AUGUSTA, PRISUTTO, il prete, senza scandali sesuali,rimosso dal vescovo Lo Manto
di Giorgio Càsole
Augusta. L’arcivescovo siracusano, Lo Manto, non ha tregua in questi giorni. L’ultima tegola che si è abbattuta sulla curia aretusea concerne un sacerdote di Francofonte, ormai in pensione, che, secondo l’accusa, avrebbe violentato un suo parrocchiano quando costui era un bambino di nove anni. La notizia ha avuto grande risonanza in tutt’Italia. La cura ha immediatamente diramato un comunicato con il quale pubblico di fedeli e non fedeli è stato informato della sospensione “a divinis” del tale sacerdote.
Ad Augusta non si poteva non pensare al caso di un altro sacerdote, Palmiro Prisutto, rimosso dallo stesso presule dall’incarico di arciprete della Chiesa Madre e relegato nell’eremo dell’Adonai a Brucoli, un sacerdote che non è stato sfiorato da scandali sessuali, come il suo confratello di Francofonte, o come un suo predecessore nella stessa chiesa madre di Augusta, che, a metà degli anni Quaranta del secolo scorso, fu allontanato dalla chiesa madre perché accusato da fonte anonima d’aver messo incinta una signora sposata che frequentava la chiesa. Cinquant’anni dopo, chi avesse frequentato la chiesa madre si sarebbe accorto che, durante una delle messe celebrate dal parroco Matteo Pino, si vedeva, con tanto di talare nera e cotta bianca, servire la messa un anziano assistente che somigliava come una goccia d’acqua all’anziano ex arciprete rimosso dalla carica di parroco e relegato a essere rettore della chiesa dedicata alla Madonna delle Grazie
Palmiro Prisutto celebra messa nella “sperduta” cappella dell’antico eremo, dove i suoi sostenitori vanno a trovarlo, fiduciosi che il prossimo 23 febbraio possa avere giustizia. Per quella data, infatti, è prevista, dopo le arringhe di accusa e difesa, la sentenza che dovrebbe chiudere la vicenda processuale che è stata, almeno ufficialmente, la causa della rimozione di Prisutto. La vicenda è stata generata da una querela per diffamazione dello stesso Prisutto contro dieci persone, fra cui i responsabili di tre confraternite cattoliche e il cosiddetto coordinatore delle confraternite cittadine, Giuseppe Carrabino, attualmente assessore dell’Amministrazione comunale augustana, i quali avevano fatto affiggere nelle chiese di loro pertinenza un manifesto in cui si accusava Prisutto per la gestione di un terreno, lasciato in eredità alla confraternita di San Giuseppe, ma con la clausola che la gestione fosse affidata al parroco pro tempore della Chiesa Madre. La fase dibattimentale del processo si è chiusa recentemente con l’escussione di Sebastiano Amenta, vicario generale della diocesi siracusana, il quale ha parlato dei tentativi compiuti da lui e dal vescovo Pappalardo per mettere pace fra il sacerdote e i suoi accusatori. Doveva essere ascoltato come testimone lo stesso presule Pappalardo che, pur sollecitato, ha ritenuto di non intervenire. Amenta ha fatto riferimento all’origine della spinosa vicenda: il lascito testamentario di Francesco Saraceno che, per devozione verso San Giuseppe, aveva lasciato uno stacco di terreno alla confraternita, affidando la curatela all’arciprete. Stando alle accuse dei querelati, Prisutto avrebbe incassato un assegno di 6oo euro per l’affitto del terreno. Prisutto afferma d’essere stato nel pieno della legalità e, comunque, dichiara di non aver mai incassato l’assegno. Aspettiamo il 23 febbraio.

