AUGUSTA, CASO INCARDONA, IL VESCOVO LO MANTO AVVIERA’ IL PROCESSO CANONICO?<
Di Giorgio Càsole
Dopo il processo penale, definito dopo nove anni dal fatto, con gli arresti nella casa di reclusione di Ragusa, dovrebbe essere avviato il processo canonico nei confronti dell’ex arciprete di Augusta, Gaetano Incardona, 83 anni, originario di Buccheri, un paesino di nemmeno duemila abitanti, a poco più di 8oo metri sul livello del mare. Incardona venne ad Augusta oltre cinquant’anni fa, quale assistente spirituale della FUCI, i giovani universitari cattolici: alto, bello, aitante, fresco di studi teologici, dalla parola suadente, senza accento dialettale, fece sùbito colpo sui giovani universitari, che incominciarono a frequentare la chiesa madre, dove il giovane presbitero collaborò strettamente con il parroco Alfredo Maria Garsia, della schiatta discendente dai maggiorenti spagnoli Garçia, in predicato di diventare vescovo. Garsia, infatti, fu eletto vescovo di Caltanissetta il 21 dicembre 1973 e consacrato vescovo in chiesa madre il 2 febbraio 1974 (secondo vescovo nativo di Augusta dopo Pietro Frixa del XV secolo). Probabilmente, in cuor suo, Incardona aspirava a succedere a Garsia, ma era troppo giovane per quell’incarico che, di norma, coincide con la nomina ad arciprete della città federiciana. Per quel posto, il vescovo Calogero Lauricella scelse un prete di Francofonte, Matteo Pino, che aveva avuto esperienza di prete fra gli operai della zona industriale, che non bramava di ricevere incarichi e che aveva voluto portare nella diocesi di Siracusa il messaggio di Chiara Lubich, la fondatrice del movimento cattolico dei focolarini e che disprezzava il denaro. Incardona fu trasferito all’ospedale “Muscatello” quale cappellano del nosocomio, con ampia libertà di movimento, e, dopo la rinuncia dello stesso Matteo Pino a insegnare al liceo classico “Mègara”, fu incaricato di insegnare religione nel più antico istituto superiore di Augusta, dove ancora è ricordato lo scontro con l’allora preside Alberto Terranova, nipote di Aldo Caramagno, primo parroco della chiesa del Sacro Cuore, la prima chiesa costruita in zona borgata. Incardona fu nominato successore di Caramagno e dovette lasciare l’incarico di cappellano al “Muscatello”. In quella parrocchia si fece apprezzare più per la sua erudizione teologica, che sciorinava durante le omelie in cui predicava con gli occhi chiusi, come ispirato, che per fervore parrocchiale. “ E’ un fine teologo, anche se con debolezze senili”, ci dice Pier Antonio Mantinei, ex sindacalista CGIL, ateo, ma estimatore di Incardona. Quindici anni fa, finalmente, arrivò il turno per Incardona d’essere nominato parroco della chiesa madre, arciprete di Augusta e rettore di almeno sei chiese, di cui alcune di proprietà delle confraternite religiose che sopravvivono ormai grazie alle tradizioni popolari, soprattutto quelle legate alle processioni pasquali e del Corpus Domini. Sono associazioni , che affondano le radici nei secoli in cui le confraternite assolvevano il compito che oggi sarebbe dei sindacati, i cui responsabili sono chiamati governatori. Con alcuni di questi governatori Incardona strinse rapporti più stretti che con altri e uno di costoro fu chiamato come testimone a discarico dai difensori di Incardona nel processo per violenze sessuali contro una 21enne, recatasi da lui per confessarsi, che ha visto soccombere Incardona, tanto che, dopo nove anni, è da lunedì 24 gennaio è ristretto nel carcere di Ragusa, dove dovrebbe scontare cinque anni e tre mesi, tale è la sanzione irrogatagli di giudici di primo e secondo grado e confermata dalla Cassazione. I difensori, dopo la conferma, avevano chiesto che fosse diminuita la pesantezza della condanna, per consentire che l’ormai anziano sacerdote potesse essere posto agli arresti domiciliari. La Cassazione aveva rinviato il fascicolo alla Corte d’Appello di Catania, che, però, il 19 gennaio scorso, ha confermato la condanna. Da qui il trasferimento a Ragusa. Durante questi nove anni, tranne nel breve periodo degli arresti domiciliari iniziali, Incardona è stato libero di muoversi, di celebrare messa e di festeggiare il 5o° di sacerdozio e d’essere invitato, pur gravando su di lui la pesante condanna di I grado, all’ordinazione episcopale del siracusano Giovanni Accolla. Potrà continuare a dir messa, pur nel carcere o a casa, se i giudici dovessero applicare la misura degli arresti domiciliari, qualora i difensori dovessero dimostrarne la necessità per ragioni di salute? La condanna inflitta a Incardona rientra in uno dei casi, previsti dal diritto canonico, di sospensione a divinis, in virtù della quale il sacerdote o il vescovo colpito non può celebrare messa né amministrare i sacramenti. Nella curia siracusana sono stati avviati già almeno due processi: uno nei confronti di Palmiro Prisutto, rimosso dal vescovo Lo Manto da parroco della chiesa madre, l’altro nei confronti di un parroco accusato di aver venduto preziosi arredi sacri della chiesa.Quale sarà la decisione di Lo Manto riguardo a Incardona?

