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La taverna del glicine

di Valeria Lombardo, terza puntata

Pubblichiamo la tanto attesa e ultima puntata del racconto “La Taverna del glicine” di Valeria Lombardo, che, come tutti i suoi racconti, ha riscosso e continua a riscuotere molto successo e apprezzamento tra i nostri lettori. L’infelice Monica riuscirà a ricucire il rapporto con mamma Romina e soprattutto realizzerà il suo sogno di aprile un ristorante? Le risposte tra queste righe.

Nell’aria un forte odore di pomodoro e arrosto al forno. Il tavolinetto da sempre usato per mangiare aveva subito una modifica, una prolunga in legno che in quel momento era piena zeppa di verdure di tutti i tipi. Il frigo era sempre quello, ma l’angolo dove prima c’era il televisore era stato rimpiazzato da un pozzetto congelatore. 

-“Mamma che sta succedendo?”

-“E tu vorresti dire a me cosa sta accadendo dopo essere sparita come una ladra da questa casa?”

-“Perché dici che sono sparita? Ho preso la decisione di andar via perché tu mi hai spinta a farlo, ricordi?”

-“Bene, io ti ho detto tutto ciò che avevo dentro. Non accettavo che prendessi il posto di tuo padre in cucina, e per il resto non è che andassimo molto d’accordo.”

-“Si, tu sei stata molto crudele mamma, non sai quanto male mi hai fatto, ma sono qui e voglio chiarire una volta per tutte il nostro rapporto.”

-“Il nostro rapporto…”

-“Si, cosa ti suona strano? Ti sembra normale cacciarmi via solo perché imbrattavo la cucina che poi io ripulivo? E avere da ridire sulle mie relazioni passate, solo perché non volevi restare sola? Ma poi che sorta di dialogo hai ma voluto impostare con me dopo la morte di papà? Ma dimmi adesso chi sono questi che sono appena andati via, io ti ho sempre detto tutta la verità, ora tocca a te.”

-“Luca e Andrea sono i volontari che mi aiutano a trasportare i pasti alla Caritas.”

-“Ma cosa vuoi dire mamma? Ti sei messa a cucinare per il volontariato ed io sono stata sbattuta fuori?”

-“Si mia cara, questo è quello che sto facendo da circa un mese a questa parte, tuo padre avrebbe approvato senz’altro. Tu invece pensi in grande, ti senti forte, vincente, sei giovane e credi che tutto sia possibile, anche calpestare i sentimenti altrui.”

-“Il fatto che io mi senta forte e vincente, non dovrebbe arrecarti alcun disturbo, anzi dovresti essere orgogliosa di me, ma non è mai accaduto.”

-“Forse continui a non capire. Io non voglio fare la cuoca né per te né per nessun ristorante. La passione che ci ha tramandato tuo padre ce l’ho anch’io, ma ero troppo in crisi per potermi occupare della cucina. Non puoi immaginare quanto dolore mi arrecava vederti ai fornelli al posto suo, tu volevi colmare quel vuoto, ma hai fatto l’esatto contrario. Hai sottolineato ogni giorno la sua mancanza. Capisci adesso?”

-“Mamma adesso capisco” disse avvicinandosi a lei e passandole la mano sulla spalla “ti chiedo scusa. Ero venuta con l’alibi di prendere degli abiti estivi. Senti che inizia a fare caldo?”

-“Monica non c’è niente di cui scusarsi, tra madre e figlia è normale, ma noi saremo brave e d’ora in poi tutto andrà per il verso giusto. Vai pure nella tua camera a scegliere i tuoi vestiti, e prendi quelli più graziosi. Non ti farebbe male valorizzarti un po di più, sei sempre la ‘bambolina’ di casa, e dovresti esserlo anche fuori da queste quattro mura. 

-“Si mamma, seguirò il tuo consiglio, ma volevo parlarti della mia nuova casa. In realtà è un casale, insieme ad Ernesto e Federica l’abbiamo chiamato “La taverna del glicine”. È un posto incantevole, abbiamo costruito una cucina molto confortevole e se tu hai questo impegno io mi assocerei a te per lo stesso fine, ma non soffriresti il caldo come qui. Arriva la stagione estiva e questa cucina diventerà un inferno.”

-“No Monica, mi dispiace ma io non lascerò mai casa finché sarò in vita.”

-“Mamma ma vieni almeno a vedere.”

-“Monica ti prego di non insistere, sei stata molto chiara, però vorrei farti conoscere nonna Isa, è stata lei ad affidarmi il casolare senza alcun contratto di locazione, ma solo in cambio della ristrutturazione di una parte della ‘casa’. È una donna deliziosa, ti piacerà.”

-“Ne sai una più del diavolo tu, ma non è un problema. Invitala qui per un the, o comunque dopo pranzo, con l’impegno che ho preso sono molto indaffarata fino al pomeriggio.”

-“Grazie mamma, prendo qualcosa da mettere e poi vado.”

-“Sei sicura di non voler restare qui a dormire?”

-“Un’altra volta mamma, stai tranquilla, tornerò.”

Monica era serena dopo aver parlato con sua madre. Finalmente avevano avuto una conversazione fra donne. La salutò stringendola, ma avendo cura di non farle del male, era magrissima, anche se forte.”

-“A presto!”

-“Arrivederci Monica”

Fece ritorno dalla taverna del glicine e da lì telefonò a nonna Isa per raccontarle dell’accaduto. Dopo l’iniziale entusiasmo per il racconto di Monica,  un velo d’ombra pervase la voce di  nonna Isa, e disse a Monica che doveva darle una brutta notizia. Il figlio era contrario che in quel casale potesse nascere un ristorante, piuttosto voleva farne un vigneto con cantina, come da volontà espressa dal padre prima di morire. 

Monica rimase di stucco, nonna Isa si scusò quasi mortificata, ma d’altronde era il figlio ad aver ereditato il terreno ed una parte del casolare. Le disse ancora che avrebbe potuto usufruire solo della cucina e della salama per breve tempo. Insomma, non poteva più abitarci. 

-“Nonna Isa cosa faccio adesso? Tu hai sempre la soluzione.”

-“Potresti venire al casale con tua madre a cucinare considerato che anche lei, seppur con uno scopo diverso, si è data alla cucina.”

-“No cara, mi ha già detto che non si sposterà da casa sua per nessuna ragione. Lei è troppo legata a quella casa, ai suoi fornelli in particolare, non riesce ad elaborare il lutto di mio padre, e in quella stanza riesce a farlo rivivere. Non me la sentirei di violentarla nelle sue emozioni un’altra volta.”

-“Secondo me dovresti farle vedere il casale, ne rimarrà affascinata, non potrà dirti di no.”

-“Nonna Isa solo tu puoi aiutarmi, vieni a prendere un the con noi?”

-“Certo, non mi costa nulla. Decidete dove vederci e ci sarò.”

-“Ok, ti farò sapere presto.”

Monica si ritrovò al punto di partenza…ancora una volta un sogno spezzato. Il giorno dopo si svegliò con calma, niente spesa, nessuna voglia di cucinare…  Quella frase di sua madre “Sei sicura di non voler restare qui a dormire?” le rimbombava in testa, era un esplicito tentativo di riconciliazione, pieno d’amore a suo modo. Raccontò tutto a Federica che le consiglio di convocare una riunione informale al casale con Isa, il figlio e la madre.

-“Senti Monica incontriamoci tutti insieme, potremmo confrontarci e trovare una soluzione adatta a tutti, l’unica cosa di cui devi occuparti  è quella di far venire tua madre al casale, chiedi alla signora Moncada di invitare anche il figlio. Non credo tu voglia rinunciare al tuo sogno di aprire un’attività tutta tua.”

-“No, certo che no. Ma credi veramente che caveremo un ragno dal buco?”

-“Siete tanti, ed ognuno con idee diverse, cercate di trovare un compromesso.”

-“Si, ben detto. Dopo pranzo chiamerò nonna Isa e inviterò suo figlio al telefono. Se è libero organizzo un aperitivo per domani pomeriggio, tu ci sarai?”

-“Domai non ho compleanni in ludoteca, chiederò a  Ernesto di liberarsi.  Pensa a tutti gli altri, noi non siamo un problema.” 

In men che non si dica Monica riuscì ad avere l’assenso di tutti. 

Con ancora un pizzico di speranza organizzò l’aperitivo per il giorno dopo, i tramezzini, voul au vent, supplì per tutti i palati, un aperitivo analcolico e uno un po’ più tosto per alleggerire gli animi. Infine, delle coppe con ghiaccio e frutta di stagione. Monica sarebbe rimasta a casa, sua madre sarebbe arrivata con Ernesto e Federica, e nonna Isa con suo figlio. 

Erano circa le 18.30 e la donna aveva allestito in veranda un elegante buffet; pensò che all’aria aperta l’imbarazzo sarebbe stato minore. Monica diede il benvenuto a tutti con uno smagliante sorriso, aveva indossato un abito a tema floreale dallo sfondo bianco con dei papaveri rossi, dei bottoncini chiudevano la scollatura dal suo abbondante seno, aveva raccolto i capelli in una lunga treccia che metteva in risalto la candida bellezza del suo viso. 

Sua madre nel vederla le disse:

-“Brava, vedo che hai ascoltato il mio consiglio. Ti manca solo un po di rossetto”, strizzandole la guancia con un pizzicotto in segno di complicità. Monica rientrò in casa e venne fuori con le labbra tinte di un rosa  della tonalità del pesca. Era bellissima, quel cenno di colore le metteva in risalto i grandi occhi neri e il pallore della sua pelle. Ma era arrivato il momento di intrattenere gli ospiti e soprattutto di concludere l’affare che le stava a cuore, trovare un compromesso che accontentasse tutti. 

“Mamma,  Carlo vi piace il lavoro che ha fatto Ernesto?” 

  • “Dai Monica abbiamo collaborato un po’ tutti -rispose sommesso Ernesto”. 

Carlo fu meravigliato nel vedere le innovazioni che erano state apportate, si complimentò con Ernesto con una stretta di mano. La signora Romina rimase a bocca aperta, e andava girando per le stanze per toccare i materiali, aprire gli sportelli, osservare gli elettrodomestici, il piano cottura ecc.. 

Era davvero una gran bella cucina, per un istante si immaginò lei stessa lì dentro a preparare i pasti per la Caritas, sarebbe stato tutto più semplice e veloce. 

-“I miei tre ragazzi sono un portento, e ce lo dimostreranno con l’apertura del ristorante!”

-“Mamma ci risiamo?” esordì Carlo.

-“Dai Carlo, smettila. Non pensi che potremmo coltivare il vigneto e curare un’osteria? Del resto questa stanza a te non servirebbe, sarebbe uno spreco non utilizzarla.”

-“Devo pensarci”.

-“E lei signora Romina cosa ne pensa?” chiese nonna Isa. 

La madre di Monica era piacevolmente meravigliata, ma non voleva esprimersi troppo positivamente, per non illudere la figlia. 

-“Non so in che condizioni fosse prima il casolare, ma di certo adesso è uno spettacolo. Bella davvero, e soprattutto una cucina molto funzionale.”

Federica ed Ernesto ascoltavano le conversazioni mediate da nonna Isa, sperando che qualche scintilla partisse a favore di Monica. Ritornarono in veranda, continuando a parlare dei possibili accordi ed assaporando di tanto in tanto le delizie di Monica. Sia Carlo che la signora Romina lodarono la capacità di Monica ai fornelli. 

-“Ma quindi cosa state aspettando? Decidetevi una buona volta, venite al punto.”

-“Mamma il punto è che tu hai dato la possibilità a Monica di utilizzare tutto il casolare, ma ti ricordo che gran parte della casa l’ho ereditata da papà molti anni fa, e adesso che vorrei mettere su un vigneto e trasferirmi con tutta la mia famiglia qui, compresa te, che potresti stare in depandance, abbiamo una sola camera da letto. Dove andrebbe a dormire Monica?”

-“Ah per questo non è un problema, io dormirò da mia madre!”Esclamò Monica. La signora Romina sgranó gli occhi stupita. – “Non è vero mamma? Potremmo cucinare qui, utilizzare la sala per accogliere una trentina di clienti la sera, e di giorno ti potrei aiutare con i pasti della Caritas…”

-“Figlia mia, qui è tutto bellissimo davvero, ma come posso lasciare la cucina di tuo padre?”

-“Dai mamma, potresti aiutarmi solo peri weekend, la sera torneremmo a casa nostra a dormire.”

Federica intervenne dicendo che non vedeva ostacoli per realizzare ciò che ognuno di loro desiderava, bastava organizzarsi. Nonna Isa, la più pratica, disse a Carlo di parlare con sua moglie, perché secondo lei era tutto conciliabile. 

-“Papà sarebbe felice di vederci indaffarate insieme.”

-“Si Monica, credo tu abbia ragione.”

-“Bene! Allora caro Carlo siamo tutti nelle tue mani, parla con tua moglie e  dacci tue notizie, adesso brindiamo! Un cocktail alcolico per me!”

-“Mamma!”

-“Ma va, cosa vuoi che sia con quello che ho mangiato. Potrei berne una caraffa intera!”

-“Lo so che ne saresti capace…”

Tutti presero un flute in mano e brindato o allegramente, chi per il vigneto, chi per il ristorante. Venne la sera e si fece rientro a casa, ma questa volta fu Monica ad accompagnare sua madre, voleva parlarle ancora, sentiva di doverla ringraziare per la sua disponibilità e la gentilezza che aveva avuto nei confronti di nonna Isa e Carlo, nonostante quest’ultimo fosse arrogante e a tratti insolente. Arrivarono sotto il portone e Monica chiese a sua madre:

-“Mamma ti dispiace se resto a dormire con te? Sento il bisogno di starti accanto, per troppo tempo siamo state lontane. Sento che possiamo ricominciare ad amarci e rispettarci.”

-“Tesoro abbracciami, non potrei mai cancellarti dalla mia vita. Sei stata tu a ricordarmela questa passione per la cucina. Tu mi hai ricordato il meglio della 

nostra famiglia, la nostra unione, tuo padre, la forza di volontà e nobiltà dei sentimenti. Vieni su, tutto tornerà come prima o forse meglio.”

Si strinsero in un lungo abbraccio. 

La mattina seguente Monica uscì per comprare la colazione: granita di mandorla e brioche, era una cosa che mamma Romina adorava, si fermò dal fioraio e le comprò tre rose bianche che le fece trovare sul tavolo. 

-“Buongiorno mammina.”

-“Buongiorno cara, ha fatto questo per me?”

-“Si, mi andava di farlo. Sei un essere speciale, ed io avrò cura di te, canticchiò.”

Intanto che facevano colazione arrivò la telefonata di nonna Isa, che  quale le riferì che la moglie di Carlo si era pronunciata favorevole sia al vigneto che al ristorante, perché non aveva nessuna intenzione di lasciare la città per andare in campagna con i bambini e la suocera. Carlo che avrebbe avuto solo da perdere a incrinare il rapporto con la ricca e facoltosa moglie, realizzò che sarebbe stato meglio coltivare la sua passione nei week end. 

Alla notizia Monica saltò, ballò, urlò e pianse dalla gioia mentre cercava di comunicarlo alla madre. 

-“Mamma non sei contenta?”

-“Si si, certo che lo sono, a dire il vero non credevo che Carlo si arrendesse così facilmente.”

-“Beh pensaci, non è necessario stravolgere un’intera famiglia per coltivare dell’uva, può farlo anche spostandosi tranquillamente in macchina. Meglio così. Ma a questo punto noi ci organizzeremo per cucinare insieme, giusto mamma? ”

-“A questo punto non posso che cedere, volevamo una vita nuova in fondo, e l’avremo. Tuo padre da lassù ne sarà felice.”

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