AUGUSTA, SINDONE: ACCADEMICO CATANESE SOLLEVA FORTI DUBBI SULLA DATAZIONE AL RADIOCARBONIO
di Giorgio Càsole
Augusta. Folto pubblico nel salone di rappresentanza del Circolo Unione, in Piazza Duomo, per ascoltare una conferenza a due voci sulla Sindone, il telo di lino venerato dai fedeli come il sudario di Gesù dopo la crocifissione. Il presidente del circolo, Alfredo Beneventano del Bosco, ha presentato i due relatori, dopo aver precisato che l’iniziativa è nata con la collaborazione del club Lions cittadino. La prima relazione è stata tenuta da un ex presidente dello stesso club, il medico Fabio Gaudioso, specialista in medicina del lavoro, che ha riconosciuto come suo maestro lo scomparso pediatra siracusano Sebastiano Rodante, considerato uno dei massimi studiosi della Sindone. Sulla Sindone s’è costruita una disciplina chiamata sindonologia, con tanto di convegni internazionali, cui partecipano studiosi, anche atei, esperti in vari campi del sapere. Gaudioso, preliminarmente, ha precisato: “Non dirò che la Sindone è vera o falsa”. La Sindone può essere considerata una delle radici storiche della fede, ha sottolineato Gaudioso, al pari del mistero del sepolcro vuoto, del proselitismo attuato dagli apostoli, persone semplici e illetterate, se escludiamo Matteo, del sacrificio estremo degli stessi apostoli. Se si hanno dubbi sulla veridicità dei Vangeli, si può riflettere sul fatto che questi apostoli non fanno davvero una bella figura nei racconti della buona novella (vangelo deriva da “evangelo”, cioè buona notizia): quando Gesù muore in croce degli apostoli solo Giovanni è presente, lo stesso Pietro, prima, aveva affermato di non conoscere Gesù. Se gli apostoli fossero stati falsari, ha osservato Gaudioso, avrebbero rappresentato una vicenda meno ignominiosa per loro, specialmente riguardo a Pietro che, addirittura, per ben tre volte, afferma di non conoscere Gesù, dopo la cattura del Maestro da pare degli sgherri del gran sacerdote. Nell’annunciare una lieta notizia non potevano falsificare o edulcorare la realtà. Se non fosse stato vero, non avrebbero indicato le donne come le prime a essersi recate al sepolcro all’alba della notte dopo il sabato, giacché le donne allora “contavano meno di niente”. Gaudioso ha ricordato che l’uso di seppellire i corpi avvolti in un lenzuolo derivava dalla tradizione egizia. La Sindone conservata a Torino è un lenzuolo di lino lungo più di quattro metri e largo poco più di un metro:sono appena visibili due deboli immagini, frontale e dorsale, di un uomo nudo, con barba e capelli lunghi, mani incrociate sul pube. Sono visibili molte macchie rossastre corrispondenti a segni di flagellazione lungo tutto il corpo, a ferite sul capo, una grande macchia di sangue, estese macchie di sangue su mani e piedi compatibili con una crocifissione. Sul telo sono altresì presenti fori triangolari, causati da un incendio della cassetta dove era ripiegata la Sindone nel 1532 e diverse macchie di acqua. Quindi, non si può parlare di Sindone, prescindendo dai Vangeli, ha sottolineato Gaudioso. Il secondo relatore è stato Benedetto Torrisi, docente di statistica all’università di Catania, il quale ha tenuto a precisare la sua condizione di scienziato, di uomo libero da condizionamenti, che ha contribuito, con altri esperti, a contestare la datazione della Sindone al radiocarbonio. Nel 1988, la datazione eseguita con il metodo del radiocarbonio da parte di tre laboratori (Tucson, Oxford e Zurigo) collocò l’origine della Sindone nel Medioevo, in un arco temporale fra il 1260 e il 1390. Torrisi ha raccontato d’essere venuto in possesso, nel 2017, dei “dati grezzi”del lavoro di datazione (dati tenuti segreti per quasi trent’anni) e d’aver constatato carenze e pecche non rispondenti ai criteri scientifici, tanto da poter concludere che quella datazione al radiocarbonio non è da considerarsi valida. Il lavoro e le conclusioni di Torrisi e dei suoi sodali sono stati resi noti, nel 2019, in un convegno promosso dall’ateneo catanese e pubblicati dalla prestigiosa rivista internazionale “Archaeometry”. Occorrerebbe una nuova ricerca per consentire agli esperti di poter lavorare e confrontarsi su dati certi e attendibili. Il presidente Beneventano, prima dei saluti finali, ha voluto sottolineare che la riproducibilità è il fondamento che legittima il lavoro degli scienziati. Un esperimento può essere considerato scientifico quando può essere riprodotto da un diverso gruppo di ricerca.

