Privacy Policy Giustizia ritardata è giustizia negata? - ReportSicilia.com

Giustizia ritardata è giustizia negata?

L’editoriale del giovedì

di Rosi Giangreco

Settimana all’insegna delle riconciliazioni e delle promesse mantenute, sulle note di un esplosivo Sanremo 2020, guidato da due onorevolissimi siciliani, l’augustano Fiorello e il palermitano Sebastiani. Albano, Romina e figlia al seguito, incarnano il quadretto familiare che emoziona le vecchie generazioni, I Ricchi e Poveri che tornano nella vecchia formazione di quartetto in ottima forma e sprigionano energia – nonostante il playback – a tutto il teatro. Giustizia e donna i temi sociali della prima serata della kermesse, momenti di forte commozione durante lo spazio dedicato a Paolo, giovanissimo affetto da SLA, che ricorda al mondo che la malattia colpisce senza eccezione alcuna di ceto, età o progetto. Nel frattempo è già iniziato il nuovo anno giudiziario già  inaugurato, polemizzato e attaccato. Prescrizione si, prescrizione no, presunzione tanta, troppa…indagati pure, condannati meno. Certo la riforma della prescrizione pare non piaccia nemmeno agli operatori del settore, perché, di fatto, si rischia una durata infinita dei processi a causa dell’iter burocratico del procedimento stesso. Il punto è che in Italia, nell’ultimo ventennio, si è passati da una giustizia probatoria a una giustizia indiziaria, per cui si è tutti presunti colpevoli fino a prova contraria. In uno stato in cui il processo mediatico condanna prima ancora che essere giudicati, in un sistema in cui i giudici sono diventati burocrati asserviti alla politica e alle correnti di pensiero altamente variabili, in cui lo scandalo è a portata di ‘stanza’, c’è da chiedersi se prima della riforma del processo penale non bisognerebbe mettere mano alla giustizia intesa nella sua organizzazione di uomini e donne, compreso il concetto di responsabilità penale del magistrato chiamato a giudicare. La verità è che i casi sono trattati come carte e non ci si rende conto spesso che dietro montagne di fascicoli c’è la dignità dell’essere umano. Si sente spesso dire che in Italia non c’è certezza della pena e l’eccessivo garantismo  consente  di raggirare la legge. Così capita che l’imputato diventi assassino con tanto di sentenza ma senza cadavere e arma del delitto, solo sulla base di indizi. Situazione analoga anche nei lunghissimi processi civili. In una recentissima sentenza, la Suprema Corte afferma che “la relazione con estranei che dia luogo a plausibili sospetti di infedeltà rende addebitabile la separazione, quando comporti offesa alla dignità e all’onore del coniuge anche se non si sostanzi in adulterio”. Dunque in ogni coppia esiste un potenziale fedifrago e quindi un possibile condannato ad addebito…Mah! Vogliamo ricordare quanti hanno trascorso la propria gioventù in galera e poi con la riapertura dei casi, a opera di giudici coscienziosi, si è dimostrata la totale estraneità degli stessi ai fatti? Ma questi poveretti sono mai stati risarciti di tasca dai magistrati che li hanno condannati? Qualcuno ha mai preso provvedimenti, perché situazioni del genere non si ripetessero più? Un giudice che sbaglia andrebbe quantomeno sanzionato, non solo trasferito. Così come andrebbe licenziato il giudice corrotto, perché se cambia tribunale non delinque più?!  Se il medico compie un errore subisce un processo penale e rischia la radiazione dall’albo, se il professore non vigila sull’alunno è responsabile per culpa in vigilando e ne risponde personalmente sia in sede civile che penale, ma se il giudice – errando in giudizio – ruba 20 o 30 anni di vita a un uomo, pazienza!, poi lo stato risarcisce, come se la reclusione e l’esclusione dagli affetti, dalla quotidianità di ciascuno avesse un prezzo. 

La domanda è: quanto tempo bisognerà attendere prima che un processo abbia fine per togliere l’etichetta di delinquente a un presunto innocente? E  per chi aspetta giustizia per i propri cari trucidati da qualche squilibrato cosa accadrà, si invocherà sempre la formula “incapace di intendere e volere”, domiciliari per qualche tempo e poi libero d’ammazzare? Basta con i proclami politici di schieramento, per fare titoloni e proselitismo! Spieghino veramente che la riforma della prescrizione non equilibrerà affatto garanzia dell’imputato ed efficacia del processo. Il mare è molto più profondo. Urge riforma della giustizia non del processo, dal concorso all’assunzione del magistrato che è garante di equità durante il dibattimento, bisogna formalizzare la responsabilità civile e penale del giudicante e certamente snellire la burocrazia per favorire il giudizio breve ma giusto. Si, alle pene aspre per certi reati e alla rieducazione in carceri che non siano pollai, si alla revisione totale dei processi civili e penali, no alle contraddizioni continue da tribunale a tribunale, oggi un passo avanti e più tardi tre indietro, perché il diritto non presti più il fianco alle più disparate interpretazioni. Prendendo in prestito, con la negazione, le parole di Montesquieau allora non sempre giustizia ritardata è giustizia negata. Diceva Solone nel 594 a.C., “le leggi sono come le tele di ragno, in cui solo i deboli restano inviluppati, mentre i potenti le spezzano e se ne liberano”. In questo deve cambiare la giustizia, perché si torni ad avere fiducia dello Stato e ci si senta meno isola.

R.G.  

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