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Il celiaco dove lo metto?

Arriva la bella stagione, finalmente le gite fuori porta, aperitivi, pranzi e cene con gli amici…Senza pensieri o quasi… Già, perché mentre per gli altri è facile decidere se mangiare panino o pizza, spaghetti o un buon secondo, per il celiaco può essere un problema e anche serio. Dalla scelta del locale alla consumazione del pasto, è sempre un’incognita. Mangiare gluten free non vuol dire solo nutrisi di prodotti senza glutine, cosa peraltro molto semplice oramai; significa anche evitare ogni sorta di contaminazione da glutine perché è proprio quella che è difficile da garantire. Spesso in pizzeria, il celiaco è rassicurato dal cameriere che propone una base priva di glutine, adagiata su una teglia a parte, ma che va in cottura nello stesso forno delle pizze ‘regolari’. Ecco, il problema è questo: le micropolveri di farina che si sollevano maneggiando una pala o infarinando un piano per la stesura del panetto, cadono inevitabilmente su quella pizza che, era senza glutine, solo all’origine, prima di uscire dal congelatore. Stessa cosa dicasi per i sushi bar: non è solo un problema di panature e tempure, né regge l’equivalenza riso=senza glutine; anche un semplice roll con riso e spalmabile può essere pericoloso, perché forse i più non sanno che il formaggio molle deve contenere il simbolo della spiga barrata o la dicitura “senza glutine” e che il pesce dev’essere cotto e lavorato in ambiente separato rispetto a quello in cui ci sono preparazioni a base di glutine. E che dire del gelato? Per definizione glutee free ma solo se preparato in ambiente non contaminato e se le palette utilizzate sono pulite. E allora, il celiaco a cena dove lo metto? Bisogna essere sinceri e accettare una prenotazione solo e si è in grado di rispettare poche e semplici norme igienico-sanitarie che però sono di fondamentale importanza per la salute di chi soffre di questa malattia autoimmune.

Un celiaco può essere un commensale scomodo, quando non si comprende che la celiachia non è un’intolleranza alimentare ma una vera patologia, la cui unica cura è una dieta severamente priva di glutine. 

E allora? Basta l’onestà dei ristoratori e il buon senso; non è semplice, per chi ha un piccolo laboratorio o una sola cucina, meglio dire di no e avere rispetto del benessere altrui senza cadere in errore. 

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