Didattica a distanza ai tempi del Coronavirus
Scuole e università chiuse da dal 5 al 15 marzo 2020.
Il DPCM firmato dal premier Conte il 4 marzo 2020, indica una serie di misure per fronteggiare l’emergenza Coronavirus. Le limitazioni non riguardano solo le scuole, ma interessano anche manifestazioni ed eventi di qualsiasi natura, come competizioni sportive e attività culturali. Lo sport di base non si ferma, ma solo a condizione che vengano rispettate le raccomandazioni dell’Istituto superiore di Sanità.
Per ciò che concerne nello specifico le scuole i dirigenti scolastici, sentito il collegio dei docenti, attivano, ove possibile e per tutta la durata della sospensione delle attività didattiche, modalità di didattica a distanza con riguardo alle specifiche esigenze degli studenti con disabilità.
Al fine di agevolare la didattica a distanza il Ministero dell’Istruzione ha attivato la pagina web https://www.istruzione.it/coronavirus/didattica-a-distanza.html che rappresenta un ambiente di lavoro in progress, finalizzato a supportare le scuole che vogliono attivare forme di didattica a distanza nel periodo di chiusura legato all’emergenza Coronavirus. Le istituzioni scolastiche possono fare questa scelta in totale autonomia e senza nessun obbligo, come previsto dal DPCM del 1 marzo 2020.
Da questa sezione è possibile accedere a strumenti di cooperazione, scambio di buone pratiche e gemellaggi fra scuole, webinar di formazione, contenuti multimediali per lo studio, piattaforme certificate, anche ai sensi delle norme di tutela della privacy, per la didattica a distanza. I collegamenti delle varie sezioni di questa pagina consentono di raggiungere e utilizzare, a titolo totalmente gratuito, le piattaforme e gli strumenti messi a disposizione delle istituzioni scolastiche grazie a specifici Protocolli siglati dal Ministero.
Tutti coloro che vogliono supportare le scuole possono farlo aderendo alle due call pubblicate dal Ministero che contengono anche i parametri tecnici necessari.
Per quanto la pagina creata dal Ministero possa fungere da supporto ai docenti, sembra chiaro che le scuole, eternamente in attesa di fondi specifici per la messa in sicurezza degli edifici e per la modernizzazione delle strutture, non siano in grado di supportare adeguatamente una didattica a distanza efficiente ed efficace. Ne è prova il fatto che tale pratica viene lasciata alla volontarietà delle suole.
Ritengo pertanto che, se realmente si potrà fare fronte all’emergenza assicurando il lavoro a casa degli studenti, sarà possibile solo utilizzando mezzi e strumentazioni private e non previste dalla normativa vigente come dispositivi di condivisione istituzionali, quali gruppi Facebook e WhatsApp.
Giovanna Strano

