SILVIA, LA BELLA SICILIANA DI AUGUSTA CHE FA LA GOMMISTA
di Giorgio Càsole
Augusta. I lunghi capelli ramati incorniciano il bel volto sorridente di ragazzina con un corpo da modella. Da modella in costume, ha posato per un fotografo locale, che ha saputo cogliere lo sguardo malizioso e seducente. La foto è esposta con tante altre che ricoprono le pareti dell’ufficietto, ricavato all’interno dell’officina di riparazione gomme, avviata dal padre Mario. Il nome del padre, Mario Prato, è quello che appare ufficialmente, ma con l’aggiunta della preposizione “di”. Dopo la preposizione, il nome è quello della ragazzina con il corpo da modella. E’ quello di Silvia Prato, trentunenne, madre di due figli maschi, uno dei quali, il più giovane porta il nome del padre, scomparso 9 anni fa, a 54 anni.Da ben nove anni, dunque, Silvia è titolare di un’officina da gommista, di quelle che, di norma, sono gestite da uomini. Silvia, però, non è solo titolare. E’ anche “operaia”, come ama definirsi. Un caso rarissimo in Italia. “Sono quattro o cinque le donne gommiste in Italia”, ci dice e precisa che lei è l’unica donna italiana a essere titolare e operaia d‘un’officina del genere. Un caso così singolare che, anni fa, valse a Silvia un’apparizione nel popolare programma televisivo “I soliti ignoti”, condotto, allora, da Amadeus per Raiuno. Aveva il viso più da ragazzina e, ovviamente, niente faceva pensare che potesse svolgere una simile attività. L’abbiamo vista di persona svolgere questo lavoro mentre cambiava una gomma con padronanza e sicurezza, inguainata nei jeans e con felpa blu regolamentare, senza perdere un briciolo della sua femminilità: i bei capelli vellutati sciolti e le unghie smaltate. Le bianche scarpe da ginnastica conferivano ai suoi movimenti la levità di un balletto, mentre si muoveva fra un attrezzo e l’altro dell’officina ereditata dal padre. Poi, stretta in un angolo, nel suo ufficietto, con alle spalle le foto dell’amato papà, abbiamo domandato:
– Quand’è nata la competenza in questo lavoro?
“Venivo in officina sin da piccola. Ci lavorava mio nonno, ci lavoravano mio padre e i miei zii. Appartengo a una generazione di gommisti. Siamo una grande famiglia, ma separata: ognuno con i suoi clienti. La mia passione per questo mestiere è nata da piccola.”
– Da piccola sognava di fare questo mestiere?
– “Il mio sogno da piccola era quello di aprire una palestra artistica, ma la perdita di papà m’ha impedito di realizzare questo sogno. Del resto, il desiderio di papà era quello che io continuassi l’attività. Me lo diceva chiaramente. Non avendo avuto figli maschi, papà aveva riposto le sue aspettative su di me, prima di due figlie femmine. Voleva che io continuassi il suo nome. L’ho fatto”.
– Com’è andato l’impatto? Non è un lavoro faticoso?
E’ un lavoro faticoso, si capisce, come quello delle donne che guidano i camion o fanno le operatrici ecologiche, ma se lo fai con amore niente è impossibile, ci si mette più impegno. Se c’è la passione non diventa più un lavoro, ma un gioco.”
– Come si concilia questo lavoro con quello di mamma?
“E’ difficile, ma si riesce a conciliare tutto. Svolgo ben tre attività: in officina e a casa, come mamma e come casalinga. Però, riesco a destreggiarmi rispettando i turni del lavoro.”
– Il rapporto con i clienti?
“Per fortuna non tutti siamo uguali. C’è il cliente più pignolo, quello meno. Cerco sempre di avere un rapporto di collaborazione con i clienti, consigliando anche in base alla tipologia dell’auto. Il mio impegno è che il cliente deve uscire da qui sempre contento, contento e soddisfatto, anche se certe volte ci perdo”.
– Pentimenti? Ce ne sono stati mai in questi nove lunghi anni?
“No. Davvero! Se tornassi indietro, rifarei tutto daccapo.”
– Pensa di lasciare le cose come stanno o di assumere qualche operaio?
“Ci sono sempre più difficoltà, ma io penso i poter crescere e, magari più in là, di assumere qualcuno. Infatti, ho comprato la strumentazione per fare le convergenze, per offrire alla clientela altre opzioni.”
– I suoi bambini frequentano l’officina?
“Certo. Da grandi vogliono fare i gommisti”.

