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Siracusa incontra l’Egitto, intervista esclusiva al prof. Giacomo Cavillier, egittologo

ReportSicilia.com ha ottenuto in esclusiva un’intervista con il prof. Giacomo Cavillier, egittologo, docente all’Università del Cairo, direttore della Missione Italiana a Luxor e direttore del Centro Studi di Egittologia e Civiltà Copta “J.F.Champollion” con sedi in Italia e in Egitto che il 3 Settembre relazionerà  su Akhenaton, la prima di tante iniziative che fanno capo a un importante progetto didattico-educativo che vede ancor una volta la città di Siracusa protagonista. 

D: Professore, nonostante le sue origini magnogreche, Lei ha dedicato i suoi studi, la sua carriera all’Egitto, perchè? 

L’Egitto è una civiltà fra le più interessanti e complesse del passato, il cui fascino attrae da sempre studiosi provenienti dai diversi settori delle scienze dell’antichità; giovane studente universitario a Roma, muovevo i miei primi passi nel mondo dell’archeologia e scelsi gli Egizi, con i loro geroglifici e il loro simbolismo magico-rituale, quali protagonisti del mio quotidiano “esplorare” e “indagare”. 

D: Quale l’aspetto di questa civiltà che l’ha conquistata?

La sua complessità e la sua originalità che scaturiscono dalla piena aderenza del suo agire secondo dei codici culturali ed esistenziali immutabili nei millenni ma al contempo suscettibili di rielaborazioni e di mutazioni. In altre parole, una civiltà stabile come il suo granito ma in movimento costante come la sua sabbia, questo lo stimolo ideale per studiarla e comprenderla. In trent’anni di attività nella necropoli dei faraoni a Luxor, alla ricerca di tombe reali non ancora scoperte, molti sono gli enigmi su questa civiltà che ancora non trovano soluzione, una sfida continua per uno studioso.

D: Diverse sono le attività che il Suo centro studi gestisce in Italia. Perché ha scelto Siracusa?

Siracusa è per me una città straordinaria dalle potenzialità illimitate che ne fanno uno dei veri centri culturali del Mediterraneo; occorre solo saper “avviare” il suo percorso verso grandi traguardi, il che non implica necessariamente il dispendio di risorse economiche o di ardui e farraginosi iter burocratici, ma che, nella sua semplicità di attuazione con progetti didattici mirati anche gratuiti, può accrescere la consapevolezza da parte della cittadinanza di essere “Siracusani”, ovvero eredi di un grande passato. Quale idealista convinto, ritengo che dare il mio apporto gratuito in termini di progettualità didattico-scientifica per la valorizzazione culturale di una città così illustre e così importante sia un’opportunità unica e appagante per uno studioso di antichità.        

D: Crede che possano esistere  legami o elementi in comune tra la Sicilia, Siracusa in particolare, e l’Antico Egitto? 

Basti pensare ai rapporti tra Siracusa e la dinastia tolemaica nei secoli IV-III a.C. e alla centralità della città nelle vicende belliche e commerciali del Mediterraneo antico in quel tempo; ma c’è di più perché la Sicilia è stata probabilmente terra di scambi e di commerci con il Mediterraneo orientale, e in particolare con l’Egitto dei faraoni del Nuovo Regno, tramite la tassalocrazia Minoica e i regni Miceneo-ciprioti durante la fine del Tardo Bronzo (XIV-XII sec.C.). Si è anche ipotizzato che dalla Sicilia provengano gli Shekelesh, una delle genti guerriere più attive del tempo, dedite alla pirateria e facenti parte dei c.d. “Popoli del Mare”, fra i responsabili della distruzione dei principali regni del Vicino Oriente antico. A tal proposito, il Centro Champollion ha avviato il “Progetto Shekelesh” in Sicilia Orientale in collaborazione con le istituzioni locali per indagare sulla complessa vicenda e per stabilire eventuali connessioni tra l’Isola e l’Egitto ramesside.  

D: Il prossimo 3 Settembre, Villa Reimann ospiterà la sua Conferenza di Egittologia su Akhenaton, primo di una serie di incontri promossi dal Consorzio Universitario Archimede, con l patrocinio del Comune di Siracusa. Potrebbe darci qualche anticipazione in merito all’iniziativa?

La conferenza su Akhenaton potrebbe dare il via ad una serie di iniziative didattico-scientifiche incentrate sull’Egitto antico e sul vitale rapporto della terra dei faraoni con la Sicilia e, in particolare, con Siracusa. Grazie all’amabile disponibilità dell’Avv.Silvano La Rosa, Presidente del Consorzio Universitario Archimede e dell’Assessore alla Cultura del Comune di Siracusa, On. Fabio Granata, sarà possibile effettuare un ciclo di incontri tematici, seminari, conferenze ed eventi per la cittadinanza interessata e per gli studenti. Altra importante iniziativa che auspico potrà essere realizzata è la partecipazione attiva ad eventi, come mostre e manifestazioni, degli studenti delle scuole, la cui formazione alla cultura dell’antichità costituisce conditio sine qua non per la loro crescita quali cittadini consapevoli.    

D: Il suo ultimo lavoro racconta nei minimi dettagli  l’esperienza di Champollion in Egitto. Si rivede in qualche modo nel grande studioso? 

Ogni egittologo sogna di poter giungere alla fama e alla gloria di Champollion. Ma trovarsi nella Valle del Nilo, a metà Ottocento, in un paese dilaniato dalla povertà e dalle malattie, in condizioni precarie di vivibilità, consci di poter morire in qualunque momento, eppure determinati a proseguire nelle ricerche per il bene della conoscenza, è una qualità concessa solo agli illuminati come lui. Noi moderni studiosi possiamo solo tentare di emulare qualche passo o qualche breve percorso di Champollion nell’approfondimento della materia, ma la luce della sua genialità rifulge ovunque si parli di civiltà egizia. Il mio lavoro costituisce solo debito riconoscimento alla sua opera di ineguagliabile maestro e fondatore della moderna Egittologia.           

D: Per concludere, ci racconta un aneddoto circa la sua esperienza di archeologo a Luxor?

Ogni anno, durante la mia missione che prevede l’esplorazione delle alture per individuare eventuali tombe inesplorate, nei pressi della tomba di Hatshepsut in una valle desertica raggiungibile solo con jeep, mi imbatto sempre in alcuni cobra; si tratta di rettili innocui, sebbene occorra sempre disporre di un bastone con il quale allontanarli in caso di attacco. Ma questi esemplari si adagiano sulle rocce ai piedi della tomba, all’interno di una cavità rituale parte del sepolcro della regina; è un fatto insolito ma che ben si collega al mito della dea cobra Meretseger  (“colei che ama il silenzio”), divinità protettrice della necropoli, i cui emissari, i cobra appunto, si posizionano all’esterno delle tombe reali per proteggerne l’accesso. L’Egitto dei faraoni è anche questo…      

ReportSicilia.com ringrazia il professore per la grande disponibilità manifestata e attende la conferenza del prossimo 3 Settembre per scoprire segreti e curiosità di un grande faraone. 

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