Le giornate ai tempi del coronavirus
Prima domenica di restrizioni per il contenimento del CoVid19 che sembra non volersi arrestare. Scuole chiuse e bimbi a casa, piscine e palestre offline, niente messe, cerimonie e funerali, competizioni sportive in standby e partite di calcio in solitaria. Strade deserte, tutti in casa propria finchè sarà necessario. Questo il quadro attuale e quello che si prospetta per le settimane a venire. E allora, come organizzare le lunghe giornate alla vigilia della primavera?
Bisogna usare la testa e anche questo periodo, che sembra stravolgere la quotidianità di ciascuno, passerà e forse ci lascerà indenni. Grazie alla didattica a distanza gli alunni dai 6 ai 18 anni, possono dedicare la mattina, come sono soliti fare da settembre a giugno, a prestare ascolto alle lezioni, adesso video, dei docenti e studiare le dispense loro inviate. Approfittare di questo periodo, per colmare le lacune a approfondire aspetti disciplinari tralasciati durante il trimestre per mancanza di tempo, insomma se si vuole è il momento giusto per rimettersi in pari, essere preparati e più ricettivi quando si rientrerà in aula. Gli studenti universitari affronteranno da domani il secondo semestre in videoconferenza e, laddove previsto, sosterranno via ethernet l’esame di laurea. Ma pazienza, bisogna guardare il bicchiere mezzo pieno, il traguardo è raggiunto e i festeggiamenti solo rinviati.
Ci sono adulti e anziani che escono raramente da casa se non per le necessità e che adesso, si sentono costretti a starci…Ecco, è necessario pensare meno alle restrizioni e più ai benefici che da queste ne deriveranno, se tutta la popolazione farà la propria parte, con solidarietà reciproca. Le scene trasmesse in tv ieri sera, di centinaia di persone che si affollavano alla stazione di Milano per dirigersi al sud, è raccapricciante. Senza dubbio si può comprendere il clima di panico e paura che genera la bozza di un’ordinanza sfuggita al controllo e ancor prima di essere trasmessa per via ufficiale è già pubblicata sui canali web e che suona come un “lasciate ogne speranza, voi ch’intrate”. Noi terroni del sud siamo istintivi e legati alle radici della nostra terra d’origine perciò se c’è il rischio di non poterci tornare facciamo di tutto per raggiungerla, anche a costo di ammassarci e infettarci tutti. Ma non è corretto, non è solidale e soprattutto non è civile. Dichiarare la Lombardia e le altre 14 province zona rossa, significa proteggere chi vive entro quella zona, evitare il collasso delle strutture sanitarie e contenere il contagio verso le altre regioni.
Si può pensare di sperimentare nuove ricette in cucina, al tempo del coronavirus, oppure riprendere quei lavoretti a maglia o all’uncinetto che da anni stanno nel cestino accanto alla poltrona, scendere in garage o salire in soffitta e fare una buona cernita di roba da buttare. Andare al mare e camminare, correre, starsene seduti e guardare l’orizzonte, raccogliere asparagi selvatici e finochietti in campagna…leggere un buon libro, ascoltare una buona selezione musicale. E, se si ha veramente più tempo, usarlo per riflettere a quanto imprevedibile sia la vita, a come in un attimo ogni certezza diventi un dubbio, a quante cose si diano per scontate e poi, in tempi di coronavirus, se ne senta la mancanza. Un caffè al bar con gli amici, l’aperitivo al lounge nel pomeriggio, i pranzi o le cene del sabato sera, la routine è l’abitudine di ognuno. E’ la serenità che manca, perché terrorismo mediatico a parte, la verità è che questo è un virus sconosciuto, non fa parte del nostro pacchetto virale e perciò solo rispettando le regole, mantenendo un atteggiamento prudente e attento verso se stessi e verso gli altri, l’Italia gli Italiani insieme ne usciranno più forti e uniti, si spera.
R.G.

