Privacy Policy Perché la dad non funziona più? - ReportSicilia.com

Perché la dad non funziona più?

Ma quando ha mai funzionato, dovrebbe essere la domanda. Nella prima fase dell’emergenza sanitaria, quando il virus era sconosciuto, gli ospedali intasati, il contagio inarrestabile, l’unica soluzione possibile è stata quella di garantire – nonostante il lockdown prolungato – il diritto allo studio alla popolazione studentesca, direttamente a casa. La didattica a distanza è stato lo strumento che ha accompagnato addirittura gli studenti dell’ultimo anno delle superiori alla maturità. I docenti, nonostante fossero impreparati, da educatori, si sono organizzati e hanno fatto ogni cosa pur di raggiungere i propri alunni e non privarli del loro supporto. Banale quando si afferma che la dad non può sostituire la didattica in presenza, perché sono azioni che si completano, per cui l’una non può sostituire l’altra a meno che non si tesaurizzi lo strumento digitale e non lo si trasformi in un’opportunità per applicare nuove strategie metodologiche che con l’insegnamento tradizionale raramente trovano utilizzo nelle scuole, almeno in quelle nostrane, perché mancano di strumenti informatici di ultima generazione. L’errore consiste nell’ostinazione a volere a tutti i costi tentare una lezione frontale. Non è certamente possibile perché a differenza dell’aula fisica quella virtuale subisce diverse distrazioni, dal parente che entra ed esce dalla stanza o fa il gobbo durante le interrogazioni, alla connessione ballerina, etc. Quando a settembre ci si è detti pronti a ripartire perché erano stati inviati i banchetti monoposto, a rotelle, i gel disinfettanti e le mascherine, si è omesso che poco o nulla era stato fatto nell’ambito dell’edilizia scolastica. Come mantenere il distanziamento se le classi sono rimaste uguali e il numero degli alunni pure? Eppure sono state fatte nuove graduatorie per assumere il personale scolastico che sarebbe stato utilizzato per lo sdoppiamento delle aule. Nulla di tuto ciò è accaduto. Le scuole si sono riorganizzate fino ad ottobre come meglio hanno potuto per garantire la sicurezza di studenti e docenti, ma non è stato sufficiente. Quando si è ritornati in dad al 100%, molti hanno preteso ci continuare a operare con le stesse modalità usate in presenza. È questo l’errore che non permette al sistema di funzionare. La dad ha accentuato le differenze sociali in certi casi e questo è un aspetto negativo che la scuola dell’accoglienza e dell’inclusione non può permettersi. Ma, va detto, chi ha disturbi di apprendimento, chi è fortemente emotivo, chi è timido, chi ha problemi di relazione con i coetanei, chi soffre d’ansia, grazie allo schermo del tablet o del pc o ancora del telefonino, ha tirato fuori la grinta e ha vinto le insicurezze. Anche  il confronto durante le assembleee di classe in dad, in alcuni casi ha superato certe ipocrisie. Le attività in flipped classroom o cooperative learning a distanza, proposte da alcuni docenti, le ricerche da montare con file audio-video, o la sperimentazione guidata di nuovi programmi alternativi al tradizionale power point, gli approfondimenti multidisciplinari resi possibili grazie alle risorse di rete, hanno consentito a questi giovani di rimettersi in gioco, di solleticare la propria curiosità intellettuale, affinando le proprie competenze digitali e andando oltre l’uso delle chat e dei social network. La Scuola è luogo di formazione, di educazione, di cultura e saperi, fondamentale per la crescita sociale, per questo Istituzione. Tuttavia, bisogna aprirsi a nuovi metodi e tecnologie che, in un momento come questo, possono fare la differenza perché capaci di metterci in contatto anche se lontani ma anche di ampliare gli orizzonti culturali di ciascuno. Quanto prima si rientrerà in classe e l’augurio è quello di continuare a usare il digitale a integrazione dei metodi tradizionali per supportare tutti quegli studenti che a casa, da soli, non ce la fanno oppure quelli che hanno fame di sapere e meritano di essere valorizzati. 

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