Privacy Policy Riti di passaggio e maturità al tempo del covid-19 - ReportSicilia.com

Riti di passaggio e maturità al tempo del covid-19

Negli ultimi giorni si è sentito parlare spesso di riti di passaggio associati alla vexata quaestio degli esami di stato. Esami in presenza si, esami in presenza no, questo il dilemma che sembra sia stato sciolto, secondo le ultime notizie, che danno oramai per certo il colloquio orale davanti alla commissione vis à vis. La motivazione principale addotta è proprio che l’esame di maturità – come si chiamava una volta – è forse l’ultimo rito di passaggio superstite di una società del terzo millennio che sembra non averne più bisogno. È chiaro che sulle ultime riforme del pianeta scuola si potrebbe dire di tutto e di più, per cui anche la vecchia maturità è cambiata diverse volte negli ultimi anni, purtroppo non in meglio. Gli esami di quinto anno sono ancora il sogno ricorrente di intere generazioni che, nonostante abbiano fatto esami per tutta la vita, sognano solo quelli e spesso addirittura vivono l’incubo onirico di doverli ripetere. Le generazioni sono profondamente cambiate; oggi a gennaio si pensa già a dove ritirarsi per trascorrere insieme ai compagni di classe i 100 giorni che precedono l’inizio delle prove scritte, come insegna tanta produzione cinematografica. Ma, allora, la sostanza del rito di passaggio, dov’è? Di fatto, non c’è più se non nella forma. Senza pescare nell’antichità classica, il secolo scorso è stato ricco di riti di passaggio, valga per tutti il servizio militare. Il giovane abbandonava la casa paterna e si sottoponeva a una serie di prove fisiche e non, dettate da estranei a cui diceva solo ubbidire. Anche il matrimonio ha rappresentato nel Novecento un importante rito di passaggio perché si lasciavano i genitori e si cominciava una nuova vita insieme al coniuge, un altro estraneo. Oggi, e qui è d’uopo l’interpretazione dell’antropologo Marco Aime (Aime – Pietropolli Charmet, La fatica di diventare grandi. La scomparsa dei riti di passaggio, Bollati Boringhieri, Einaudi 2014 ), “la scomparsa dei riti di passaggio va di pari passo con la scomparsa del passaggio da giovani ad adulti”. Nella nostra società, in particolare, la difficoltà ad accedere a un lavoro regolare e adeguatamente retribuito e al mantenimento autonomo di una casa, la necessità di aiuto da parte delle famiglie di origine anche quando si è sposati, rendono difficile la conquista della vita adulta, come piena autonomia. Genitori e figli adesso vestono allo stesso modo, scelgono talvolta lo stesso tatuatore e si scambiano confidenze, annullando il limite tra giovinezza ed età adulta e con essa i riti che lo stabiliscono. Ecco perché si associa l’esame conclusivo del ciclo scolastico a unico rito di passaggio rimasto, data la sua natura collettiva e non privata e la sua scansione secondo tempi e modalità ben definiti e uguali per tutti.

E infatti, si tornerà a scuola il 17 giugno mattina, con gli accorgimenti e le tutele necessarie proprio per mantenere la forma del rito di passaggio, perché di sostanza quest’anno più che mai ci saranno solo le tracce. Sarà retorica ma forse il covid-19 ha insegnato a tutti che sui pilastri del nostro Paese, Istruzione e Sanità, c’è poco da tagliare e tanto da fare.  Che ci sia anche la ripartenza di un sistema scolastico rinnovato meno burocratico e più pragmatico, senza acrostici né sigle ma con maggiore attenzione alle esigenze di famiglie, studenti e insegnanti perché ne vale del futuro della stessa nazione. 

R.G.

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