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Uomini che amano le madri – parte II

di Valeria Lombardo

Laura vive con immenso dolore e frustrazione lo sgretolarsi del rapporto con il compagno. Dopo la nascita del piccolo Luigi, lui non la degna più di uno sguardo, è diventata una donna invisibile. Ma qualcosa di imprevedibile sta per accadere al suo arrivo in Brasile.

Martedì arrivò in fretta, Nadia passò a prenderla, e via di corsa in aeroporto. Il viaggio fu infinito, Laura non partiva da anni, e per lei, fino ad allora, c’erano state solo poppate, e pasti da preparare a quel porco di pseudo marito. Non volle più pensare al passato, si promise di trascorrere quei giorni in Brasile senza pensare a nulla di tutto quello che fino ad allora l’aveva mortificata. Dopotutto non c’era granché di tempo per riflettere, in mezzo a quella carovana che portava a Rio de Janeiro. I passeggeri sembravano tutti impazziti, esaltati, si respirava un’aria di festa mista a puzzo di sudore. Arrivarono a destinazione, e furono fiori, collane floreali al collo. E chi li aveva più visti dei fiori? Le due si guardarono negli occhi e si strinsero in un forte abbraccio, augurandosi una buona permanenza. 

Nadia le strizzò l’occhio destro, e Laura ricambiò con lo stesso gesto. Arrivò il taxi, che le condusse in albergo, e anche lì un enorme “BEM-VINDO” con tanto di cocco alle mani, che conteneva una deliziosa pinacolada. Laura era estasiata, di colpo si era dimenticata di tutto, fu rapita dai colori, dalle spiagge di Copacabana e Ipanema, le gigantesche statue liberty del Cristo Redentore sul monte Corcovado, che le ricordavano un altro brano di quel disco regalatole da Nadia. E poi che dire della popolazione, c’erano tipi per ogni gusto. Le due amiche non parlavano portoghese, ma si arrangiavano con un sufficiente inglese. D’altronde i brasiliani si facevano intendere molto bene, perche loro capivano l’italiano, e soprattutto il linguaggio del corpo! 

Fu una settimana da mille e una notte, Laura sfilò persino il suo reggiseno sulle spiagge di Ipanema, Nadia si era finalmente rilassata, la sua amica era tornata, sì, era quella che aveva conosciuto vent’anni addietro. 

Sebbene gli uomini le scivolassero ai piedi, lei però non cedette alle avances, e dopo il bagno preferiva stare seduta al chioschetto per gustare quei buonissimi cocktail alla frutta, che i barman del luogo preparavano con grande maestria. Ma pur restando seduta, mentre Nadia si dava un pò da fare, le si avvicinarono i carioca, bellissimi uomini dalla pelle dorata e levigatissima, dotati di un corpo a dir poco magnifico. “Non cederò, non farò come lui” continuava a dirsi “io non sono una vigliacca, non è comportandomi come lui che avrò il mio riscatto.” Era diventato un mantra, ma certo non era insensibile ai piaceri della carne, sollecitati frequentemente da quella musica tanto suadente, e dal movimento infernale di bacini di uomini e donne. Di colpo arrivò Nadia, si sedette vicino a lei, e dopo aver ordinato un cubalibre, diede una gomitata alla sua amica, come quando voleva invitarla a cambiare umore, ma stavolta c’era qualcosa di malizioso in quel gesto. Con la coda dell’occhio le segnalò il barman, coperto solo da un paio di calzoncini striminziti, che nulla lasciavano intendere all’immaginazione. 

Laura prima le sorrise, poi le rovesciò il suo drink ghiacciato tra le cosce, e si allontanò dicendole all’orecchio “Yo no soy puta”. A cena, Laura si scusò con la sua amica e capì di aver esagerato anche se Nadia capiva cosa le passava per la testa, il pensiero di Stefano le graffiava l’anima seppure adesso fossero così distanti. Erano arrivate alla seconda pietanza, uno stufato a base di pesce con latte di cocco e olio di palma, quando Laura infilò la mano nella sua borsa e tirò fuori un mucchietto di stoffa che stava dentro il suo pugno,  lo passò sotto il tavolo cercando le mani di Nadia. Questa non capiva, prese in mano quella stoffa e la srotolò fra le sue gambe: erano i pantaloncini di Cristòvao, quello che le aveva servito il cubalibre. Quella notte Laura non rientrò in camera, era l’ultima notte lì in Brasile, non si risparmiò in nulla. 

Finalmente si lasciò alle spalle tutti i cattivi pensieri, le mortificazioni, le ciabatte, i silenzi, e l’abbrutimento del suo matrimonio. Quell’uomo sconosciuto le ricordò cosa significa essere donna. Fu delicato come una piuma nell’accarezzarle il viso, turgidi seni, fianchi così sinuosi, e i glutei tanto sodi, le lunghe ed affusolate gambe. La baciò sulle labbra, le sue erano umide e carnose, Laura era in estasi. Passarono insieme tutta la notte, finchè l’alba non li raggiunse attraverso la finestrella socchiusa, dalla quale filtrava la prima luce del mattino.- “ Come posso andare via? Cosa mi aspetta adesso?”. Gli occhi le si riempivano di lacrime, e affondò il suo corpo sotto le lenzuola coprendosi il volto, lasciando fuori il volto del suo amante, che però non dormiva. 

–  “O que se passa?” chiese lui. 

–  “Nada nada, e avvicinò la sua schiena marcata al suo addome, cercò
nuovamente il contatto con Cristòvao, ed ancora fruirono l’uno dentro l’altra, così semplicemente, e così follemente, come adorava fare Laura. Non riuscivano a staccarsi, sembravano due pezzi di un puzzle, “Laura stai sognando, tutto ciò non è plausibile, ma perchè?”. 

L’ora della partenza si avvicinava, e lei non intendeva allontanarsi da quel letto, ma doveva andare. Fece per alzarsi e vestirsi, ma l’uomo la bloccò dicendole -“Nao vàs embora”

–  “Cosa?” Laura non capiva benissimo la sua lingua, ma lui si fece capire spogliandola nuovamente. Fece ad accarezzarla ancora con infinita dolcezza, ed infine l’abbracciò fortemente. “Non posso, ho un bambino che mi aspetta.” 

–  “Uhm… bebe?” 

–  “Sì”
L’uomo si allontanò da lei e, senza dir nulla, si sedette sul letto. Laura riprese i suoi abiti, li indossò in fretta, aprì la porta e andò via.
Non ricordava più come aveva raggiunto quella casina, in mente aveva solo Luigi e l’aeroporto. Esitò confusa sulla porta, poi si diresse verso il centro, sperando di incontrare un taxi. E Nadia? Nadia non sapeva dov’era, l’avrebbe aspettata in hotel o era già andata via? L’ansia la pervase, pagò il tassista, scese subito in hotel, riempì la sua piccola valigia di quel poco che si era portata, costumi, parei, ciabatte e un tubino nero che usò per andare e tornare dal Brasile, ed un cappello a falda larga per riparare dal sole il suo splendido viso color latte.
Si recò in aeroporto, stavano chiamando il suo nome agli imbarchi. Iniziò a correre. Ma perchè teneva così tanto a rientrare in Italia? Non c’era più tempo per le domande e non fece in tempo a pensare che già si trovava sul suo sedile, sola, non c’era Nadia. Si addormentò, non si accorse di nulla attorno a lei, aveva trascorso tutta la notte a fare l’amore, era stravolta, stanca e assonnata.
Una gomitata la sveglio tutto d’un colpo. Era lei, la sua amica. “Volevo vedere cosa avessi deciso di fare, sei qua ed è chiaro che torni a casa”. 

“Sì Nadia, io ho un uomo che mi aspetta, è mio figlio, ho tanto da insegnargli perché non diventi come suo padre. Gli dirò come si fa ad amare sua madre.” 

Venerdì prossimo l’ultima e imperdibile puntata…

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