BRUCOLI, FIORDI NORVEGESI, LEGGENDE E CRONACHE
di Giorgio Càsole
Brùcoli, il villaggio di pescatori, “ridente” Frazione amministrativa di Augusta, nel breve giro di un mese, è tornato alla ribalta: agl’inizi di settembre in virtù dell’ipotesi che i Bronzi di Riace si trovassero nei fondali di Brucoli, prima che il giovane sub romano Stefano Mariottini li scoprisse, il 16 agosto 1972, al largo di Riace Marina, in Calabria; agl’inizi di ottobre, grazie al convegno nazionale di Fratelli d’Italia all’interno dell’ex villaggio Valtur, grosso centro estivo, dove, lo scorso anno, il partito guidato da Giorgia Meloni aveva tenuto un convegno analogo. L’ex villaggio Valtur è quello dove Fiorello lavorò come cameriere prima e come animatore dopo. Nel fiordo canale di Brucoli, di straordinaria suggestione, che nulla ha da invidiare ai fiordi norvegesi, la notte del 17 luglio 1943, i piloti d’un aereo tedesco, colpito ai serbatoi, decisero, per alleggerire il carico, di sganciare due bombe. Le bombe caddero di fronte alle grotte del canale che ospitavano gli sfollati di Augusta e di Brucoli, provocando un massacro. Nel XV secolo Brucoli era un piccolissimo borgo marinaro di pescatori, eppure era considerato un caricatore fra i più importanti della Sicilia orientale. In Sicilia erano chiamati caricatori le aree con un porto, dov’era depositato, per scopi commerciali, il grano proveniente dai luoghi interni dell’Isola. Nel 1466, regnante Giovanni II d’Aragona e di Sicilia, il porto e il caricatore di Brucoli, sottratti al dominio di Antonio Moncada, furono destinati, per volontà règia, a far parte dei beni della “Camera reginale”, com’era chiamato il complesso di beni territoriali, città comprese, costituenti il patrimonio personale della regina. La Camera reginale era amministrata da un governatore. Con il privilegium del 1466, Giovanni II concesse a sua moglie, Giovanna Enriquez, sposata in seconde nozze, il porto e il caricatore per l’edificazione di un castello-fortezza, all’imboccatura del canale, sulla parte settentrionale di Brucoli, per meglio difendere il grano e le altre merci da imbarcare. Governatore della Camera reginale era Giovanni çabastida (leggi Sabastida), che viene ricordato in una lapide murata nella torre principale del castello: SOTTO IL REGNO DELLA REGINA GIOVANNA SONO STATA COSTRUITA PER CUSTODIRE LE MESSI DI BRUCOLI. SONO CHIAMATA TORRE çABASTIDA PERCHE’ GIOVANNI çABASTIDA MI FECE COSTRUIRE E DA LUI PRESI IL NOME. Una ricercatrice all’Istituto di studi sulle società del mediterraneo del CNR e docente all’Università Orientale di Napoli, Gemma Coleasanti, ha scoperto nella biblioteca dei Gesuiti di Barcellona, in Catalogna, quattro libri di contabilità, di cui due mastri, cioè definitivi, e due scartafacci, cioè di appunti, e un carteggio di corrispondenza tra due sorelle Johanna e Catarina Sabastida. Dalla traduzione di queste lettere e di un libro mastro, scritti in catalano, misto a siciliano, finalmente viene documentato con il dovuto rigore scientifico un periodo storico, seconda metà del ‘400, che vedeva il Caricatore di Brucoli come uno dei più importanti nell’àmbito degli scambi commerciali che avvenivano all’epoca dei fatti tra la Sicilia, il Nord Africa, Barcellona, Venezia e altre città. Catarina, moglie di Giovanni çabastida, continuò a svolgerne le funzioni dopo la morte del marito, rivelandosi, inaspettatamente, una vera e imprenditrice. Mercanteggiava in panni, frumento, carni, pelli, schiavi; produceva frumento, pane e vino; proprietaria di un hostal a Brucoli, dove si fittavano camere e si vendevano al dettaglio pane vino e carni, e prestava pure denaro. Queste notizie sono state fornite pubblicamente dalla stessa ricercatrice il 23 luglio 2011, in occasione di una manifestazione, con tanto di figuranti in costume, organizzata dal Circolo Unione di Augusta, per valorizzare proprio il castello aragonese, aperto al pubblico e solo per un periodo limitato giusto l’anno dopo. La Colesanti fornì ancora molti interessanti dettagli della vita civile, degli scambi commerciali che condizionavano l’economia di Brucoli, di Siracusa, del “Val di Noto” nel ‘400, affermando che” nessuna regina, nessuna Giovanna la pazza è stata mai a Brucoli. Sono tutte leggende”. Sono passati 13 anni da quel 23 luglio 2011 e il Castello aragonese, nonostante tanti proclami, resta ancora chiuso alla fruizione del pubblico.

