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Quasi cento anni fa la marcia su Roma

Novantotto anni fa, il 28 ottobre 1922, venticinquemila camicie nere armate marciavano pacificamente su Roma guidate da Benito Mussolini, rivendicando dal sovrano in carica la guida politica del regno d’Italia e minacciando gravi ripercussioni, in caso contrario. La manifestazione organizzata dal neo costituito partito fascista conseguì con successo l’obiettivo pochi giorni dopo, il 30 ottobre, quando il re Vittorio Emanuele III, cedendo alle pressioni, conferì a Mussolini l’incarico di formare il governo. Da quel momento, il debole sistema politico italiano prese atto della leadership di un uomo sicuro e determinato che avrebbe lasciato i segni del suo passaggio e cambiato l’Italia. Giornalista, ex socialista, fondatore del popolo d’Italia, Mussolini fu ottimo statista ma pessimo stratega bellico ed inesperto in politica estera. Schierò gli alpini con i muli accanto ai panzer tedeschi, cercando di competere con il visionario Hitler, mente lucida ma malata, per espandere i confini italiani e creare inutilmente un nuovo impero. Nel 1940, in piazza Venezia, con il celebre grido “Popolo italiano corri alle armi”, comunicò l’ingresso in guerra accanto al dittatore tedesco. L’amicizia di Mussolini fu tradita dal crucco, per diventare, senza rendersene conto, sottomissione ai disegni di supremazia germanica, supinamente subiti dal duce romagnolo. La campagna nel sud della Francia, poi la Grecia, la Russia, una continua debacle. Eritrea, Libia, Somalia, un’invasione inutile di territori allora improduttivi. Un esercito non organizzato, poco motivato e privo di mezzi bellici. Un’armata brancaleone. Fu costretto dalle circostanze, temendo di restare isolato, a sottoscrivere la triplice alleanza con Germania e Giappone, un patto di solidarietà reciproca e di belligeranza che isolarono l’Italia dagli altri Paesi europei, per poi condividerne una fine ingloriosa, fino alla scellerata firma delle leggi razziali contro gli ebrei italiani. Conobbe giorni di gloria con oceaniche folle di cittadini che lo acclamavano a gran voce e giorni bui, prima da esiliato e poi da fuggiasco. Quello che era stato suo alleato, divenne l’aguzzino nella sua patria dei suoi concittadini. Dopo quell’epoca, i governi susseguitisi hanno volutamente celato quel periodo, seppellendo la verità e mistificandone i fatti fin dalla riunificazione del 1860, delegando nelle scuole una nuova versione storica raccontata da Camera e Fabietti. In questi ultimi anni, molti storici e scrittori hanno rivalutato l’operato di Mussolini, riabilitandolo. Il fascismo è stato, fino ad un preciso periodo, ventennio di sviluppo, di progresso e crescita non solo economica, ma anche strutturale e architettonica, di bonifica di intere regioni, di prosperità, di cui l’Italia intera e il suo popolo ha goduto dal giorno della marcia su Roma del duce di sempre. Non è bene ricordare gli obiettivi raggiunti e le opere realizzate più importanti, soprattutto a beneficio dei giovani, che anche nel tempo in cui viviamo sono sotto i nostri occhi e che nei libri di storia non vengono citate? L’assicurazione d’invalidità e di vecchiaia; l’assistenza ospedaliera ai meno abbienti e quella contro la disoccupazione; la tutela dei lavoratori e delle donne e fanciulli; la riforma della scuola e il sindacalismo integrale con le rappresentanze sindacali dei datori di lavoro; la fondazione dell’Istituto Luce e dell’ONMI, di numerosi parchi; la costruzione di Cinecittà, dell’autodromo di Monza, dell’EUR a ROMA; la magistratura del lavoro e la creazione dell’Ente Italiano Audizioni Radiofoniche; l’esenzione tributaria per le famiglie numerose e l’assistenza obbligatoria contro le malattie professionali; l’obbligo scolastico fino ai quattordici anni, il doposcuola, la refezione scolastica e l’educazione fisica obbligatoria, le scuole professionali; la costruzione di migliaia di case popolari e aule scolastiche, di fabbricati rurali e alloggi popolari, oltre centinaia di edifici pubblici, colonie gratuite estive e invernali, biblioteche, cinema e campi sportivi, strade e autostrade e linee elettriche; la fondazione dell’IRI, INAIL, INPS, IMI, IACP, INCIS, dell’Archivio di Stato, del Corpo dei Vigili del Fuoco, della Guardia Forestale, dei Consorzi Agrari, della Mostra del Cinema di Venezia; la riforma della Banca d’Italia e la firma dei Patti Lateranensi; la bonifica dei territori dalle paludi e dalla malaria; la lotta alla mafia con il prefetto Mori; l’appoderamento del latifondo siciliano e l’assegnazione delle terre incolte ai contadini; la fondazione di nuove città, di borghi e la costruzione di porti e stadi; l’emanazione del codice penale e l’istituzione del registro per le armi da fuoco; la mappatura di tutto il territorio nazionale e l’ammodernamento del catasto pubblico urbano, tanto per non dilungarmi ancora e non tediarvi. E’ da buttare interamente quel ventennio? Benito Mussolini non merita di essere menzionato tra i grandi statisti di questa repubblica, da De Gasperi in poi, pur con le pecche e colpe che chi ha governato può commettere? Quella di oggi non è una dittatura camuffata in democrazia repubblicana? Gli inciuci non sono gli stessi del 2 giugno 1946, quando i repubblicani vinsero il finto referendum contro i monarchici, bruciando le schede prima del ricontrollo, falsando così il risultato elettorale? “L’obiettivo della nostra marcia sul terreno economico – così come riportato dallo stesso duce – è la realizzazione di una più alta giustizia sociale per il popolo italiano”. L’ha realizzata, almeno in parte? Nel suo Scritti e Discorsi del 1932, Mussolini sottolinea che “il solo pensiero di una famiglia senza il necessario vivere, mi dà un’acuta sofferenza fisica. Io so, per averlo provato, che cosa vuol dire la casa deserta ed il desco nudo”. I fatti hanno dimostrato che, fino ad una certa data, i suoi intendimenti furono questi. Poi, il disastro. E nei tempi attuali, fino a quelli del Covid 19, tanto per capirci, abbiamo chiaro da quali propositi i nostri governanti sono mossi? Hanno capito veramente che le case sono deserte ed i deschi nudi? Mah! Forse al peggio non c’è mai fine. Questo ventennio “sinistro” dura da troppo. 

Michelangelo Trebastoni                  

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