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Il caso Ribaudo. Ha presentato una sorta di testamento alla stazione CC

IL PITTORE NATIVO DI PALERMO: “HO DECISO D’INTERROMPERE DEFINITIVAMENTE LA MIA ATTIVITA’ “

di Giorgio Càsole

Augusta. Vittorio Ribaudo è sconfortato. Di più. E’ affranto. La sua voce al telefono è bassa, profonda, esitante e, a tratti, tradisce una forte emozione, un’emozione tale che la voce si spezza e si avvertono le lacrime. All’altro capo del filo non posso che essere vinto da una forte compassione (nel senso etimologico del “patire con”) verso un uomo che si sente alla fine dell’esistenza, verso un artista prolifico e solare che non prova più la spinta a produrre e che, deluso e frustrato, vuole mettere definitivamente da parte la tela o, meglio, il legno e i pennelli, anche se ancora, nonostante gli acciacchi e gli affanni, potrebbe ancora dare segni della sua vitalità, pur collaborato dal figlio Stefano e da alcuni allievi. Ribaudo, in gioventù, aveva deposto la racchetta da tennista, che gli aveva procurato notorietà e prebende. L’aveva fatto quando s’era reso conto che il suo nume tutelare, il daimon dei greci, lo aveva condotto sulla strada dell’arte della pittura, una strada che gli ha portato consensi e ammirazione, come questa pagina del poeta ennese  Ferdinando Luigi Fazzi: “Vittorio Ribaudo, eccellente pittore, inventore di una dall’inseguimento di un unico fine, dare il meglio della sua “genialità” al mondo. Ricorrentemente avviene, in questo campo che: o raggiungi i vertici più redditizi, quali Picasso e Salvador DalÍ; o sei costretto a vivere di infinite difficoltà, e spesso di stenti, come Van Gogh. In una via di mezzo si trova oggi Vittorio Ribaudo, il quale vanta riconoscimenti riportati con dovizia in un suo profilo: “La pittura di Vittorio Ribaudo viene considerata tra le più alte e rappresentative del nostro secolo. Erede e continuatore della migliore pittura italiana, è stato l’inventore della pittura su legno, in quanto sfruttando le nervature del grezzo materiale, fa vivere nei suoi quadri scene stupende della nostra Sicilia”. Ricevuto da Papa Benedetto XVI a Maggio 2009, Ribaudo ha donato alla Chiesa una sua opera del Paradiso di Dante, esposta oggi nei musei vaticani. Ha disegnato su legno, sughero, pelle, tela, pietre, marmo, pietre preziose, seta e altro, in maniera sempre originale e unica. Le sue opere si trovano in Italia, New York, Caracas, Bruxelles, Tokio, Berlino, Yemen, San Francisco ecc, ecc, ecc. Critici d’Arte, fra cui Sgarbi, artisti come Lucio Dalla, politici come l’attuale Presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, e una miriade di personaggi illustri lo hanno conosciuto e apprezzato. Oggi Vittorio Ribaudo vive in grandi difficoltà economiche e di salute. Alla veneranda età di ottantaquattro anni ha bisogno che lo Stato gli dia una mano, sotto forma di vitalizio, magari “ raccattandolo “ fra le briciole di quei milioni di Euro che trafugano i politici in quiescenza e non, e gli assegnatari di presidenze e posizioni fantasma.” Fazzi, in conclusione, lancia un affondo contro lo Stato patrigno nei confronti di artisti e poeti:“Stato”, òccupati anche dei cittadini che danno lustro e motivo della tua esistenza, e non solo degli arraffoni e fannulloni!” Ribaudo era speranzoso dopo la campagna a suo favore, avviata da chi scrive , perché lo Stato, cioè il governo, attualmente presieduto da Mario Draghi (che ha rinunciato agli emolumenti di presidente del Consiglio), gli concedesse quel vitalizio, previsto dalla legge  Bacchelli, per il sostentamento di letterati e  artisti in gravi condizioni, che abbiano illustrato l’Italia. Ribaudo era fiducioso perché lo stesso primo cittadino, Peppe Di Mare, aveva candidato il pittore, inoltrando un’istanza a Draghi. La speranza di Ribaudo s’era accresciuta quando da Roma era pervenuta al sindaco una richiesta di una documentazione congrua per suffragare la richiesta. Invece, la doccia fredda. Il vitalizio è negato per mancanza di chiara fama, come se tutti gli attuali percettori, compresi un certo scultore trapanese del legno, Giovanni Mapelli,  e il giornalista siciliano Riccardo Orioles, siano circonfusi dall’aureola della chiara fama. “Non mi viene riconosciuto il merito per il mio contributo al mondo dell’arte”, sostiene Ribaudo  in un “esposto” protocollato alla caserma dei CC di Augusta, dove ribadisce che “per le competenti autorità giudicanti io sono un artista sconosciuto, nonostante le pubblicazioni nazionali e internazionali da  me prodotte per il suddetto riconoscimento. Quindi, sconfortato da questa scarsa considerazione della mia carriera, documentata in tutti i suoi aspetti sino a oggi, giunto quasi al termine della mia esistenza terrena e affranto per l’ingratitudine ricevuta, voglio far presente che ho deciso d’interrompere definitivamente la mia attività artistica”.Ho ricevuto questo messaggio da parte di  Enzo Vinciullo, ex deputato alla Regione Siciliana: “La Commissione, presieduta dall’onnipresente Luigi Berlinguer, già Ministro della Pubblica Istruzione, ha ritenuto che Vittorio Ribaudo non abbia i requisiti previsti, ma ha dimenticato che nella stessa riunione un signore (Giovanni Mapelli, definito “scultore del legno”) ha ricevuto meritatamente ciò che a Ribaudo è stato negato. Io ritengo che, giustamente, il Mapelli abbia ottenuto il riconoscimento, ma non condivido l’esclusione di Ribaudo.
Per questo motivo, ha concluso Vinciullo, chiedo di intraprendere una energica azione a sostegno dei diritti di Ribaudo e io stesso chiederò ai deputati del mio partito, di presentare un’ interrogazione parlamentare per chiarire i motivi dell’esclusione dell’artista augustano, nella speranza che una nuova richiesta possa essere accolta dalla Commissione”. Appare improbabile che la stessa commissione possa tornare sui suoi passi. Sarebbe più opportuno riproporre l’istanza agl’inizi del prossimo anno, giacché a dicembre prossimo scadrà la commissione attuale e a gennaio ’22 dovrebbe essere eletta una nuova commissione.Da Siracusa e da Catania si sono fatti vivi estimatori del Maestro. Sono andati a trovarlo nel suo laboratorio di pittura sulla provinciale per Brucoli e hanno acquistato alcune opere in segno di stima, oltre che di solidarietà. La firma di Ribaudo ha una sua considerevole quotazione nel mercato dell’arte. “Quando non ci sarò più, la mia firma dovrebbe valere migliaia di euro”, precisa Ribaudo che, però, non può contare su episodici acquisti delle sue opere. Occorrerebbe un impegno contrattuale autorevole e remunerato, come quello promesso dal sindaco Carta di Melilli, che, sollecitato dal suo concittadino Eugenio Bonomo , aveva assicurato, tramite gli organi di stampa, che avrebbe affidato un incarico a Ribaudo per rendere più attraenti, con i suoi affreschi,  alcuni quartieri dei borghi melillesi di Villasmundo e di Città Giardino. Ribaudo aspetta e aspetta anche dall’Amministrazione di quella  città, Augusta,  dove ha messo radici quasi mezzo secolo fa, venendo da Palermo, dove, già nel lontano 1973, il quotidiano “l’Ora” gli riconosceva d’aver aperto una nuova strada dell’arte.

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