la pena secondo la normativa italiana. Se si considera che gli extracomunitari sono circa 17 mila, un terzo del totale, il conto è fatto. Delmastro ha assicurato che il nuovo governo s’impegnerà in questo senso fino a raggiungere l’obiettivo entro gli anni di questa legislatura. Così come s’impegnerà a dotare gli agenti penitenziari di quello stesso taser di cui dispongono gli agenti della polizia di Stato.  Il taser è un dispositivo che sprigiona una scarica elettrica che rende inoffensivo il  tentativo di violenza e può essere usato come strumento deterrente. I poliziotti penitenziari “non sono figli di un dio minore”, ha sottolineato Delmastro, e hanno diritto a portare il taser come hanno  diritto anche ad avere un capo nazionale, come ce l’hanno gli altri corpi di polizia. Delmastro ha assicurato anche che il governo Meloni ha previsto di riformare la riforma Cartabia, che fa parte del PNRR e dev’essere ritoccata previ accordi con Bruxelles. Nel 1978 il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa venne ad Augusta nottetempo per ordinare l’evacuazione immediata di tutti i detenuti reclusi nel vecchio castello svevo e che nel corso di quell’anno avevano persino accoltellato gli agenti di custodia. Il castello svevo era un maniero medievale, quasi un castello d’If come raccontato da Alexandre Dumas nel “Conte di Montecristo”. L’attuale casa di reclusione, sorta circa undici anni dopo sulla provinciale per Brucoli, è un carcere di massima sicurezza, diviso in sezioni isolate l’una dall’altra, con mura invalicabili, pavimenti a prova di bomba, da cui è quasi impossibile evadere, che non solo ha problemi di organico, ma anche di docce in ogni cella, con ovvi  riverberi sulla condizione dei detenuti. Dovremmo saperne di più per capire cosa cova sotto la cenere. Non è, infatti, giustificabile una reazione violenta come quella dell’altro giorno solo per il frazionamento del numero dei detenuti durante il passeggio. Presumibilmente, oltre a Carlo Renoldi, magistrato capo del DAP (da cui dipende il corpo di polizia penitenziaria), anche la Procura della Repubblica a Siracusa sta indagando sui fatti del 7 gennaio 2023. Delmastro ha tenuto a precisare che, ancora oggi, la polizia penitenziaria non ha un protocollo, “regole d’ingaggio” le ha definite, per sapere quali misure debba mettere in campo in situazioni del genere. Ed è questa un’altra ragione, secondo l’esponente di FdI, per cui è necessario che i poliziotti penitenziari italiani, abbiano come capo uno di loro, come ce l’hanno i carabinieri, e non il DAP. Nel 1978 Dalla Chiesa evacuò il carcere, nel gennaio 23, il sottosegretario Delmastro ha elogiato i “gerarchi” (parola sua) della polizia penitenziaria e ha voluto attualizzare nel carcere di Augusta l’eterno mito di Caino e Abele, instaurando il parallelismo: Abele = poliziotti, Caino = detenuti. Delmastro ha fatto ritorno a Roma in modo regolare, non più in maniera rocambolesca.

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