Privacy Policy Covid e civiltà: un binomio troppo imperfetto - ReportSicilia.com

Covid e civiltà: un binomio troppo imperfetto

Editoriale del giovedì di Rosi Giangreco

La pandemia – si sa – ha vietato una serie di comportamenti, ahimè spontanei dunque naturali, ritenuti pericolosi perché veicolo di contagio. Durante i mesi del lockdown, non si è fatto altro che discutere su come covid avesse modificato la vita di ciascuno nell’ambito delle relazioni interpersonali. 

Aperte le porte di casa in primavera inoltrata, al grido “tutti al mare” si è cercato di tornare alla normalità, ripetendo come un mantra,  il motto “non ce n’è coviddi” .

E così è trascorsa l’estate, nei lidi, sugli scogli, in barca, con la mascherina che ha preso il posto dell’elastico per capelli al braccio, assembrati nelle feste private grandi e piccini come se non ci fosse un domani, dimentichi tutti o quasi dell’emergenza sanitaria.

Finito agosto, riattivata la modalità routine, si postano nuovamente sui gruppi wapp i dati giornalieri sull’andamento pandemico, concentrandosi sulla questione scuola, si interpretano – ciascuno a proprio modo – le linee guida sul rientro, si progetta il ritorno dei bambini in classe,  si prova a organizzare il loro tempo libero e ci si ricorda d’emblée che bisogna stare distanziati almeno un metro, in posizione statica, dagli apici boccali, che la mascherina è necessaria per coprire naso e bocca e non il gomito…

Torna a tutto campo la figura del genitore-infettivologo-psciologo-maestro che parte in quarta agli incontri preventivi scuola-famiglia, in cui, senza conoscere le logiche organizzative di un istituto, appartenente a un sistema con evidenti criticità funzionali e strutturali, promette denunce se il proprio figlio non sarà accomodato nel banchetto monoposto , distanziato come da decreto dal compagno, ma senza mascherina e con il diritto al quarto d’ora ricreativo, preferibilmente fuori dall’aula, magari all’aperto, etc. 

Si pontifica su ingressi scaglionati e orari – c’è chi non tollera che il sabato si vada a scuola perché ancora tempo di mare oppure chi pretende il tempo pieno già da lunedì -, discipline e insegnanti…

E gli obblighi del genitore nei confronti della scuola? Va ricordato che può essere il bambino a portare covid allegramente da casa e non necessariamente il contrario. Funziona più o meno come i pidocchi: non è la scuola che infesta bensì il singolo che li porta e diffonde in classe.

Negli anni, purtroppo la scuola ha permesso che gli studenti febbricitanti, con più che conclamati sintomi influenzali e talvolta anche bronchitici accedessero alle classi. Si è sempre delegato alla buona creanza dei genitori.

Molti, sin dalla scuola dell’infanzia, per ovviare al problema baby sitter, imbottiscono i corpi figli di antipiretici pur di mandarli a scuola, noncuranti degli altri, causando la decimazione della classe nel giro di qualche giorno.

È sempre stata una questione di civiltà: se il bimbo sta male deve rimanere a casa per evitare di contagiare i compagni. Insegnare ai propri figli che si starnutisce nella piega del gomito e che si mantiene sempre una distanza adeguata dall’altro dovrebbe appartenere all’ABC dell’educazione.

Qualcuno pensa ancora di potere aggirare il termoscanner o il termometro all’ingresso di scuola, sfebbrando preventivamente il figlio prima di accompagnarlo? Essere cittadini scrupolosi e civili aiuterà senz’altro l’avvio di un anno scolastico pieno di incognite e incertezze. Il patto di corresponsabilità che ciascun genitore sarà chiamato a firmare è garanzia del rispetto di regole che, in un Paese civile, non dovrebbero essere ribadite mediante la scrittura ma che evidentemente in Italia non sono più ovvietà.

Buon anno scolastico a tutti. 

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