SALUTI DA AMALFI
Splendida città della provincia di Salerno, situata a sud della penisola di Sorrento e sul golfo omonimo. Di origine romana, salta ai clamori della storia nel 573, dopo le vittorie di Narsete – generale di Giustiniano – sui Goti, quando diventa una città fortificata appartenente all’Impero Bizantino. Conquistata nell’836 dai longobardi, insorge subito contro i nuovi invasori, riuscendo a dotarsi di autonomia giuridica cittadina, oltre a espandere il controllo della città sui territori circostanti. Divenuta potenza marinara, resiste e annienta anche agli assalti dei saraceni. Ma è tra il X-XI secolo che raggiunge l’apogeo, periodo a cui risalgono le Tavole Amalfitane, il più antico codice marittimo italiano. Le lotte intestine, le minacce continue dei vicini longobardi di Salerno, la breve sottomissione al normanno Roberto il Guiscardo, a cui Amalfi si rivolge per ricevere protezione, ma soprattutto i conflitti con la repubblica di Pisa segnano il progressivo declino della repubblica amalfitana. Dopo alterne vicende, nel 1398 diventa feudo della famiglia napoletana dei Sanseverino, poi, nel 1405 della famiglia romana dei Colonna, nel 1438 degli Orsini. Nel 1461 re Ferrante d’Aragona la concesse in feudo a Ferdinando Piccolomini da cui Amalfi si riscatterà nel 1582. Da questo momento seguirà le sorti del Regno di Napoli.
Oggi Amalfi è una delle perle della Costiera amalfitana, visitata ogni anno da migliaia di turisti italiani e stranieri che affollano le stradine del centro storico, nella cui piazza principale campeggia maestosa la Cattedrale, fondata dal duca Mansone I nel 987 ed ampliata agli inizi del XIII sec. dal cardinale Pietro Capuano. È dedicata da sempre a S. Andrea Apostolo, patrono della città. La basilica è a tre navate, un tempo scandite da file di colonne classiche.
Nel corso del Medioevo le basilica del Crocifisso e questa erano in diretta comunicazione, per cui costituivano un unico complesso architettonico a sei navate. All’inizio del XVIII sec. la cattedrale di S. Andrea è stata riformata secondo i canoni del barocco su ordine dell’arcivescovo Michele Bologna. Le colonne così sono state sostituite da pilastrini in marmo policromo, i matronei occlusi da decorazioni settecentesche, e il soffitto istoriato con cassettoni in oro zecchino, contenenti tele di Andrea dell’Asta e della scuola napoletana, raffiguranti scene della vita e del martirio di S. Andrea.
L’atrio della Cattedrale, risale agli inizi del XIII sec., voluto dal cardinale Pietro Capuano e dall’arcivescovo Matteo di Capua.
Sulla facciata esterna si apprezzano ancora oggi gli archi moreschi intrecciati che scaricano su colonnine marmoree. L’attuale assetto architettonico è il risultato del rifacimento ottocentesco.
Le grosse colonne di marmo e di granito che scandiscono lo spazio interno sono in parte originarie, conservate oggi nel chiostro. Lungo la parete interna, affreschi raffiguranti scene della vita di Cristo e S. Andrea Apostolo, realizzati nel 1929 da Paolo Vetri, allievo di Domenico Morelli.
Nell’atrio si affacciano i tre ingressi della nuova Cattedrale, di cui quello centrale presenta le porte di bronzo fuse a Costantinopoli nel 1060 e il portale marmoreo, risalente all’VIII sec., con figure antropomorfiche e motivi geometrico-floreali di arte longobarda. Oltre al limone IGP di Amalfi, l’UNESCO segnala i Ndunderi uno dei tipi di pasta più antichi al mondo, già noti al tempo dell’antica Roma, e realizzati con farina, ricotta, uova e poi conditi con pomodoro, le alici di Cetara, scialatielli cozze e vongole, minestra maritata, passerelle amalfitane e tanto altro.



