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AUGUSTA. IL BABBO NATALE TUTTO L’ANNO PER LE “PAPERELLE”

di Giorgio Càsole Augusta . La vigilia di Natale, il 63enne Giuseppe  Passanisi, noto in città come “zu’ Pippo”, ci informa che l’indomani avremmo potuto realizzare un servizio in esclusiva. La condizione era quella di recarci nei pressi di Piazza Unità d’Italia a un’ora inconsueta: le 7,30 del mattino. Una levataccia dopo la notte di Natale! Alle 7,30 puntualmente siamo sul posto.Per fortuna non  c ‘è freddo. Anzi. Il clima sembra quasi primaverile. Succede in Sicilia. Succede  che in pieno dicembre si possa uscire senza soprabito. Succede, soprattutto, nelle città di mare, come Augusta. Succede, più spesso, specialmente in questo periodo  in cui si registrano sconvolgimenti climatici. Quando giungiamo sul posto, zio Pippo è già circondato da oche, anatre e papere che attendono il cibo che lui, intorno a quest’ora o anche prima, a un’ora antelucana, porta loro: un bel mucchio di pane fatto a pezzettini con acqua, una sorta di sbobba, che Passanisi  realizza da sé, dopo aver raccolto il pane avanzato dai panifici, più o meno vicini, che, com’è noto, sono già in attività a notte fonda. Da dove spuntano queste simpatiche bestiole? Da un ampio specchio d‘acqua, quasi nascosto alla vista da una folta vegetazione, uno specchio d’acqua dove, oltre sessant’anni fa, sorgeva una delle più fiorenti saline che facevano di Augusta, come Trapani, una delle città ricordate nei manuali di geografia in uso  nelle scuole.  A causa della Rasiom prima e di altri insediamenti industriali dopo, oggi le saline non esistono più. Alcune di queste saline sono state prosciugate, colmate di cemento e utilizzate per l’edificazione di case in cooperativa, che sorgono addirittura al di sotto del livello del mare, in quartieri dove avviene il fenomeno veneziano dell’acqua alta, in occasione di piogge abbondanti e insistenti. Resistono ex saline trasformate in zone umide protette, dove sostano anche i cavalieri d‘Italia, che potrebbero essere un luogo di grande interesse naturalistico. Zio Pippo Passanisi è sposato, ha un figlio, ma, seppure alla ragguardevole età di 63 anni, si alza presto la mattina per sfamare le “paparelle”, come le chiama lui, innamorato e rispettoso di questi luoghi, che vorrebbe più tutelati e protetti, anche dall’inciviltà urbana. Passanisi, addirittura, ha dato il nome a una “paperella”: la chiama Gigina e la indica con il dito per segnalarla alla nostra attenzione. Gli chiediamo se si sente il Babbo Natale delle paperelle.  Risponde: “Oggi, che è Natale, mi sento Babbo Natale, ma io vengo qui ogni giorno, da anni”. E mentre lo dice raccoglie dal sacco l’ultima manciata di mangime e la porge con sorriso paterno alla simpatica Gigina.

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