NewsNotizie dai Comuni

Affollato convegno di “tragica attualità”, organizzato dall’associazione degli avvocati di Augusta

GAMBINO, MALANDRINO E CAFISO: PREVENIRE E CONTRASTARE LA VIOLENZA DI GENERE

Interventi del questore Mollicone, di Francesca Marcellino, Domenico Laface, Puccio Forestiere 

di Giorgio Càsole

Un convegno di “tragica attualità”, come l’ha definito il moderatore Puccio Forestiere, si è svolto, nell’affollatissimo salone comunale “Chinnici”, dal titolo  “Abbi cura di me-prevenire e contrastare la violenza di genere”, organizzato dall’associazione avvocati di Augusta, di cui è presidente onorario lo stesso moderatore, avvocato penalista, già deputato nazionale. La locuzione “tragica attualità” era riferita all’omicidio, avvenuto, pochi giorni fa, a Messina, della 22enne universitaria Sara Campanella, di Misilmeri,  da parte del collega 26enne Stefano Argentino, di Noto. Una tragedia,  resa ancora più acuta, se possibile, per il fatto che fra i due non c’era e non c’era  stata alcuna relazione e  che la povera vittima, uccisa a coltellate sulla strada, non aveva mai denunciato il ragazzo, al quale aveva chiesto con fermezza d’essere lasciata in pace.  “Omicidio” non femminicidio è stato il sostantivo usato da Francesca Marcellino, presidente dell’associazione organizzatrice dell’evento. Marcellino, facendo riferimento proprio alla morte tragica di Sara Campanella per mano di un uomo, ha premesso l’aggettivo “presunto” al sostantivo colpevole, perché, pur essendo reo confesso, Argentino potrà essere giudicato colpevole solo dopo la condanna definitiva. Questa precisazione può apparire una sottigliezza giuridica, ma risponde al principio, costituzionalmente previsto, della presunzione d’innocenza. La presidente Marcellino ha poi lasciato il microfono, per i saluti  di rito,  al sindaco Peppe Di Mare, al questore aretuseo, Roberto Mollicone, e all’avvocato  Domenico Laface, in rappresentanza di Antonio Randazzo, presidente dell’ordine degli avvocati di Siracusa. Il questore ha messo l’accento sulla prevenzione e ha annunciato che saranno moltiplicate in provincia le stanze d’ascolto, come quella inaugurata il 25 luglio 2024, nella sede del commissariato di Augusta. L’obiettivo della stanza d’ascolto consente alle donne vittime di violenza d’ incontrare gli investigatori della polizia in un ambiente confortevole che le faccia sentire a proprio agio così da azionare, nella maniera più discreta e veloce possibile, le procedure previste dal “Codice Rosso” poste a loro tutela. Laface ha sottolineato la necessità di una “rivoluzione culturale” per prevenire fenomeni ormai all’ordine del giorno.   Sul cambiamento radicale dei modelli culturali ha insistito la presidente Marcellino, la quale ha ricordato che gli autori di questi efferati  delitti sono giovani e si può rispondere solo in termini di prevenzione non di pura emergenza. Nel presentare la prima relatrice, Sabrina Gambino, capo della procura della repubblica a Siracusa, l’avvocato Forestiere ha sottolineato che sta dirigendo con polso  fermo una procura importante come quella aretusea. La stessa procuratrice Gambino ha informato l’uditorio  che “abbiamo investito molto in termini di formazione” e che c’è un gruppo di otto magistrati che si occupa di queste problematiche, “ma avremmo bisogno di psicologi formati”, giacché nel caso delle persone fragili, come sono le donne vittime di violenza l’assistenza dello psicologo dev’essere garantita. “E’ necessario”-  ha invocato la procuratrice – “che ci siano persone e strutture di facile accesso per la persona offesa, che ha bisogno di riservatezza; la violenza sessuale non è solo quella che viene accompagnata dalle violenze fisiche, ma anche quella del non consenso.” La procuratrice ha messo in rilievo l’importanza di acquisire “la prova a 360 gradi: la persona offesa non può sopportare l’idea d’essere lei sola la prova; da noi ci sono state molte richieste di archiviazione, anche se è chiaro che ogni archiviazione può essere riaperta. Nei nostri uffici” – ha concluso Sabrina Gambino – “facciamo ricorso spesso agli incidenti probatori in un’aula protetta dove la persona offesa non entra in contatto con i responsabili”. E’ stata poi la volta di Maria Antonietta Malandrino, primo dirigente della questura aretusea, la quale ha ricordato che le misure preventive sono in vigore da quasi settant’anni, grazie alla legge del 27 dicembre 1956 su Misure di prevenzione nei confronti delle persone pericolose per la sicurezza e per la pubblica moralità, ma non si poteva prevedere a ciò che sarebbe accaduto con il passare degli anni. Poiché non è stato possibile contenere il fenomeno, sono fondamentali tutte le campagne di prevenzione, come quelle che si fanno nelle scuole o attraverso convegni come questo. Maria Antonietta Malandrino ha sgombrato il campo da un fraintendimento, secondo cui solo la persona offesa può denunciare. Chiunque sia a conoscenza di fatti del genere può denunciare e ha precisato che “chi denuncia rimane riservato, il nome non viene divulgato”. Per dare maggiore forza all’assunto per incoraggiare le persone che sanno a denunciare fatti di violenza, Malandrino ha mostrato, attraverso lo schermo, un video realizzato, che potremmo definire istituzionale, perché realizzato a Siracusa dalle locali forze di polizia, e  promozionale, per l’implicito incoraggiamento a denunciare La terza relazione è stata svolta da Roberto Cafiso, docente di psicopatologia delle dipendenze nella scuola di specializzazione in psicoterapia cognitivo-comportamentale. Preliminarmente, Cafiso ha sottolineato che gli esseri umani, in poco più d’un secolo, hanno compiuto un progresso tecnologico molto veloce sul piano tecnologico,  non su quello concettuale e, dopo aver svolto un’attenta  disamina di tutti i tipi di dipendenza, compresa quella affettiva, ha affermato decisamente che la prevenzione dev’essere attuata sin dalla scuole primaria  per far capire ai bambini che “la violenza non è quella di uno schiaffo, ma nel banalizzare i bisogni degli altri”. Il convegno si è concluso con tre interventi programmati di giovani avvocate che hanno posto una domanda specifica alle due relatrici e allo psicologo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *