Augusta, L'”Officina teatrale” nel “ Berretto a sonagli”di Pirandello
di Giorgio Càsole
Augusta. I gruppi teatrali augustani si sono congedati dal pubblico per quanto riguarda la stagione 2022-2023. L’ultima è stata l’”Officina teatrale”, diretta da Attilio Piazza, regista stabile e prim’attore del gruppo. Piazza ha vestito i panni dello scrivano Ciampa, protagonista di un piccolo gioiello, in due atti, del repertorio di Luigi Pirandello: “Il berretto a sonagli”, dove s’incrociano temi del retaggio culturale siciliano e temi caratteristici del teatro pirandelliano, riproposto a quasi mezzo secolo di distanza dall’edizione del “Teatro Gruppo di Augusta”, al cine- teatro della Marina Militare. “Il berretto a sonagli” potrebbe essere definita la commedia delle tre corde. Ne parla esplicitamente il protagonista, l’anziano Ciampa, alla signora Beatrice, moglie del cavalier Fiorìca, professionista di cui Ciampa è contabile. La giovane moglie di Ciampa è l’amante del principale. Ciampa lo sa, Beatrice ne ha il sospetto e vuole cogliere i due in flagranza di adulterio. Chiama il delegato di polizia per attuare il proposito e, per avere più mano libera, fa allontanare Ciampa chiedendogli d’andare a Palermo, con una scusa, proprio il giorno in cui i due amanti saranno beccati.
Ciampa, da buon siciliano, intuisce il piano di Beatrice, ma prima di soddisfare la richiesta della moglie del principale, in un lungo monologo, da cui traspare tutta la tristezza del povero cristo anziano che si accontenta di spartire la giovane consorte, ammonisce Beatrice sulle tre corde: la corda civile, la corda pazza e la corda seria. La corda civile è quella dell’ipocrisia che ci permette il quieto vivere nel consorzio umano, la corda seria è quella della razionalità che consente il dominio degli istinti; entrambe sono necessarie per evitare di fare scattare la terza corda: la corda pazza, che consente il libero sfogo di quelle passioni che possono portare persino all’omicidio.
Ciampa, infatti, da siciliano che deve rispettare il codice d’onore impostogli dal suo humus culturale, “deve” uccidere la giovane moglie e il cavalier Fiorìca, una volta che è stato sputtanato come becco davanti all’opinione pubblica, in seguito all’intervento della polizia nell’ufficio del cavaliere, dopo la denuncia di Beatrice. L’unica soluzione possibile al delitto d’onore è quella dell’ipocrisia: Beatrice deve fingere d’essere pazza e, per essere convincente, dev’essere ricoverata in una casa si cura. Si conclude con una sorta di colpo di scena finale che risolve l’intreccio, provocando risate liberatorie, miste a sorriso amaro. La soluzione proposta da Ciampa viene gradualmente ma coralmente approvata e Beatrice alla fine fa la pazza, sbeffeggiando Ciampa. A dar manforte a Piazza, che ha diretto impeccabilmente sé stesso e i suoi, tutti ben calati nei loro ruoli: Mariacristina Aleo Mariagrazia Coco Stefania Dibartolo, Rosario Ragusa, Rita Ranno, Anna Scòzzari, Giuseppe Tringali.
Giorgio Càsole

