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Presentazione libro Vittorio Pianese 

Nel dipanarsi degli anni, dalla prima pietra del 1949 con la costruzione della Raffineria RA.SI.O.M., il Polo industriale ha avuto un grande impatto sulla vita economica e sociale della Provincia. Le vicende della transizione energetica, come è stato posto in rilievo dalla Confindustria e dalle Organizzazioni Sindacali, rischiano di porre fine alla straordinaria esperienza. Una riflessione che desidero sottoporre alla considerazione di tutti è che ritengo estremamente riduttivo, come ho letto più volte, ridurre la questione alla perdita dei posti di lavoro, stimata intorno alle 7500 unità. Riduttivo, perché occorre analizzare il numero complessivo, tra occupati diretti e indiretti, nelle specializzazioni che lo compongono. 

Siamo di fronte a tecnici che conducono attrezzature estremamente sofisticate, che rispondono ai più moderni criteri delle tecnologie innovative. Le imprese dell’indotto intervengono con eccellenza nella progettazione ed esecuzione delle attività relative alla costruzione dei nuovi impianti e alla manutenzione degli stessi. La permanenza del polo assicura lo sbocco lavorativo per gli istituti professionali che sono in grado di formare personale che, anche se non trova occupazione immediata localmente, ha una preparazione eccellente riconosciuta a livello nazionale ed internazionale. Un vanto del polo sono i risultati nella sicurezza e nella salute dei lavoratori impiegati. Questo modo di operare ha consentito a tutte le aziende associate a Confindustria, grandi, medie e piccole, di elaborare e pubblicare il rapporto di sostenibilità complessivo, primo esempio nel nostro Paese.

Vi è da considerare infine tutto il complesso delle attività che gravitano intorno al Polo, che negli anni ha contribuito a formare eccellenti professionisti nella logistica, nelle spedizioni, nella cantieristica e nelle attività legate alla sicurezza e alla difesa dell’ambiente.

Come è stato più volte ribadito, le aziende del Polo hanno progetti utili ad assicurare la transizione energetica, richiedono che tali iniziative vengano accompagnate dalla partecipazione finanziaria dello Stato con interventi similari previsti per altri settori produttivi.

L’appello che sento di rivolgere in questa occasione è che le istanze sollevate dagli Imprenditori e dai Sindacati siano patrimonio comune delle popolazioni che gravitano intorno alla zona industriale. Occorre che le Istituzioni sentano che favorire la transizione del Polo, preservandone l’insostituibile patrimonio di esperienze e professionalità, è la volontà prevalente delle popolazioni, nella piena condivisione delle nuove generazioni, convinti tutti che il futuro di Siracusa debba rimanere ancorato ad una agricoltura anche di trasformazione, all’industria, al terziario, alla valorizzazione dei beni culturali e al turismo, elementi che possono integrarsi, grazie ai criteri della sostenibilità e della rivoluzione  digitale. 

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