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Serata del Kiwanis di Priolo-Melilli

PER GIORGIO CASOLE IL NATALE VA OLTRE UNA SEMPLICE DATA 

Ogni anno, di questi tempi, i soci dei vari club di ispirazione americana si riuniscono per gli scambi di auguri. Vengono organizzate ad hoc serate conviviali, rallegrate,  in genere, da esibizioni canoro-musicali, precedute da riflessioni di un sacerdote. Il Kiwanis club di Priolo-Melilli-Monti Clìmiti, presieduto per il terzo anno consecutivo dall’architetto Sebastiano Gulino (già presidente per ben due volte dell’omologo club di Augusta), quest’anno ha intrapreso una strada diversa, pur nel solco della tradizione di queste serate. Meditazioni sul Natale sono state pronunciate da don Giuseppe Blandino, parroco della chiesa madre di Melilli,  ma soci e ospiti, anziché cantanti, hanno ascoltato Giorgio Càsole, già docente di materie letterarie al liceo “Mègara” di Augusta, che, dopo i saluti istituzionali del presidente Gulino,  ha intrattenuto l’uditorio con opportune e calibrate riflessioni storico-poetiche sul Natale. La celebrazione del  Natale[u1]  cristiano  cade il 25 dicembre: lo stesso giorno in cui nella Roma imperiale si celebrava il Dies Natalis Solis Invicti, il giorno della nascita del Sole non  vinto, identificato spesso con divinità solari quali Elio, Mitra. Apollo. La festa del Sole invitto era la naturale conclusione  dei Saturnalia, un ciclo festivo del solstizio d’inverno, durante il quale i romani si scambiavano doni di buon augurio,  chiamati strenae, in italiano “strenne”, termine in uso ancora oggi.  La festa del Sole invitto si celebrava il primo giorno della settimana, chiamato giorno del sole, locuzione rimasta nella lingua inglese “Sunday” (da scindere in sun ‘sole’, day ‘giorno). Per tre secoli la religione cristiana fu perseguitata. Con l’imperatore Costantino, il cristianesimo divenne la religione ufficiale dell’impero e si ritenne che, per celebrare la nascita di Gesù si poteva scegliere la data del 25 dicembre. Per la nuova religione cristiana Gesù il Cristo, cioè l’Unto del Signore, incarnazione umana di Dio stesso, poteva essere considerato il nuovo Sole cui guardare con speranza e con amore o con amicizia. Che cosa simboleggia, infatti, lo scambio benaugurante della strenna se non il vivo desiderio di dare e ricevere affetto e di alimentare una speranza?  I vangeli nulla dicono sull’effettivo giorno natale di Gesù e la decisione di sostituire la festività del Sole invitto con quella di Cristo contribuì a far cessare le antiche credenze, che ancora resistevano nei villaggi, in latino “pagi”, da cui il termine pagani. Il giorno del Sole divenne il giorno del Signore, in latino “dies dominica”. Il Sole è  l’astro senza il quale la vita sulla Terra non potrebbe esistere. Il culto verso la divinità solare risale già ai tempi dei Babilonesi e il faraone egizio Akhenaton volle celebrare il culto monolatrico in Aton, il dio Sole. Nella Roma costantiniana, il culto verso il dio sole fu, dunque, sostituito dal culto verso il nuovo Sole cristiano che suscita il concetto di eguaglianza fra gli esseri umani e infonde la speranza di  una nuova vita, almeno in un’altra dimensione. Il significato, dunque, del Natale cristiano va oltre una semplice data. In passato, anche dalle nostre parti, un bambino nasceva in un determinato giorno, ma la nascita veniva denunciata allo Stato civile in un altro. Ufficialmente, dunque, la persona risultava nata il giorno in cui era stata rivelata al municipio. Quando festeggiare il compleanno? Il dubbio poteva nascere. Sostanzialmente, però, nulla cambiava. L’importante era celebrare il festeggiamento, sia per la persona festeggiata, anche al fine di ricevere un regalo, sia per la piccola comunità familiare che, grazie alla festa, si scambiava affetto e speranza per il futuro, rinsaldando il legame di sangue e il vincolo di appartenenza. Questo spiega il concetto espresso prima: quello cioè che il Natale cristiano va oltre una semplice data. C’è un valore di speranza in un futuro che non è legato solo a questo mondo, in chiave escatologica, ma anche di speranza e di riscatto per gli scartati di questo mondo perché possano sentirsi riscattati ed esserlo nella vita terrena, come c’è un valore di comunanza, meglio di fratellanza non solo fra chi possiede e chi non ne ha, ma fra tutti gli esseri umani, non solo perché tutti gli esseri umani godono della somiglianza con Dio, ma perché l’Unto, il Cristo, è stato elevato alla gloria di Dio, dopo essersi immolato per gli uomini tutti. Speranza e amore sono dunque i poli entro  cui oscilla il Natale cristiano, giacché i cristiani non celebrano più la memoria d’una mitica età dell’oro qual era quella festeggiata durante i Saturnalia, l’età di Saturno, il Cronos greco.  I cristiani celebrano la nascita di un bimbo straordinario,  un bimbo che recava in sé le stimmate dell’umanità, ma egualmente la sostanza divina: fatto inconcepibile che, però, rende concepibile l’idea della fratellanza universale, pur nella diversità di etnie, pur nella disparità di vedute. Oggi, mentre i venti di guerra si fanno sempre più vicini, l’auspicio è quello di concepire una nascita nuova o, meglio, una rinascita: la rinascita di un tempo in cui i popoli vicini coabitavano in pace e prosperavano nel benessere.Giorgio Càsole, prima di queste considerazioni, ha  interpretato un  testo poetico molto significativo, “Natale non è solo una data” , di Madre Teresa di Calcutta e ha chiuso l’intervento un altro testo poetico, altrettanto moderno e significativo, “Vieni sempre, Signore” del sacerdote-poeta (oggi scomparso) Davide Maria Turoldo. Dopo l’intervento di don Blandino,  il luogotenente governatore eletto, Antonello Forestiere, ha pronunciato parole d’incoraggiamento per il club ancora agli inizi e porto gli auguri anche del luogotenente governatore in carica.

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